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Quote rosa a Milano

Breve elenco di tutte le donne di potere che si preparano al Gran Ballo elettorale 

14 Gennaio 2018 alle 06:00

Quote rosa a Milano

LaPresse/Fabio Ferrari

Mi manca il potere, diceva un tale. Ma poteva dirlo anche una tale perché il potere si indossa anche al femminile, in egual misura. All’apertura del duplice Gran Ballo delle Candidature arrivano in gran spolvero. Prendi Mariastella Gelmini, delle politiche lombarde la più potente. In tanti la vedevano bene al comando della Regione dopo il ciaone di Maroni. Ma forse i sondaggi, o forse le mire dell’ex ministro dell’Istruzione sono proprio quelle di tornare alle riunioni di Palazzo Chigi. In twin-set bonton colori pastello, pantalone morbido e stile bresciano, educatamente inafferrabile, la Gelma, già padrona della Lombardia forzista, accrescerebbe da lì ancor di più il suo dominio, femminino ma d’acciaio. Dalla mora alla bionda di Forza Italia. Silvia Sardone è pronta al salto: dal Comune in Regione, ma senza l’amico Bobo. Peccato, per lei era presumibilmente apparecchiata una prestigiosa poltrona da assessore. Ora invece, per la pasdaran del partito, giovane, carina e modaiola quel tanto che la fa piacere alle ragazze (ops, alle giovani elettrici), la strada sarà più in salita. Di voti ne porta in dote parecchi e il suo successo è quasi assicurato. Tenendo anche conto che le donne candidate potranno contare sulla doppia preferenza di genere che prevede una quota del 50 per cento femminile in ogni lista. Oltre al presidente si potrà votare fino a due candidati consiglieri, purché di sesso diverso. In casa Lega, si danno per certe le migrazioni-promozioni verso la capitale delle attuali assessore Claudia Terzi, Simona Bordonali (ma forse candidata sindaco a Brescia?) e Cristina Cappellini. Destino diverso per Francesca Brianza, altro assessore maroniano, avvocato con pratica forense proprio nello studio di Attilio Fontana. Chissà se il suo mentore professionale penserà a un ruolo particolare per la sua collaboratrice, ex sindaca di Venegono.

  

Dall’altra parte della barricata, nell’elenco delle donne che contano nella politica meneghina-lombarda, non può mancare una colonna come Ada Lucia De Cesaris, ex sindaco (pardon, vice) nell’èra Pisapia, nominata dal ministero dell’Economia come propria rappresentante nel cda di Arexpo. Lady di ferro, la chiamano, e ha tutte le carte in regola per ricoprire qualsiasi ruolo le venisse assegnato. Un’assicurazione sulla vita, se Gori uscisse vincitore. Decisa a traslocare anche la pugnace assessora alla Sicurezza Carmela Rozza. La Regione le fa gola e poco importa la grana rimpasto per Sala. Sara Valmaggi gioca invece in grande: dalla Regione ha una chance per Roma.

  

Ma la donna emblema dei cambi al vertice è Isabella Votino, la fascinosa portavoce di Maroni. Non politica di professione, fa politica più di chi è un professionista della materia. A lei vanno ascritti patti, mediazioni, ricongiungimenti, da vera tessitrice. Se la nuova esistenza romana di Maroni fosse vera, sarebbe al suo fianco. E Roma la conosce bene. Tra tante incertezze, una certezza è granitica: nessun patto tra gentildonne, le signore non sono abituate a fare squadra ma solo a darsele di santa ragione. Sarà per questo che i loro posti sono sempre decisi dagli uomini?

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