Gran Milano

L'inchiesta al Trivulzio, gli sciacalli e tutte le sberle alla propaganda giustizialista 

Fabio Massa

I magistrati hanno chiesto l'archiviazione per l'inchiesta sulla gestione delle Rsa durante le prime fasi dell'emergenza sanitaria, che è riuscita a cambiare gli equilibri politici regionali

Ieri Venanzio Postiglione, firma storica e vicedirettore del Corriere della Sera, ha recensito un libro di Goffredo Buccini su Mani pulite. Il titolo della recensione, più che del libro stesso (“Il tempo delle mani pulite”, Laterza, 248 pagine, euro 18), racconta tutto: “Sogni e illusioni di una generazione tradita”. Dentro non ci sono solo le memorie di un periodo, ma l’idea che quello che stava succedendo nel 1992 fosse una battaglia da combattere anche sui media. “I giornalisti ragazzini furono i testimoni, ma spesso pure i combattenti di un’epopea: come buona parte del Paese, peraltro. Il tempo delle mani pulite è anche l’età dell’illusione”. dice Postiglione. Giornalisti ragazzini. Poi però si cresce, generalmente. Una cosa che evidentemente non è successa a tutti. Né a tutti i giornali. Ad esempio a Rep., che nei primi giorni di aprile 2020 aveva rimesso in arcione persino un Gad Lerner vecchia maniera, per scrivere un’articolessa travestita da inchiesta dal titolo: “La strage silenziosa di anziani”, ponendo le solite domande inquietanti a proposito del Pio Albergo Trivulzio

 

Sono passati un bel po’ di mesi, ma vale la pena ricordare che proprio in quei giorni iniziò la parabola discendente di Regione Lombardia. Fino ad allora Giulio Gallera e Attilio Fontana erano gli eroi della prima fase della pandemia. Davano una immagine rassicurante, e avevano capito per primi che qualcosa non andava. Il Pd sbandava, faceva aperitivi per tenere aperti i locali cinesi, e l’allora segretario venne apposta a Milano, e si prese pure il Covid. Il disastro era per tutti e ovunque. Poi, però, proprio con il pezzo di Lerner su Repubblica, e poi con l’intervista surreale di Piero Colaprico, ormai ex capocronaca di Repubblica Milano a Gallera, nella quale l’allora assessore si candidava sindaco, iniziò il tracollo di Regione. La Lombardia diventò il luogo dei morti, di tutti i mali. Delle stragi, addirittura. Fontana e Gallera assassini, scrivevano sui muri, diretta conseguenza di quello che raccontavano i giornali. E i giornali raccontarono in lungo e in largo, a partire proprio da Lerner, che la Regione aveva scientemente mandato malati di Covid all'interno delle residenze per anziani, le poi famigerate Rsa. Li aveva fatti morire, insomma. Un omicidio bello e buono, scritto su una delibera regionale. Nero su bianco. Nessuno (tranne pochi), andò a leggere la delibera, che non diceva nulla di quello che usciva sui giornali. Tanto la gente non legge le delibere, si sa. E ormai la denuncia si era sposata con il dolore di chi aveva perso i propri cari, e il mix aveva generato un fuoco inesausto, e decine e decine di cause un po’ ovunque. Era una delle zavorre legate al collo dell’immagine del governo della Lombardia, e ha funzionato egregiamente. Per Gad Lerner deve essere stata una goduria. Tornare giovane, a parlare del Pio Albergo Trivulzio, quello di Marietto Chiesa e degli odiati socialisti. Tornare a scoprire che proprio là allignava il male, e non erano semplicemente corrotti ma addirittura assassini. E fa niente se il Pat fosse una gestione congiunta Comune (di sinistra) e Regione. E fa niente che poi proprio uno degli eroi di Mani pulite, Gherardo Colombo, gentiluomo dall’intelletto onesto, abbia detto e scritto che no, di assassinii non ce ne erano stati. Che la situazione era quella di tutte le Rsa del pianeta. 


Ma ora la stessa cosa la ribadiscono i magistrati titolari dell’inchiesta nella richiesta di archiviazione per il Pat e per tutte le cause analoghe. Certo, rimarcano che si poteva fare meglio e di più. Ma di reato non ce n’è. Strage men che meno era intuibile fin da subito, e infatti – in pochissimi – lo avevano detto. Sovrastata dalla voce tonante dei giornali, evidentemente era ancora ragazzini combattenti di  un’epopea, per parafrasare Postiglione, per mesi l’opinione pubblica si è bevuta questa narrazione inconsistente. E l’opposizione ci ha suonato il tamburo della propaganda. Ora hanno nelle mani il pugno di mosche dell’archiviazione.

 

Ultima notazione: mentre si va verso l’archiviazione per il Pat, l’inchiesta sull’Ospedale in Fiera è ancora aperta, anche se non risultano particolari passi avanti. Intanto l’ospedale ha aperto, ha somministrato centinaia di migliaia di vaccini, e ha pure chiuso. E l’indagine è ancora là. Vedremo come finirà, ma l'archiviazione non è affatto esclusa

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