Cosa può fare l’Italia per contare in Europa? Suggerimenti dal “modello Milano”

Al teatro Parenti il convegno organizzato dal Foglio con il governatore lombardo Attilio Fontana, Gaetano Miccichè e Beatrice Trussardi

31 Maggio 2018 alle 21:15

Cosa può fare l’Italia per contare in Europa? Suggerimenti dal “modello Milano”

Lo skyline di Milano (foto LaPresse)

Cosa può fare l'Italia per contare in Europa? Negli ultimi mesi, prima e dopo le elezioni del 4 marzo, questa domanda è diventata centrale nel dibattito politico italiano. E nelle ultime settimane, forse, ancora di più. È chiaro che la nascita del governo giallo-verde è, a suo modo, una risposta. Ma è altrettanto chiaro che per riportare l'Italia al centro dell'Unione che ha contribuito a fondare non bastano gli slogan da campagna elettorale. Servono idee e, soprattutto, modelli positivi da imitare ed esportare. 

 

Di questo hanno discusso ieri, al teatro Parenti di Milano, moderati da Maurizio Crippa, il governatore della Lombardia Attilio Fontana, il presidente di Banca Imi (e della Lega seria A) Gaetano Micciché e Beatrice Trussardi, imprenditrice e presidente della Fondazione Nicola Trussardi. Un incontro organizzato dal Foglio che, come ha spiegato il direttore Claudio Cerasa, ha scelto Milano perché, a differenza di quello che tutti pensano, il capoluogo lombardo non è “un'eccezione in Italia, ma un modello di eccellenza. Ciò che l'Italia può diventare se facciamo quello che dobbiamo fare”.

 

Un'eccellenza che, ha sottolineato Fontana, si inserisce in un sistema più ampio, ed efficiente, che è “il modello Lombardia. Un esempio da esportare” a maggiore ragione ora che la Regione ha fatto la scelta dell'autonomia. “Io credo che se il prossimo governo nazionale riuscirà a concludere il percorso verso l'autonomia, il momento particolarmente favorevole che sta vivendo la Lombardia potrebbe proseguire andando così a coinvolgere l'intero Paese. Credo nell'Europa delle Regioni, dei territori, e l'autonomia ci consentirebbe di evidenziare le nostre cose migliori, rendendoci più attrattivi nei confronti del resto del mondo”. Insomma, se a Roma si discute sul tasso di europeismo del governo giallo-verde, a Milano Fontana (Lega) non sembra aver alcuna intenzione di allontanarsi da Bruxelles, anzi. “Nessuno - ha ribadito - ha detto che si vuole uscire dall'euro. Non è un tema all'ordine del giorno. Ho letto il contratto siglato da Salvini e Di Maio e non ho trovato passaggi che mirano o rischiano di compromettere i rapporti tra Italia e Unione. Certo, questo governo rappresenta un tentativo di invertire la rotta. Non solo in Europa ma anche per quanto riguarda la riduzione delle tasse. La flat tax rappresenta un esempio di questo”.

 

Anche Micciché non è apparso spaventato da ciò che, quasi in contemporanea, stava succedendo a Roma. “Sono un fissato della democrazia che è fatta di voti. È giusto che chi ha vinto le elezioni governi. Anche perché la discontinuità può essere premiante. Certo è importante che si faccia sistema. Magari scopriremo che Conte è migliore di chi lo ha preceduto”. Ma se l'approccio verso il nuovo esecutivo è positivo, l'analisi del momento in cui si trova oggi l'Italia lo è un po' meno. “Dal 2000 al 2017 - ha spiegato Miccichè - la sommatoria aggregata del Pil dell'Italia è stata pari a 0. È vero che il paese ha fatto registrare segni positivi, ma i dati sono comunque inferiori a quelli di altri paesi europei. E poi non dobbiamo dimenticare che l'Italia è spaccata in due. È basilare che ci si concentri su cosa dobbiamo fare per generare crescita e valore nel nostro Paese. Io sono più felice quando un'impresa mi dice che ha individuato un investimento da fare in Sicilia piuttosto che ha aumentato il proprio fatturato grazie all'export”. E tornando al tema Europa, ha aggiunto: “È doveroso che, nella definizione delle regole, l'Italia abbia una rappresentanza e un'autorevolezza da paese fondatore”.

 

Ma cos'è veramente il modello Milano/Lombardia? Anzitutto la possibilità di facilitare il rapporto virtuoso tra pubblico e privato. Un esempio è il lavoro fatto dalla Fondazione Trussardi che nel 2003, ha deciso di abbandonare la sede di Palazzo Marino alla Scala, per inventare “un altro modello, unico al mondo”, di quella che potremmo chiamare cultura del territorio. La Fondazione identifica luoghi di Milano chiusi al pubblico e li utilizza coinvolgendo artisti internazionali che realizzano opere apposta per quella location. “Così la città - ha spiegato Beatrice Trussardi - può utilizzare il patrimonio che ha e questo è un beneficio per tutti”.

 

Certo, i problemi non mancano, a cominciare dalla burocrazia che, molto spesso, spinge il privato a rinunciare. Ma per Trussardi, se c'è una cosa che, dopo Expo, Milano ha imparato a valorizzare è la possibilità di lavorare su “progetti condivisi, su un'agenda comune”. Ed è probabilmente questo il vero “modello Milano” che l'Italia dovrebbe imitare. Ed esportare. 

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