L'evento di Magistratura democratica (screenshot da video YouTube)
l'incontro
“Molte voci per il No”, ma con una platea semivuota. Il flop di Magistratura democratica
La corrente di sinistra delle toghe ha chiamato a raccolta politici, intellettuali e attivisti contrari alla riforma Nordio, ma il pubblico è rimasto a casa. Il simbolismo enigmatico di Bersani: "Il popolo, la gente comune, il lavoro devono prendere per mano Montesquieu"
“Molte voci, un solo No per la democrazia”, recitava il sottotitolo dell’incontro organizzato ieri da Magistratura democratica a Roma sul referendum. Peccato che ad ascoltare le voci dei tanti politici, giuristi, intellettuali, giornalisti e attivisti contrari alla riforma Nordio, chiamati a raccolta dalla storica corrente di sinistra delle toghe, sia stata una sala tristemente semivuota del Nuovo Cinema Aquila. Queste voci hanno dato vita a una commemorazione funebre preventiva per la Costituzione, stravolta dal governo a colpi di maggioranza, e per la magistratura, che perderà la sua autonomia e indipendenza. “Questi scomodano, manomettono sette articoli della Costituzione senza toccare nulla di nulla del problema reale del servizio giustizia. Quindi perché lo fanno se non per riequilibrare i rapporti di forza fra politica e giustizia?”, ha affermato l’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani. L’ex ministro poi, con il suo simbolismo enigmatico, ha attaccato “i sedicenti liberali e i liberali del portafoglio, che sono disposti a barattare Montesquieu con uno sgravio fiscale”, aggiungendo: “Tutte le volte che è stato messo sotto pressione un profilo costituzionale di una Costituzione liberale ha dovuto pensarci il popolo, la gente comune, il lavoro. Loro devono prendere per mano Montesquieu”. Sarà.
Prima di lui, l’ex magistrato Franco Ippolito, tra i fondatori di Md, aveva criticato l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare: “La riforma comporterà diversi equilibri introdotti a vantaggio della componente di provenienza politica e l’estromissione del presidente della Repubblica dalla presidenza della Corte” (come se oggi il capo dello stato presiedesse la sezione disciplinare del Csm).
Per Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay, “dire no a questo referendum significa dire no a tutte le guerre”. Amen.
Mentre in un messaggio la scrittrice Dacia Maraini è stata netta: “Voto No perché credo nell’indipendenza della magistratura, perché questa riforma non aiuta a migliorare i rapporti dei cittadini con i tempi della legge, perché questa riforma sta cercando di dividere e limitare l’indipendenza dei magistrati”.
Spazio anche, di nuovo, al video di Pif, lo stesso pubblicato un mese fa, incentrato su argomenti altissimi, come “l’Ungheria è bella ma non ci vivrei”, e “se un imputato alla fine viene assolto è perché pm e giudici hanno avuto idee diverse, e se questo avviene nella maggior parte dei casi che la facciamo a fare sta riforma?”.
Dal mondo cattolico, Luigi Ciotti ha detto che “l’obiettivo della riforma è liberarsi di una magistratura che non può più essere addomesticata da altri poteri e lo si persegue smantellando istituti nevralgici, il Csm e lo status del pubblico ministero”. Per il gesuita Massimo Nevola, invece, “ci deve impressionare il fatto che questa riforma l’abbia voluta solo il governo, l’abbia voluta prepotentemente con questo referendum ed è diventata poi una battaglia politica. Si toccano sette articoli della Costituzione per far dipendere il giudizio di un magistrato dal potere esecutivo”.
Infine, per la giornalista e filosofa Ida Dominijanni, “la politica del governo non solo difende l’impunità per i potenti ma è una politica di controllo sociale esplicita, che vuole una giustizia asservita per giustificare le disuguaglianze”.
Molte voci per dire No più al governo Meloni che alla riforma costituzionale.