Pietro Perlingieri (screenshot da video YouTube)
l'intervista
“Al referendum voto Sì. E' una scelta storica per avere una giustizia più equa”, dice Pietro Perlingieri
L'illustre giurista, ex membro laico del Csm: "La riforma Nordio è positiva. Chi accusa e chi giudica non possono far parte della stessa organizzazione. Il centrosinistra vota No dopo aver sostenuto per anni la riforma solo per andare contro il governo. Questo lascia attoniti"
“Con il referendum il paese sarà chiamato veramente a fare una scelta storica: dovrà decidere se vuole una giustizia che funziona, che sia giusta, equa e corretta, votando Sì, oppure no, mantenendo lo status quo”. E’ netta la valutazione di Pietro Perlingieri, tra i massimi giuristi italiani viventi. I suoi manuali e saggi sul diritto civile hanno formato migliaia di studenti di giurisprudenza (diversi di loro saranno anche diventati magistrati). E’ stato membro laico del Csm dal 1976 al 1981, sotto la vicepresidenza di Vittorio Bachelet. E’ figlio di Giovanni Perlingieri, membro dell’Assemblea costituente. Al Foglio affida i suoi pensieri sulla riforma al centro del referendum del 22-23 marzo. “Il mio giudizio sulla riforma Nordio è ampiamente positivo. Chi accusa e chi giudica non possono far parte della stessa organizzazione o passare da un ruolo all’altro. La separazione delle carriere si sarebbe dovuta fare già ai tempi della riforma Vassalli del processo penale”, afferma Perlingieri.
“La mia posizione sulla riforma deriva anche dall’esperienza personale che ho avuto al Csm – prosegue –. Facevo parte della sezione disciplinare e le assicuro che è stata un’esperienza molto negativa sia per me sia per Bachelet, perché i magistrati trovavano sempre una soluzione per salvare i componenti di una corrente o di un’altra, secondo la logica ‘tu aiuti il mio, io aiuto il tuo’. Non si riusciva mai ad adottare una decisione giusta e adeguata, tant’è che poi è dimostrato che in tutto questo arco di tempo la sezione disciplinare del Csm ha prodotto decisioni molto limitate e direi quasi ridicole”. Già alla fine degli anni Settanta erano quindi evidenti le distorsioni prodotte dal sistema delle correnti? “Senza alcun minimo dubbio. Anche sulle nomine e su tutte le altre attività del Csm. Le correnti si organizzavano in maniera molto precisa”, replica Perlingieri.
Il fronte del No sostiene che l’introduzione del sorteggio per l’elezione del Csm delegittima la magistratura. “I magistrati hanno tutti uno status di pari dignità, quindi non vedo perché i componenti del Csm non possano essere scelti tramite la sorte. Del resto, il sorteggio viene utilizzato anche nei procedimenti di messa in stato di accusa del presidente della Repubblica e per la composizione del Tribunale dei ministri”, dice il giurista, che poi aggiunge con amarezza: “I magistrati hanno fatto troppi errori in questi decenni, e il caso Palamara lo dimostra chiaramente”.
Nonostante il clamore dello scandalo, la magistratura non sembra aver condotto una seria autocritica né una concreta pulizia al suo interno. “Se la sezione disciplinare avesse dato segnali precisi, occupandosi dei tanti magistrati coinvolti nello scandalo, questa reazione della politica non ci sarebbe stata. Ma questo non è potuto avvenire perché nella sezione disciplinare i magistrati sono in maggioranza. E parliamo di magistrati eletti, che rispondono alla propria base elettorale. Non c’è un’indipendenza vera del giudizio da parte della sezione disciplinare”, dichiara Perlingieri. L’Alta corte disciplinare delegittima la magistratura? “In realtà i magistrati saranno nove su quindici giudici totali, e soprattutto non saranno più scelti dalle correnti. Questa è una maggiore garanzia per tutti”.
“Ciò che lascia attoniti è che una parte politica, il centrosinistra, che fino a poco tempo fa sosteneva i contenuti di questa riforma, oggi si dice contraria alla riforma per ragioni che non attengono all’istituzione ma a motivi contingenti legati all’opposizione al governo. Questo non è ammissibile. Il referendum non è un voto sul governo, ma riguarda una riforma istituzionale che deve far funzionare meglio la giustizia nel paese”, sottolinea Perlingieri.
Il fronte del No avanza l’immagine di una Costituzione sacra, intoccabile. Ma i padri costituenti, tra cui suo padre, avevano questa idea in testa? “La Costituzione non è intoccabile, tanto che è essa stessa a prevedere all’articolo 138 la possibilità della sua modificazione. La modifica non può riguardare i suoi valori fondamentali, che sono contenuti nella sua prima parte sui diritti dell’uomo e del cittadino, ma può riguardare la seconda parte della Costituzione, che deve essere funzionale alla prima. E in questa occasione credo proprio che si sia di fronte a una riforma che rende l’organizzazione della giustizia più funzionale, equa e giusta”, conclude Perlingieri.