Verso il referendum

Il documento dei magistrati per il Sì: "Il sistema è profondamente malato"

Ventinove magistrati sottoscrivono un testo che spiega le ragioni per approvare la riforma costituzionale della giustizia e descrive l'attuale sistema correntizio nel Csm. Il testo integrale

"Non si può capire la riforma costituzionale se non si conosce come funziona il sistema attuale della magistratura. Chi vota 'No' è convinto di difendere la Costituzione e invece difende un sistema profondamente malato". È quanto si legge in un documento informativo – "Le ragioni di un sì di un magistrato" – in merito al prossimo appuntamento referendario, che spiega le ragioni del "Sì" alla riforma della giustizia. Il documento è stato firmato da 29 magistrati che voteranno a favore e spiega nel dettaglio come funziona l'attuale sistema delle correnti nella magistratura. "Il sistema è malato perché le correnti hanno occupato l'organo di autogoverno della magistratura, il Consiglio superiore della magistratura", scrivono.
 

Nel documento si traccia la storia e la definizione delle correnti, "aggregazioni culturali di magistrati aventi ideologie simili; ricalcano grosso modo lo schema dei partiti". E si spiega come già 33 anni fa alcuni magistrati denunciavano le logiche di schieramento dirompenti. "Siamo nel 2026 e nulla è cambiato", sottolineano gli autori. "Le correnti hanno lottizzato ogni attività del Csm che va dalle nomine dei direttivi, dei semi direttivi, del direttivo della scuola della magistratura, dei fuori ruolo ecc...". Per questo, continuano: "Il fatto che delle associazioni private abbiano occupato l'organo che dovrebbe garantire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura costituisce una grave anomalia del sistema".
 

Scrivono gli autori del documento: "Ogni potere ha la necessità di controllare i punti nevralgici del sistema in cui opera; in tal modo è anche in grado di rigenerare se stesso. Ecco perché le correnti devono stare per forza nella stanza dei bottoni del Csm". Il controllo, secondo loro, si verifica "sostituendo ai principi cardine che devono caratterizzare l’attività amministrativa quella che è la logica dell'appartenenza". Ciò comporta che "ogni magistrato che aspira a fare carriera deve associarsi necessariamente ad una corrente" e questo, come sappiamo "viola l’art. 18 della Costituzione che nella libertà di associarsi comprende anche quella di non associarsi".
 

Il documento prosegue spiegando quello che è il "sistema delle nomine", e a supporto della tesi pubblica alcuni passaggi delle chat di Palamara. Ma non solo: sono denunciate anche le "nomine a pacchetto", cioè quelle nomine esattamente bilanciate e spartite tra le diverse correnti interne rispettandone il peso elettorale. E poi c'è un caso famoso: quello della pipì. I magistrati nel testo lo ricordano così: "Il controllo delle correnti sul Csm è reso palese dal famoso scontro tra due procuratori aggiunti di Milano. Il primo così si rivolse al collega: 'Ricordati che sei diventato procuratore aggiunto per un solo voto di scarto, e questo è un voto di Magistratura democratica. Avrei potuto dire ad uno dei miei colleghi al Csm che mi rompevi i coglioni e di andare a fare la pipì al momento del voto che sarebbe stata nominata X al posto tuo'".
 

I 29 magistrati illustrano poi quella che secondo loro è un'altra grave "anomalia del sistema": un unico Csm. "Tramite un Csm unico, controllato dalle correnti, è possibile da parte delle procure incidere sulle valutazioni di professionalità e sulle domande per incarichi direttivi di un giudice", si legge.
 

Come si esce da questo sistema? La risposta è il sorteggio. "Questo fa perdere il controllo sul Csm da parte delle correnti ed erode alla base il loro potere". I magistrati spiegano: "La politica ha provato a riformare il sistema elettorale del Csm varie volte, ma le riforme sono sempre fallite perché le correnti, tramite accordi pre-elettorali, hanno sempre trovato il modo per aggirarle". E continuando dicendo che, a differenza di quanto più volte afferma il fronte del "No", il sorteggio è previsto già in alcuni casi nel nostro ordinamento: "Il sorteggio non è una stranezza: è previsto dall’art. 135 della Costituzione. che prevede, nei giudizi d'accusa contro il presidente della Repubblica, l'intervento, oltre ai giudici ordinari della Corte costituzionale, di 16 membri estratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti di eleggibilità a senatore che il Parlamento compila ogni 9 anni".
 

"Il cuore della riforma è il giudice e la riforma lo libera da ogni condizionamento e controllo. Il giudice, nel suo lavoro, deve avere solo due guide: la legge e la sua coscienza. Nulla deve interferire in questo delicatissimo processo di decisione", scrivono ancora i magistrati. E proseguono spiegando quelli che sono i principi cardine della riforma, affermando che "il rischio della dipendenza della magistratura dalla politica non c'è". Anche questa è ancora una tesi portata avanti dal fronte del "No".
 

Il testo è stato redatto da: Francesco Bretone, Carmen Giuffrida, Gabriele Di Maio, Monica Marchionni, Andrea Padalino, Beatrice Valdatta, Sergio Mario Tosi, Marco Mansi, Luciano La Marca, Giuseppe Cioffi, Antonio Rinaudo, Giuseppe Cricenti, Costanzo Cea, Gennaro Varone, Jaqueline Monica Magi, Clementina Forleo, Edoardo D’Ambrosio, Giacomo Rocchi, Anna Gallucci, Andrea Mirenda, Fabrizia Fiore, Natalia Ceccarelli, Alberto Cianfarini, Salvatore Cantaro, Federico Moleti, Giuliano Castiglia, Nicola Saracino, Marco Tamburrino, Pino Bianco.

 

Il documento integrale

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