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dialogo fra sordi
Duello Conte-Nordio: fantasmi autoritari da una parte, riforma dall'altra
Per l'ex premier il governo vuole usare la riforma per "addomesticare la giustizia". Il Guardasigilli si difende: "E’ un processo alle intenzioni". Il confronto a Palermo
“Quando sento il ministro Carlo Nordio esporre le ragioni di questa riforma con tale ragionevolezza sono quasi conquistato”. Per un momento, durante il duello con il Guardasigilli in scena oggi a Palermo, nel leader del M5s Giuseppe Conte sembra quasi prevalere l’onestà intellettuale del giurista. Ma l’animo del politico ha subito la meglio. Così Conte torna ad agitare i fantasmi della svolta autoritaria: “Se l’obiettivo della riforma fosse stato la separazione delle carriere sarebbe bastato una norma ordinaria, invece di modificare sette articoli della Costituzione – dice il presidente del M5s –. Voi non volete una giustizia domestica ma la volete addomesticata”. Immediata e pungente la replica di Nordio, che definisce il suo sfidante un “eccellente politico e affabulatore”, senza “argomenti giuridici su questa riforma”. “Sono stanco di sentirmi dire che il pm finirà sotto l’esecutivo. Bisogna considerare quel che è scritto e non il non detto. E’ un processo alle intenzioni”, aggiunge il ministro della Giustizia.
In quella stessa cornice si erano affrontati prima altri esponenti del No e del Sì al referendum (tra cui il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi, il deputato dem Peppe Provenzano, e il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia). Il vero duello però è quello tra Conte e Nordio. Il ministro espone nel merito la necessità della riforma. Le argomentazioni sono note: separare le carriere è il tassello mancante per dare corpo al codice riformato dal partigiano Vassalli nell’88-89, non c’è nessuna incostituzionalità, e soprattutto “serve introdurre il sorteggio per ridurre la degenerazione correntizia” nel Csm. “Quando avremo vinto il referendum apriremo un confronto con il mondo dell’avvocatura, i magistrati e il mondo accademico sui decreti attuativi”, afferma Nordio.
Conte alza la voce e la butta sulla polemica politica. Denuncia la volontà del governo di ridurre l’indipendenza della magistratura. Sostiene che non sia corretto inquinare il dibattito pubblico con dichiarazioni del passato. Poi però cita un passaggio di un libro scritto da Nordio nel 2010 con Pisapia, in cui il Guardasigilli sosteneva che separare le carriere non ha nulla a che vedere “con il funzionamento celere e incisivo della macchina giudiziaria”. Concetto opposto a quanto detto da Meloni in un’intervista al Tg1: “Rappresenta un’occasione storica per avere una giustizia più efficiente”. Da qui un appello del leader grillino: “Parlatevi, istruite la premier”.
Nordio difende la sua riforma: “Non abbiamo toccato e non toccheremo la norma che dice che il pm dispone della polizia giudiziaria. E’ un processo alle intenzioni”. Anzi, “poiché il pm è capo della polizia giudiziaria e ne dispone deve essere preparato a dirigerla. Separando anche il Csm ci sarà sicuramente una maggiore preparazione da parte dei pm”.
Conte contrattacca: “Non credete alle chiacchiere: con questa riforma avremo una componente togata maggioritaria completamente disarticolata e una componente laica attrezzatissima con un mandato politico per raggiungere obiettivi e condizionare promozioni e nomine”. Poi scarica la palla in tribuna (politica): “Secondo voi al pm che indaga sulla Santanché a Milano, con questa riforma, chi glielo fa fare di rovinarsi una carriera per indagare un ministro? E’ il mondo delle favole”. Un dialogo fra sordi. Da una parte i fantasmi del fascismo, dall’altra il merito della riforma. E il 22 marzo appare tristemente lontanissimo.