Foto:Ansa.
Cortocircuiti
L'incoerente fissazione di Casson contro l'ex collega Nordio
L'ex magistrato attacca ancora il ministro compagno di lavoro a Venezia perché ha cambiato idea sulla separazione delle carriere. Ma il pm Casson si candidò a sindaco di Venezia (perdendo) e poi, da senatore, propose una legge per vietare ai pm di candidarsi nella città dove lavorano. Anche lui ha "dimenticato la sua storia"?
In generale è piacevole quando c’è un collega che, dopo tanti anni, si ricorda sempre di te. Non deve essere così per Carlo Nordio quando vede le interviste di Felice Casson. Da un po’ di mesi infatti Casson, pubblico ministero per molti anni a Venezia, dove poi si è candidato più volte per la sinistra a sindaco (senza successo) e a parlamentare (venendo eletto), periodicamente, interviene per criticare la riforma della magistratura con argomenti personali contro Nordio. Casson lo fa ormai con cadenza fissa, ogni tre mesi. E dicendo sempre le stesse cose: siamo stati colleghi per vent’anni a Venezia, Nordio ha fatto prima il giudice e poi il pm, lui firmò un appello dell’Anm contro la separazione delle carriere, ora rinnega la sua storia. Sempre così. Ripetuto a ogni intervista.
La prima, a quanto ci risulta, è quella rilasciata a Repubblica il 25 luglio 2025. Lei è stato collega di Nordio? “Sì per vent’anni a Venezia”. Nel 1994 firmò un appello contro la separazione delle carriere? “Certo, Nordio faceva parte dell’Anm, corrente di destra”. Che ricordi ha di lui? “Ha iniziato come giudice in tribunale nel 1978, molti anni dopo è passato a fare il pubblico ministero. Il mio stesso percorso: prima ho fatto il giudice istruttore, solo negli ultimi dieci anni sono passato alle funzioni inquirenti”. Nordio ora è per la separazione: “Forse ha dimenticato una parte della sua stessa storia”.
Dopo tre mesi e mezzo, stessa intervista al Fatto quotidiano. Lei ha lavorato nella procura di Venezia insieme a Nordio. “Lui era contro la separazione delle carriere. Poi cambiò idea, quando ruppe con l’Anm, a cui era iscritto, e l’associazione lo pose sotto una sorta di procedimento disciplinare”. Ora da ministro “mi pare che si sia dimenticato della sua storia”.
Ed eccoci, sempre dopo tre mesi, all’ultima intervista rilasciata a Report lo scorso 8 febbraio. “Nordio è arrivato come giudice istruttore e poi è passato alla procura”. Quindi “ha dimenticato la sua storia”. Poi, seguendo lo spartito, ripete la storia della sottoscrizione dell’appello dell’Anm contro la separazione delle carriere.
Per quanto la tesi venga ripetuta allo sfinimento – e repetita iuvant – non è molto convincente. L’argomento di Casson è, in sostanza, che Nordio è incoerente: se ha fatto sia il giudice sia il pm, non può essere favorevole alla separazione delle carriere: “Dimentica la sua storia”. E’ come dire che chi adopera le regole di un sistema non può volerlo riformare. Sarebbe stato quindi, per analogia, incoerente Giovanni Falcone che ha fatto il giudice istruttore ed è stato poi un sostenitore della riforma Vassalli del 1989, che ha introdotto il rito accusatorio e soppresso quella figura a metà tra giudice e pm legata al vecchio rito inquisitorio-fascista. Non pare che ci sia nessuno tra i magistrati che hanno fatto il giudice istruttore, Casson incluso, che ora sia contrario al Codice Vassalli che ha introdotto maggiori garanzie e reso il processo più giusto. Tutti incoerenti?
Anche sull’appello del 1994 contro la separazione delle carriere, non si sa bene dove inizino e finiscano le incoerenze. Perché quel documento dell’Anm era non solo contro la separazione delle carriere, ma anche contro la separazione delle funzioni tout court: vedeva cioè con favore il passaggio senza limiti tra funzione giudicante e requirente. Ora l’Anm, invece, non mette in discussione gli attuali paletti stringenti, tanto che continua a rivendicare che ora solo lo 0,3 per cento dei magistrati fa il passaggio: “La separazione delle carriere già esiste!”.
Tutto questo vuol dire, semplicemente, che nel tempo tanti cambiano idea. Casson incluso. Nel 2005 si candidò a sindaco di Venezia, la città dove faceva il pm. La cosa creò malumori, tanto che il centrosinistra si divise e le elezioni le vinse Massimo Cacciari, che si sentì “costretto” a candidarsi per non far vincere il pm. L’anno successivo, alle elezioni politiche del 2006, Casson si candidò con i Ds al Senato, sempre in Veneto dove aveva fatto il magistrato, e venne eletto. Durante la sua lunga attività parlamentare, il sen. Casson ha evidentemente avuto modo di riflettere sulla stortura dei magistrati in politica e così nel 2014 fu autore di una proposta di legge che proibiva ai magistrati di candidarsi a sindaco, alla regione o in Parlamento nei territori dove nei cinque anni precedenti avevano prestato servizio. La proposta bipartisan Palma-Casson (due ex pm, uno di FI e uno del Pd), passò al Senato (ovviamente con il voto favorevole di Casson) ma si arenò alla Camera. Venne ripresa nella legislatura successiva, seppure in forma meno restrittiva (limite di tre anni) dalla riforma Cartabia.
In pratica Casson, da politico voleva vietare ciò che aveva fatto da magistrato. Anche lui aveva “dimenticato la sua storia” o, più saggiamente, come Nordio, ha cambiato idea. Per sua fortuna non ha un ex collega che ogni tre mesi va sui giornali a rinfacciargli di essere incoerente.
fine referendum mai
“Noi per il Sì, ma il governo dov'è?”: la sinistra eretica sprona Meloni
l'editoriale dell'elefantino
La filastrocca senza senso del No alle riforme come difesa della democrazia