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Un'Alta corte disciplinare per i magistrati (con i giudici togati in minoranza): la proposta del Pd del 2021

Ermes Antonucci

I dem oggi criticano la riforma Nordio sostenendo che l'Alta corte disciplinare intimidirà le toghe, ma nel 2021 e anche nel 2022 proposero di attribuire l'ultima decisione sulle sanzioni disciplinari a un'Alta corte, composta solo per un terzo da magistrati

Attribuire l’ultima decisione sulle sanzioni disciplinari nei confronti dei magistrati a un’Alta corte, composta soltanto per un terzo da giudici togati (cioè appartenenti alla magistratura), e sottrarre la possibilità di ricorrere in Cassazione contro queste decisioni. A prevederlo non era una prima bozza della riforma Nordio né un vecchio progetto di Licio Gelli o di Almirante, ma una proposta avanzata dal Pd nell’ottobre 2021 a prima firma Anna Rossomando (cofirmatari Luigi Zanda, Franco Mirabelli, Dario Parrini e Monica Cirinnà). Insomma, alcuni dei principali esponenti del Partito democratico impegnati sui temi relativi alla giustizia avanzarono una riforma ben più radicale di quella approvata in Parlamento e che sarà sottoposta al referendum confermativo del 22-23 marzo.

 

La proposta, depositata in Senato dai dem una prima volta il 28 ottobre 2021 e poi una seconda volta all’inizio dell’attuale legislatura il 13 ottobre 2022 (firmatari Rossomando, Fina, Verini, Bazoli e Mirabelli), ben prima che venisse formulata la riforma Nordio, prevede l’istituzione di un’Alta corte a cui affidare il controllo sui provvedimenti disciplinari adottati dal Consiglio superiore della magistratura e anche dagli organi di autogoverno della magistratura amministrativa, contabile, militare e tributaria, nonché sui provvedimenti che riguardano la carriera dei magistrati. Ciò, si legge nella relazione di accompagnamento, innanzitutto “nella prospettiva di rafforzare l’autorevolezza e, con essa, il fondamentale rilievo pubblico della funzione disciplinare nei confronti dei magistrati; anzitutto, nella prospettiva di evitare quanto più possibile commistioni tra l’esercizio della giurisdizione disciplinare e la partecipazione alle attività di vera e propria gestione della magistratura”. 

 

C’è una differenza significativa con quanto previsto dalla riforma Nordio. Quest’ultima sottrae la funzione disciplinare al Csm e la affida direttamente a un’Alta corte. La proposta del Pd del 2021-2022 lascia invece al Csm la funzione disciplinare, ma nella sostanza realizza un risultato analogo, attribuendo a un’Alta corte il potere finale di decidere sulle controversie che nascono dall’impugnazione dei provvedimenti disciplinari. Ma ciò che più colpisce è la composizione dell’Alta corte proposta dal Pd. 

 

I dem (insieme all’Anm) oggi attaccano la riforma Nordio sostenendo che l’Alta corte finirà per intimidire i magistrati, a causa del peso che faranno sentire i giudici di nomina politica: su quindici membri, soltanto sei saranno scelti tra i magistrati giudicanti, si evidenzia. Il fronte del No, però, dimentica di dire che altri tre giudici saranno scelti tra i pubblici ministeri, quindi i giudici provenienti dalla magistratura costituiranno l’ampia maggioranza nell’Alta corte: 9 su 15. Altri tre giudici saranno nominati dal presidente della Repubblica e altri tre eletti tramite sorteggio dal Parlamento. 

 

Ma ciò che più stupisce è che la proposta avanzata per due volte dal Pd prevedeva invece che l’Alta corte fosse composta soltanto per un terzo (5 su 15) da giudici provenienti dalla magistratura, mentre un terzo sarebbe stato nominato dal presidente della Repubblica e un terzo dal Parlamento. La critica rivolta oggi dai dem contro la composizione dell’Alta corte prevista da Nordio appare quindi a dir poco paradossale. 

 

Ma non basta. Un altro elemento della riforma costituzionale molto criticato dal Pd è la mancata previsione della possibilità di impugnare le sanzioni disciplinari dell’Alta corte di fronte alla Cassazione, come avviene oggi per le sanzioni emesse dalla sezione disciplinare del Csm. Ebbene, la proposta depositata dai big del Pd nel 2021 e nel 2022 prevedeva esplicitamente che “contro le decisioni dell’Alta corte in composizione plenaria non è ammessa alcuna impugnazione”. Se la riforma Nordio lede i diritti dei magistrati, allora lo stesso faceva la proposta del Pd. 

 

Al di là dell’enorme contraddizione con gli allarmi lanciati oggi dal Pd, la proposta dei dem del 2021 lascia trasparire anche una certa debolezza logica. Non si comprende, infatti, in che modo lasciare al Csm la funzione disciplinare e attribuire a un’Alta corte il potere di decidere soltanto sulle impugnazioni delle sentenze farebbe venire meno il condizionamento delle correnti nella giustizia disciplinare della magistratura e la sua “commistione” – come ci si propone – con l’attività di gestione delle carriere dei magistrati. E’ indubbiamente più ragionevole attribuire direttamente la funzione disciplinare a un’Alta corte esterna al Csm, come fa appunto la riforma Nordio. 
 

  • Ermes Antonucci
  • Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di cronaca giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021) e "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]