Antonio Rinaudo (foto Ansa)

l'intervista

"A Torino è terrorismo, indagare sulla rete di organizzazione", dice l'ex pm Rinaudo

Ermes Antonucci

Antonio Rinaudo, ex pubblico ministero a Torino: "Assistiamo a un attacco diretto allo Stato mascherato dietro un’ideologia che oggi è quella dell’opposizione agli sgomberi dei palazzi occupati da Askatasuna, ma per lungo tempo è stata quella No Tav, e ancor prima quella delle Brigate Rosse”

“A Torino assistiamo a un attacco diretto allo stato, a una contrapposizione violenta alle istituzioni mascherata dietro un’ideologia che oggi è quella dell’opposizione agli sgomberi dei palazzi occupati da Askatasuna, ma per lungo tempo è stata quella No Tav, e ancor prima quella delle Brigate Rosse”, dice al Foglio Antonio Rinaudo, ex pubblico ministero a Torino (in pensione dal 2018 dopo 41 anni di servizio), dove si è occupato di indagini contro terrorismo e antagonisti. “Ma veramente qualcuno può pensare che 1.500 o 2.000 violenti possano infiltrarsi in una manifestazione in modo improvvisato e spontaneo? E che questo accada ogni volta? Io no. Per esperienza penso che ci sia un’organizzazione dietro, che si occupa di coordinare gli spostamenti, di far fronte alle spese logistiche e anche di fornire una preparazione di tipo militare a queste persone su come muoversi sul territorio e su come gestire lo scontro”. 

 

“Le immagini dell’aggressione al poliziotto sono emblematiche – dice Rinaudo –. Mostrano una capacità organizzativa nello scontro con le forze dell’ordine: c’è una persona che picchia il poliziotto e poi sparisce, poi ne arriva un’altra e poi quella di prima torna a picchiare. Con accanimento, cattiveria. Un modo di operare da vigliacchi, perché i singoli si trincerano dietro la forza del gruppo. Ma ci vuole una preparazione militare per fare una cosa del genere”. 

 

Quella andata in scena contro il poliziotto per l’ex pm torinese “è ciò che i terroristi delle Brigate Rosse chiamavano operazione militare, che poi spesso consisteva nello sparare alle spalle a un anziano di settant’anni che sta andando in ufficio, come avvenne nel 1977 ai danni di Fulvio Croce proprio a Torino”. Per Rinaudo “è la logica aristotelica che dovrebbe indurre a porci alcune semplici domande: come si muovono 1.500 o 2.000 persone violente? In maniera spontanea? Partono da Grosseto, come il giovane fermato per l’aggressione al poliziotto, o addirittura dalla Spagna o dalla Francia in modo improvvisato? Partono con maschera, martello e pietre al seguito? E ciascuno di loro fa fronte a tutte le spese di spostamento? No, non credo proprio. Credo, invece, che dietro queste violenze, che avvengono puntualmente a ogni manifestazione, ci sia una struttura ben organizzata, che dispone di finanziamenti, sui quali bisognerebbe indagare, e si occupa anche di formare questi giovani allo scontro con le forze dell’ordine”.

 

Proprio alla vigilia della manifestazione di sabato scorso, Rinaudo aveva pubblicamente invocato l’impiego dell’esercito, quasi a prevedere ciò che sarebbe avvenuto. “Era evidente che, per vendicarsi dello sgombero di Askatasuna, questi signori si sarebbero presentati mischiati a una manifestazione pacifica ma solo per arrivare allo scontro fisico – dice ora –. Uso il termine vendetta nel suo significato latino, intesa proprio come reazione violenta nei confronti di ciò che io ritengo un sopruso: non vengo a Torino per rivendicare qualcosa, bensì per vendicarmi con te per ciò che mi hai fatto”.

 

“Con questi signori non ci può essere dialogo. L’ho sempre sostenuto perché non è mai stato possibile ottenerlo quando si è provato a farlo. La reazione è sempre stata quella della violenza, delle pietre, delle bombe carta. Questo è l’unico dialogo che loro conoscono”, aggiunge Rinaudo. “Per questo trovo surreale che il comune di Torino, dopo anni di occupazione illegale di un immobile, pensi di poter legalizzare Askatasuna e addirittura inquadrarla fra i ‘beni comuni’. Dopo le violenze di sabato, ora il sindaco Lo Russo improvvisamente sembra accorgersi che questa operazione non è possibile con questa gente qui”. 

 

Per Rinaudo bisognerebbe fare una riflessione anche sulla “upper class” evocata dalla procuratrice generale di Torino, Lucia Musti, all’inaugurazione dell’anno giudiziario e che si è mostrata “compiacente” rispetto alle condotte violente: “E’ indubbio che a Torino c’è  una classe sociale, appartenente al mondo dell’alta borghesia di sinistra, che nel corso degli anni ha guardato con tolleranza e benevolenza ai giovani che ogni volta si sono macchiati di atti di violenza e disordine”, dice Rinaudo. “D’altronde chi  faceva parte del cosiddetto comitato dei garanti per il patto tra Askatasuna e il comune? C’erano il professor D’Orsi, l’ex magistrato Livio Pepino e altri docenti universitari…”. 

 

Ora cosa fare, servono nuove misure sul piano della sicurezza? “Non entro nel merito di ciò che vorrà fare il governo. Ma di norme ne abbiamo già in abbondanza. Credo che bastino e che sia sufficiente applicarle. Poi occorrerebbe maggiore cautela nell’autorizzare certe manifestazioni che tutti sanno, fin dall’inizio, che sono destinate a degenerare”, conclude Rinaudo.
 

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  • Ermes Antonucci
  • Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di cronaca giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021) e "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]