Ansa
il colloquio
Catello Maresca: “Sul referendum Saviano fa pura propaganda populista”
Il magistrato napoletano commenta le dichiarazioni dello scrittore sulla riforma della giustizia: "Saviano ha fatto studi di diritto?". Poi attacca un certo tipo di racconto in cui si enfatizza il male, tipico della serie tv Gomorra: "Si racconta la camorra senza mostrare anche lo stato che la combatte"
“Non è stato ancora detto che se vincerà il Sì al referendum sulla giustizia le borse crolleranno? Dopo l’intervento di Saviano mi aspetto di sentire anche questo”: il magistrato napoletano Catello Maresca s’affida all’ironia per commentare le dichiarazioni dello scrittore, secondo cui la separazione delle carriere finirebbe per indebolire l’azione giudiziaria e rafforzare le organizzazioni mafiose. “Saviano ha fatto studi di diritto? La sua mi sembra pura propaganda populista, che associa una riforma con tutt’altre finalità e prospettive al presunto indebolimento della lotta alle mafie. Spiace che attorno a una materia maledettamente complicata si senta legittimato a pontificare chiunque, dal professore di storia all’attore. Per rispetto agli chef, vorrei che ora parlasse anche qualcuno di loro”.
Nell’attesa, però, ci sono magistrati che la pensano allo stesso modo, come il procuratore di Reggio Calabria: “Non condivido i timori ma sono felice di confrontarmi con colleghi che hanno la competenza per esprimere le proprie ragioni. Anche Nicola Gratteri non la pensa come me ma possiamo discutere sugli elementi tecnici. Credo che il ministro Nordio abbia espresso la posizione più giusta: rispettare l’eventuale vittoria del No o avviare un confronto con la magistratura, il mondo accademico e l’avvocatura per l’elaborazione delle norme attuative nel caso che prevalga il Sì. Al tavolo sederanno gli operatori del diritto, non Pif, non gli storici del Medioevo. Nemmeno voi giornalisti. Neanche Saviano”.
Maresca non teme un indebolimento dell’autonomia dei magistrati a favore del potere politico: “Si tratta di elaborare un modello di giustizia in cui il pm sia davvero parte imparziale, ma nessuno mette in discussione l’autonomia dei giudici né immagina di intaccarla. Tutto il resto è fuffa nella speranza di convincere l’opinione pubblica a votare per il No. Spero che ciascuno confidi sulle proprie capacità di approfondimento anziché lasciarsi suggestionare da chi la spara più grossa per avversità ideologica verso il governo o per strategie politiche circa i riflessi del referendum”. Già candidato alla sindacatura di Napoli, Maresca ha un passato alla Direzione distrettuale antimafia, alla Procura generale da sostituto e annovera in carriera la cattura del superboss dei casalesi Michele Zagaria, per cui da diciotto anni vive sotto scorta. Come Roberto Saviano.
“Mi permetta di osservare che a me i casalesi l’hanno giurata un po’ di più. Forse c’è una differenza tra chi li ha assicurati materialmente alla giustizia e chi ha confezionato un libro assemblando articoli di cronaca giudiziaria, pure scritti da altri. Per carità, siamo lieti della fortuna di Gomorra, lieti per Saviano intendo, molto meno per gli effetti negativi che ne sono derivati. Se siamo arrivati ai metal detector davanti alle scuole non è tutta colpa sua, ma ci ha messo un bel carico. E adesso dobbiamo sentire i suoi commenti sconsiderati sulla lotta alle mafie. L’antimafia vera comincia a scuola: se ci sono ragazzini che portano due pistole addosso è anche perché da qualche parte hanno assorbito un tipo di racconto in cui si enfatizza il male perché è più attraente sotto il profilo editoriale”.
Nei giorni scorsi, Maresca sulle sue piattaforme social aveva già pesantemente espresso disappunto per la nuova serie tv Gomorra - Le origini. Non è che sulle sue opinioni pesi un’antipatia? “Pesa la realtà. Negli anni ho incontrato migliaia di ragazzi: menti fragilissime che vengono affascinate da messaggi negativi contro cui siamo riusciti a fare poco. Gli effetti non si vedono soltanto a Napoli: ogni città ha ormai uno spazio franco di illegalità dove avvengono certe tragedie. Ho appena pubblicato un libro su Falcone, che fu una sorta di influencer ante litteram per tanti della mia generazione. Oggi i modelli quali sono?” Non si possono però gravare di impegni morali le espressioni artistiche. Il cinema e la letteratura mica hanno obblighi edificanti? “Finché non pretendono di accreditare per vero ciò che raccontano. Per falsare la verità basta narrarne solo un pezzo. Si racconta la camorra senza mostrare anche lo stato che la combatte. Sulla complessa operazione che portò alla cattura di Zagaria pubblicai un libro in cui la descrivevo. Sa perché? Per far conoscere la vera storia di un boss mitizzato da molti criminali e la sua tristissima vita anche da libero in un bunker sottoterra”. E’ normale che un magistrato e uno scrittore non possano lottare o raccontare le mafie allo stesso modo. “Senza dubbio. Ricordo che una volta invitarono a un convegno me e Saviano. Io ci andai, lui spiegò che non poteva per motivi di sicurezza. Come si dice? Le sciabole stanno appese e i foderi combattono… O alla napoletana: ’a carne ’a sotto’ e ’e maccarune ’a coppa”.