Da Genova a Bari

L'anno nuovo ricomincia con gli attacchi delle toghe alla politica

Ermes Antonucci

Alle inaugurazioni dell’anno giudiziario i magistrati si esprimono contro le riforme in esame al Parlamento: abuso d'ufficio, separazione delle carriere, premierato. E c'è chi parla persino dei danni provocati dal maggioritario

No all’abrogazione dell’abuso d’ufficio, critiche alle riforme della giustizia promosse dal ministro Nordio, bocciatura del premierato e persino riflessioni sui danni provocati dal sistema maggioritario. Più che cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario, quelle andate in scena lo scorso fine settimana nelle sedi delle corti d’appello sono sembrate cerimonie di inaugurazione dell’ennesimo anno di esondazione della magistratura nel campo della politica. Diversi magistrati alla guida degli uffici giudiziari, infatti, hanno approfittato dell’occasione per lanciare siluri contro la classe politica o attaccare alcune delle riforme attualmente sotto esame del Parlamento, che in un paese normale dovrebbero rientrare nella sfera di autonomia del potere legislativo. Tra decine di interventi, ne abbiamo selezionati alcuni. 

 

L’intervento più “politico” è stato senza dubbio quello tenuto dal presidente della Corte d’appello di Bari, Francesco Cassano. Alla presenza del viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, Cassano si è spinto a criticare la riforma costituzionale del premierato: “La riforma costituzionale del premierato elettivo, che mira a rafforzare il potere del governo e a ridurre i contrappesi, potrebbe avere ricadute anche sul potere giudiziario”, ha detto, sottolineando che “il previsto premio di maggioranza rischia di vanificare la ratio pluralista sottesa al quorum dei tre quinti dei voti del Parlamento in seduta comune, necessario per l’elezione dei membri laici del Consiglio superiore della magistratura, quorum che potrebbe essere raggiunto facilmente, senza alcun confronto con l’opposizione”. Peccato che l’eventuale premio di maggioranza (che nell’esame della riforma rischia pure di saltare) sarebbe del 55 per cento dei seggi, dunque inferiore al quorum richiesto dalla Costituzione per l’elezione dei laici del Csm.

 

Ma non è tutto. Il presidente della Corte d’appello di Bari si è lanciato anche in una riflessione quasi politologica del sistema maggioritario: “La critica al provvedimento che trasmoda nell’aggressione a chi lo ha emesso appare uno dei frutti avvelenati del sistema maggioritario, introdotto sull’onda della crisi dei partiti politici ed evidentemente non fondato su un’area estesa ed omogenea di valori condivisi – ha detto –. Ne è seguita una ennesima anomalia italiana, un fondamentalismo maggioritario, una politica talvolta intollerante a qualsiasi forma di controllo da parte dei poteri di garanzia”. Cosa c’entri tutto ciò con l’inaugurazione dell’anno giudiziario non è dato sapersi. 

 

Anche il presidente della Corte d’appello di Palermo, Matteo Frasca, nella sua relazione ha criticato l’ipotesi di separazione delle carriere (“che continuo a ritenere inutile ai fini per i quali è stata concepita e pericolosa per la funzione della magistratura requirente”), il “progetto globale di riassetto del rapporto tra i poteri dello stato” e anche “l’intendimento di declassare il principio di obbligatorietà dell’azione penale dalla fonte costituzionale a quella della legge ordinaria”. 

 

Frasca ha poi attaccato l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, sotto esame del Parlamento, sostenendo che “la paura della firma è un falso problema, la verità è che si temono i controlli”. No alla riforma anche da parte del procuratore generale di Genova, Mario Pinelli: “Non solo una decisione di tipo abrogativo contrasterebbe con le indicazioni dell’Unione europea, anche recentemente ribadite, e con la Convenzione Onu di Merida del 2003 ma, soprattutto,  essa eliminerebbe un importante reato-spia rispetto a fenomeni delinquenziali più gravi”. Anche in questo caso una serie di inesattezze: dall’Ue non sono affatto giunte indicazioni contrarie all’abrogazione dell’abuso d’ufficio (la Commissione ha elaborato una proposta di direttiva, non ancora approvata), mentre il reato non è previsto come obbligatorio dalla Convenzione di Merida. L’idea che un reato debba esistere in quanto reato-spia, poi, contrasta con qualsiasi idea liberale del processo penale. 

 

Inesattezze ripetute anche a Napoli dal procuratore generale facente funzioni, Antonio Gialanella: “Ricordiamo che una direttiva europea va in direzione assolutamente contraria” (la direttiva, come detto, non esiste). 

 

Non poteva esimersi dall’intervenire sul piano della polemica politica il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, che ha criticato “gli interventi spot” del legislatore in materia di giustizia, rincarando poi la dose: “Bisogna che si siedano attorno a un tavolo gli addetti ai lavori, i magistrati, gli avvocati che vanno ogni giorno in udienza e che sanno veramente di cosa c’è bisogno per far funzionare il processo penale. Mettendo gente calata dall’alto, luminari di dottrina ma che non sono stati mai un giorno in udienza, abbiamo visto poi i risultati quali sono, e cioè la riforma Cartabia. E queste piccole riforme, cosiddette riforme Nordio, sono la conseguenza, la prosecuzione della riforma Cartabia”.

 

Altro che inaugurazione dell’anno giudiziario. Ciò a cui si è assistito è la cerimonia funebre del principio di separazione dei poteri. 

  • Ermes Antonucci
  • Classe 1991, abruzzese d’origine e romano d’adozione. E’ giornalista di cronaca giudiziaria e studioso della magistratura. Ha scritto "I dannati della gogna" (Liberilibri, 2021) e "La repubblica giudiziaria" (Marsilio, 2023). Su Twitter è @ErmesAntonucci. Per segnalazioni: [email protected]