Lo scandalo della docente assente 20 anni su 24 è anche uno scandalo della giustizia

Ermes Antonucci

L'insegnante assente per vent'anni dal servizio è stata destituita solo al termine di un iter giudiziario durato ben sei anni

La vicenda dell’insegnante di Chioggia che è riuscita a essere assente per un totale di vent’anni su ventiquattro come docente di storia e filosofia alla scuola secondaria (prima di essere destituita dal ministero) ha generato un’ondata di indignazione sugli organi di informazione e sui social network. In molti si sono chiesti: come è stato possibile? Alcune risposte sono giunte dalla sentenza della Cassazione dello scorso 22 giugno che ha rigettato il ricorso della docente contro la destituzione: nei registri riportati nei verbali è documentato il fatto che “la docente, su 24 anni di insegnamento risultava essere stata assente per complessivi 20 anni (di cui i primi 10 totalmente assente e per i residui 14 era in gran parte in malattia, da 40 a 180 giorno per anno), totalizzando, in definitiva, un totale cumulativo di 4 anni di insegnamento”.

 

Secondo quanto ricostruito da Repubblica, dal 2001 al 2021 la prof ha collezionato 67 certificati di assenza per malattia, 2 assenze per infortuni sul lavoro, 16 permessi per motivi personali, 3 interdizioni dal lavoro per tutela della salute, due congedi di maternità e allattamento, 7 assenze per malattia del bimbo piccolo, 7 periodi di congedi parentali retribuiti, 24 congedi e permessi per assistere familiari portatori di handicap gravi, 5 esoneri giornalieri per la partecipazione a corsi di aggiornamento e formazione. E’ bastata, tuttavia, un’ispezione disposta dal ministero dell’Istruzione dopo le proteste del liceo di Chioggia per accertare “l’incapacità didattica” e “l’inidoneità all’insegnamento” della donna. 

 

I dirigenti scolastici delle scuole dove la donna ha prestato servizio, interpellati dal Foglio, risultano irraggiungibili in quanto “impegnati in commissioni d’esame”. Risulta difficile, dunque, capire come mai l’ispezione da parte del Miur sia stata richiesta – e poi condotta – soltanto nel 2015 e 2016.

 

Un aspetto della vicenda che non è stato preso in considerazione, ma che invece merita di essere evidenziato, riguarda i tempi con cui la giustizia ha trattato il caso. Nel 2016 gli ispettori inviati dal ministero conclusero il monitoraggio affermando l’inidoneità all’insegnamento della docente, sottolineando una serie di criticità quali: “l’assenza di criteri sostenibili nell’attribuire i voti”, la “non chiarezza e confusione nelle spiegazioni”, “l’improvvisazione”, “la lettura pedissequa del libro di testo, preso in prestito dall’alunno”, “l’attribuzione di voti in modo estemporaneo e umorale”.

 

Nel 2017 il Miur dispose quindi la destituzione dell’insegnante per l’“assoluta e permanente inettitudine alla docenza”. Da qui prese avvio un lungo iter giudiziario, durato sei anni. La donna infatti presentò ricorso, accolto nel 2018 dal giudice del lavoro del tribunale di Venezia, convinto che l’ispezione fosse stata troppo breve per disporre la destituzione della docente, della quale pur si riconosceva la “disorganizzazione e faciloneria”. 

 

La pronuncia venne impugnata dal Miur, che nel 2021 ottenne ragione dalla Corte d’appello di Venezia. Per i giudici dall’analisi dei documenti “poteva trarsi un giudizio tecnico di modalità incompatibili con l’insegnamento nella scuola secondaria”. Contro questa decisione, l’insegnante presentò ricorso per Cassazione, che lo scorso 22 giugno – dopo sei anni – ha messo la parola fine sulla vicenda, stabilendo: “Il concetto di ‘libertà didattica’ comprende, certo, un’autonomia nella scelta di metodi appropriati d’insegnamento, ma questo non significa che l’insegnante possa non attuare alcun metodo o che possa non organizzare e non strutturare le lezioni. Una libertà così intesa equivarrebbe a una ‘libertà di non insegnare’ incompatibile con la professione di docente”.

 

Parole sacrosante, ma che giungono a sei anni di distanza dall’inizio della vicenda giudiziaria. Lo “scandalo” della docente assente 20 anni su 24 è anche lo scandalo dell’assenza di una giustizia rapida nel nostro paese.  

Di più su questi argomenti: