Nicola Gratteri ha scritto la prefazione del libro negazionista "Strage di stato", di Pasquale Bacco e Angelo Giorgianni (Ansa)

L'omertà dei negazionisti

Giuliano Ferrara

Gratteri, Bacco e Giorgianni, i ciarlieri autori di una putrida chiassata negazionista, oppongono alla nostra denuncia una comoda “fin de non-recevoir”. Complici i giornali e le grandi firme

L’omertà si compone di diversi elementi, non è solo il lealismo fino alla morte degli iniziati, dei punciuti, in un’organizzazione criminale o il crisma sociale di una solidarietà interna, umile e sottomessa, arcigna e impenetrabile. Tre ciarlieri autori e prefatori (Gratteri, Bacco e Giorgianni) hanno deciso di sfruttarla a proprio vantaggio. Sarebbe un guaio se si principiasse a discutere davvero in sede pubblica la loro iniziativa privata di pubblicare testi in cui si dicono bestiali e deliranti castronerie sulla pandemia, la responsabilità degli ebrei e dei governi nella truffa criminosa di combatterla, e altra varia mercanzia marcia timbrata da ben due magistrati in servizio della Repubblica. Così i tre ciarlatani ciarlieri hanno deciso di sfruttare, per evitare noie, la naturale propensione all’omertoso silenzio, quando si tratti di questioni serie, di una coterie giornalistica e istituzionale capace di ogni pudore in nome della distrazione dell’opinione pubblica dalle cose che contano.

 

I ciarlieri autori e prefatori hanno opposto alla nostra denuncia, non così solitaria, peraltro, un fin de non-recevoir. Prendete il Vocabolario Treccani, se non vi fidate delle mie manie, e alla voce fin de non-recevoir troverete questo: “In senso proprio, nel linguaggio giur., mezzo procedurale tendente a stabilire che la domanda di chi intenta l’azione giudiziaria non è accoglibile. Per estens., nell’uso corrente, motivo per non accogliere una richiesta (ma la frase opporre una fin de non-recevoir è spesso usata, nel linguaggio giornalistico e diplomatico, col senso di ‘non dare risposta né positiva né negativa, ma solo dilatoria o interlocutoria alla richiesta di un altro stato’)”.

 

Chiaro, no? Io, sulla scorta della documentatissima e imparzialissima denuncia di Luciano Capone, pronto a esibirla in qualunque tribunale insieme al loro libraccio che li accusa, gli do di felloni, di autori di una maleodorante e putrida chiassata negazionista e antisemita, chiedo che siano cacciati e sputtanati, esigo una querela per parlarne alla sbarra, e loro fanno finta di niente, festeggiano la dilazione, l’imbroglio protetto e garantito dalla coltre di nebbia, dai falsi ritiri della mano che ha gettato il sasso: l’intemerata del Fogliuzzo non è accoglibile, nemmeno nella forma della richiesta di chiarimento in sede giudiziaria, “non si dà risposta né positiva né negativa, ma solo dilatoria e interlocutoria, alla richiesta” di un piccolo organo dell’opinione pubblica informata.

 

E intanto si attende alla politica e alla pratica della giustizia e relative carriere in attesa che si riunisca la corte di Norimberga per processare quelli (letterale, da un video) come Draghi e altri che lavorano perché la pandemia non finisca promettendo immunità a chi ubbidisce loro. C’è del metodo, come dice Cerasa, specie nello sfruttamento dell’omertà, ma questo qui è il delirio colossale, una roba fin qui mai vista, di magistrati la cui mente è chiaramente imbizzarrita. E la cosa non riguarda loro, che declinano e tacciono o straparlano in altre sedi, ma ci riguarda, noi sì, noi ci riguarda.

 

A questo punto mi domando: ma Paolo Mieli, Aldo Cazzullo, Gian Antonio Stella, Fiorenza Sarzanini, Luciano Fontana, Maurizio Molinari, Ezio Mauro, Luigi Manconi, Gad Lerner, il Damilano, il volto di una trasmissione che si chiama “Piazzapulita”, o la Berlinguer, la Gruber, e mille altri corifei dell’opinione possono veramente anche loro, come fanno, opporre una fin de non-recevoir? Trovano chic, diplomatico, di mondo, questo scansare la fatica, tacendo o minimizzando dolosamente, di approntare un ordinario dialogo di verità su una vergognosa menzogna propalata da gente che paghiamo per fare giustizia? E lo stesso per intellettuali, magistrati, giudici del Csm, parlamentari?

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.