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Onoriamo Orsetti

I curdi combattono per l’occidente, chi lotta contro l’Isis non può essere un nemico della giustizia italiana

20 Marzo 2019 alle 06:00

Onoriamo Orsetti

Donne curde in lotta contro lo stato islamico (foto LaPresse)

Un altro nome si è aggiunto alla lista degli oltre 40 italiani uccisi in questi anni in Europa e in altri paesi del mondo dai terroristi dell’Isis o da altri fanatici islamici. Questa volta la vittima non è un semplice cittadino che si trovava in una via di Londra, Parigi, Nizza o Barcellona o in un hotel del medio oriente, un tecnico che lavorava in Asia o in Africa e nemmeno un cooperante che operava in uno di quei paesi per aiutarne le popolazioni. Lorenzo Orsetti è caduto combattendo nelle file dello Ypg, le Unità di autodifesa delle zone curde della Siria che hanno difeso il loro territorio dall’invasione dell’Isis e con la loro resistenza hanno dato un decisivo contributo alla sconfitta di quell’ideologia di morte. Orsetti è stato ucciso in combattimento proprio mentre le forze curde stavano liberando le ultime zone ancora controllate dal nemico. Senza il coraggio dei curdi l’Isis avrebbe dilagato ed è stata l’eroica resistenza dei curdi nell’estate del 2016 a Kobane a fermarlo sul campo prima ancora che le forze occidentali decidessero di intervenire.

   

Orsetti era vicino a un Centro sociale di Firenze, che, come altri, aveva dato il suo appoggio alla causa curda. Condivido ben poco le idee di quel mondo ma questo non importa nulla. Quando si decide di sacrificarsi per un ideale non conta da dove si venga e la sua scelta di vita è molto più apprezzabile dell’inazione di certi governi.

   

Piuttosto suscita un certo stupore che alcuni giovani che avevano fatto la stessa scelta di Orsetti, una volta rientrati in Italia, rischino a Torino una misura di prevenzione, la sorveglianza speciale, in quanto “pericolosi”. Lo ha raccontato domenica L’Espresso in un bell’articolo. So che non sta bene criticare i processi in corso ma sono accuse che suonano davvero contraddittorie. Nel Rojava ci si batte per la democrazia e contro il fascismo islamista. E spesso i dirigenti curdi hanno scritto, giustamente, nei loro comunicati e nelle loro richieste di aiuto all’occidente che, resistendo all’Isis, stanno combattendo anche per noi. Orsetti non era un mercenario ma un giovane che aveva scelto, a suo rischio, di combattere dalla parte giusta, per ragioni ideali. Come lui altri giovani europei, americani, persino australiani, una sorta di brigata internazionale, hanno attraversato il mondo per unirsi a quella battaglia di civiltà. E alcuni, come Orsetti, sono caduti combattendo.

  

Anche perché nel Rojava, la zona curda in Siria, è avvenuto in questi anni, in contemporanea con la resistenza all’Isis, l’unica vera rivoluzione del mondo arabo.

  

Infatti il Rojava, dopo essersi reso autonomo durante la guerra civile siriana, ha approvato un Patto costituzionale che comporta una scelta confederale all’interno della Siria, libere elezioni, libertà di stampa e di associazione politica, laicità delle istituzioni, uguaglianza per tutti i cittadini siano essi musulmani, cristiani, yazidi o di altre minoranze. Soprattutto ha affermato l’assoluta uguaglianza tra uomo e donna, superando le pratiche discriminatorie connaturate alla cultura del medio oriente. Non a caso molti combattenti dello Ypg sono donne, le abbiamo viste in azione in molte fotografie con lo stemma giallo dello Ypg sulla divisa, e una donna è il loro comandante. Davvero la loro Carta fondante sembra la nostra Costituzione. In più la via scelta dal Rojava è una forma di socialismo democratico e non autoritario ispirato al municipalismo. Una grande rivoluzione, inattesa in quelle regioni dominate da tirannie e settarismi religiosi. Ricordiamo che da qualche mese i curdi di Siria stanno affrontando un altro temibile nemico: l’esercito di Erdogan che vuole imporre sulla regione la sua egemonia oscurantista dopo aver distrutto la Turchia laica di Atatürk. E purtroppo l’occidente fa poco per fermarlo. Ogni ricordo di un caduto suona sempre un po’ retorico ma certo è un dovere per le nostre istituzioni e per tutti noi cittadini tributare a questo caduto tutti gli onori. Si è battuto per la libertà di tutti e di questo ragazzo dobbiamo essere orgogliosi.

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Commenti all'articolo

  • leless1960

    20 Marzo 2019 - 13:01

    Una delle caratteristiche e abilità maggiori delle nostre splendide democrazie è sempre stata quella di sapersi voltare dall'altra parte al momento opportuno. In quello che si riteneva il momento opportuno, opportuno nel senso di opportunistico, non di opportuno storicamente. Per questo ci sono le lacrime successive.

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