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"Quelli come Salvini ci chiamano zecche ma noi abbiamo preso le armi contro l'Isis"

Intervista a un'italiana che si è arruolata nelle forze curde con Lorenzo Orsetti per combattere lo Stato islamico

20 Marzo 2019 alle 06:00

"Quelli come Salvini ci chiamano zecche ma noi abbiamo preso le armi contro l'Isis"

Foto LaPresse

New York. “Il cordoglio generale per la morte di Lorenzo Orsetti in Siria mentre combatteva contro lo Stato islamico è un dovere – dice Maria Edgarda Marcucci detta Eddi, che si è arruolata nelle stesse unità combattenti curde tra il 2017 e il 2018 – ma i politici come Salvini che per anni si sono riempiti la bocca con la minaccia dell’Isis e che hanno fatto propaganda e che hanno sciacallato sugli orrori commessi dall’Isis sono gli stessi che ci chiamano ‘zecche’, ‘figli di papà’ oppure ‘quelli dei centri sociali’, mentre siamo tra coloro che sono andati a combattere contro lo Stato islamico e a sostenere la lotta di un popolo oppresso. Le persone che sono partite sono le uniche che hanno preso le armi contro quel nemico dell’umanità che è lo Stato islamico, mentre i politici restavano al sicuro a prendersela con i musulmani per i loro fini senza dire che l’islam non ha nulla a che vedere con l’ideologia dell’Isis. E infatti migliaia di musulmani sono morti combattendo contro l’Isis. Anzi, quei politici di fatto danno una mano agli estremisti perché è provato che le persone che in Europa si sono unite all’Isis erano staccate e isolate dalle comunità musulmane, dove c’è una comunità bene integrata quei fanatici non ci sono. Eppure quei politici ostacolano ogni forma di solidarietà”.

  

 

Cosa ne pensi del fatto che secondo il pm di Torino sei “socialmente pericolosa” e che per la legge non c’è distinzione tra chi parte per combattere contro l’Isis e chi parte per arruolarsi con l’Isis? “Dipende di quale società stiamo parlando. Davide, Paolo, Jacopo, Fabrizio e io non siamo pericolosi se stiamo parlando della società che ogni giorno soffre e resiste, siamo ‘pericolosi’ invece se parliamo di una piccola parte privilegiata della società perché siamo testimoni di un’alternativa e abbiamo visto nel periodo passato in Siria che un modello differente può funzionare e che un altro mondo è possibile. In questo senso, la rivoluzione in Siria è un patrimonio dell’umanità intera”.

 

Per essere chiari: la rivoluzione dei curdi o quella siriana in generale? “Quella curda, l’altra fu un’insurrezione di breve durata nel 2011 che è finita preda di bande jihadiste”.

 

Questa esperienza in Siria però potrebbe avere conseguenze penali. “È la contraddizione che dicevo prima. Il ministro che dice di pregare ‘per Lorenzo Orsetti ucciso da infami assassini’ è lo stesso che comanda i poliziotti che hanno condotto le indagini per chiedere la sorveglianza speciale. In questo paese si può dire una cosa e il giorno dopo farne un’altra. Perché qui la politica è privilegio, invece che essere responsabilità e dovere”.

   

Il progetto curdo in Siria ha molti nemici, dalla Turchia fino al governo siriano di Bashar el Assad che ha appena annunciato di volersi prendere con le cattive il territorio controllato dai curdi, credi che abbia un futuro? “Sì, perché è un progetto che funziona bene per milioni di persone, che già ci vivono adesso, è un progetto inclusivo che permette a tutti i popoli siriani – e sono tanti, curdi arabi, circassi… – di vivere assieme anche se sono diversi. E c’è un’altra ragione sostanziale: il coraggio e la determinazione. Non faranno un passo indietro, l’abbiamo visto a Kobane (il cantone assediato dallo Stato islamico nell’inverno 2014, teatro di una battaglia furiosa che durò mesi) come ad Afrin, fronte su cui Lorenzo ha combattuto”.

  

E della lotta delle donne, che cosa puoi dire visto che hai fatto parte delle unità combattenti curde formate da donne? “Sono le persone più straordinarie che abbia mai incontrato, capaci di mantenere un’immensa etica persino in guerra. C’è una differenza sostanziale con l’Isis e c’è una differenza anche con la società capitalista, perché dovunque c’è un grado di oppressione comincia dalle donne. La condizione delle donne, e questa è una cosa che si verifica sempre e dovunque, è dove comincia l’oppressione qualsiasi sia la sua forma”.

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Ora scrivo da New York. Sono stato inviato al Cairo per seguire il Medio Oriente da vicino. Ho lavorato in Afghanistan, Iraq, Pakistan e Siria. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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Commenti all'articolo

  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    23 Marzo 2019 - 23:11

    Lasciatemi dire che se ci sono ancora giovani italiane come questa, capace di andare a misurare così i propri ideali e animata da valori ideali che invito i lettori a riascoltare (altro che ONU!) dalla viva voce di questa ragazzetta armata ed in mimetica in posti disperati dove morire ammazzati non ci vuol niente ma non importa nulla rispetto al tentativo di ricostruire una vita più degna e migliore per tutti ed un futuro di libera e pacifica convivenza, beh credo che tuttosommato ci stia dando - coi fatti - una bella lezione. Che Dio la benedica e la Madonna la protegga, questa scricciolina, a sfidare pericoli bestiali per un uomo ma in quelle lande ancor peggio per una femmina, come Raineri sa bene. E tanto di cappello. Altro che chiacchiere.-

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  • bussirino@libero.it

    bussirino

    22 Marzo 2019 - 10:10

    Le ideologie possono portare a dover perdere la propria vita creando problemi in famiglia...condivido chi da la propria vita per salvare la propria Patria, ma non condivido il sacrificio per la Patria altrui....Quei migranti che scappano dalle guerre neila loro Patria per rifugiarsi in Europa li considero DISERTORI...altri che rifugiati politici....Per la propria libertà su combatte in casa propria ...non su scappa. Cesare Bussandri da Fiorenzuola d'Arda

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  • luigi.desa

    20 Marzo 2019 - 13:01

    Anche io a 20 anni volevo andare a fare il mercenario per qualche buona causa però il mì babbo mi fregò e falsificando la mia firma ,essendo io di leva ,mi arruolò nei carabinieri per il servizio militare e così sfumarono le mie fantasie da avventuriero.

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  • luigipif

    20 Marzo 2019 - 09:09

    ...insomma, "né con lo Stato né con le BR"...

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