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Il dottor Grossolano

Per criticare la separazione delle carriere Davigo usa un’idea anticostituzionale

22 Febbraio 2019 alle 06:00

Il dottor Grossolano

Piercamillo Davigo (foto Imagoeconomica)

In genere i soprannomi, sia quelli elogiativi sia quelli più offensivi, hanno un’attinenza con la realtà, con una caratteristica particolare o spiccata del soggetto a cui si riferiscono. Ecco, di Piercamillo Davigo non si è mai capito perché abbiano iniziato a chiamarlo “Dottor Sottile”, una locuzione usata già in età medievale – si pensi al “Doctor Subtilis” Duns Scoto – per indicare filosofi e giuristi specializzati in argomentazioni sofisticate e anche un po’ bizantine. Davigo invece in vita sua per il sottile non ci è mai andato, al cesello ha sempre preferito l’accetta. Qualche giorno fa, ospite di Floris, ha affrontato così il tema della separazione delle carriere nella magistratura: “Questa tesi è una stravaganza, riposa sull’idea che le parti in un processo siano uguali. Le parti nel processo non possono essere uguali, perché se il pm va in udienza sapendo che l’imputato è innocente e ne chiede la condanna commette il delitto di calunnia. Se il difensore, colto da crisi di coscienza, dice al giudice che il suo cliente è Jack lo squartatore commette reato di infedele patrocinio. Che uguaglianza può esserci tra una parte che è punita se mente e un’altra che è punita se dice la verità?”. Applausi (da Floris sono di routine, ma stavolta erano sinceri). Con una battuta in televisione e tra i battimani del pubblico in studio, un giudice presidente di sezione penale in Cassazione e ora membro del Csm disintegra l’articolo 111 della Costituzione: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a giudice terzo e imparziale”. Con un grezzo paralogismo che confonde i termini “parità” e “uguaglianza” e induce a credere che con la separazione delle carriere pm e avvocati debbano poi appartenere al medesimo organo, Davigo risolve una questione dibattuta da decenni. I giuristi studiano e discutono, confrontano i diversi modelli giurisdizionali delle democrazie occidentali, e nessuno di loro si è reso conto di una cosa, che gli avvocati dicono le bugie e i pm no. E pensare che per un ragionamento del genere non serve “sottile”, il Dottore basta pure grossolano.

Redazione

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  • Silvius

    22 Febbraio 2019 - 23:11

    Eh, uomo di rara intelligenza e onestà intellettuale...

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