Storia di Cpl Concordia, azienda assolta (e viva)

Luciano Capone

È stata terremotata dalle inchieste di Woodcock e Luigi Di Maio la chiamava “mafiosa”

Un’altra assoluzione, l’ennesima, definitiva. La Cassazione ha confermato il proscioglimento per una presunta truffa della Cpl Concordia sul fotovoltaico. Truffa, corruzione, associazione a delinquere e legami con la camorra, una alla volta tutte le accuse si sgretolano davanti ai giudici. Fino a qualche tempo fa il nome Cpl Concordia era sinonimo di malaffare, ora è sempre più evidente che diventerà un sinonimo di malagiustizia. O meglio, di quel circo politico-mediatico-giudiziario che se ne infischia delle prove e dei diritti della difesa, ma ritiene sufficienti le accuse dei pm per distruggere la reputazione e la vita di persone e aziende. Il caso Cpl Concordia dimostra come questo meccanismo barbaro e incontrollato possa produrre più danni di una calamità naturale. A causa del terremoto in Emilia del maggio 2012 – magnitudo 6.1 della scala Richter – la cooperativa modenese ha subito danni enormi, per circa 20 milioni di euro. Ma è un dato che impallidisce rispetto al terremoto giudiziario – massimo grado della scala Woodcock – che tre anni dopo ha prodotto 180 milioni di euro di danni, nove volte di più, per la perdita di commesse pluriennali.

 

 

Nel marzo 2015 un’inchiesta del pm John Henry Woodcock, Giuseppina Loreto e Celestina Carrano, coadiuvati dal capitano Gianpaolo Scafarto, porta all’arresto dello storico presidente della Cpl Concordia Roberto Casari, di altri dirigenti della multiutility e del sindaco pd di Ischia Giosi Ferrandino con l’accusa di corruzione per la metanizzazione dell’isola. E’ un’inchiesta che fa clamore a livello nazionale, gli schizzi arrivano a Massimo D’Alema, per via di alcune bottiglie di vino, e a Matteo Renzi, con la pubblicazione di intercettazioni irrilevanti tra lui e il generale Michele Adinolfi (una dinamica che anticipa il caso Consip). Un paio di mesi dopo, dallo stesso filone, piomba un’accusa più grave: concorso esterno in associazione camorristica.

 

Secondo il pool di pm guidato da Catello Maresca, la coop emiliana aveva stretto un patto con il clan dei casalesi nel progetto di metanizzazione dell’Agro aversano. Casari viene arrestato di nuovo e dopo Poggioreale si fa altro carcere a Trento. Le accuse conducono immediatamente all’esclusione dalla white list, che per l’azienda vuol dire interdizione dalle gare, perdita di contratti e commissariamento. Come se non bastasse a ottobre arriva un’altra inchiesta, quella per truffa sul fotovoltaico, che porta a un sequestro da 16 milioni di euro e al blocco dei conti corrente. E’ la condanna a morte di un’impresa con oltre 100 anni di storia, prima di qualsiasi sentenza giudiziaria. Quelle arriveranno dopo e saranno tutte di assoluzione: niente corruzione a Ischia, niente concorso esterno con i casalesi, niente truffa sul fotovoltaico. A Roma arriva un altro proscioglimento, figlio dell’inchiesta di Woodcock, per corruzione di un ufficiale dei servizi segreti. Ma nel frattempo la Cpl diventa il simbolo infame di una nuova piovra: “Siamo convinti che le cooperative siano una cerniera tra corruzione politica e mafie – disse Luigi Di Maio all’allora procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti, riferendosi al caso Cpl Concordia – chiediamo che questo fenomeno venga considerato un sistema criminale mafioso a livello nazionale”.

 

In questi anni che hanno separato il giustizialismo dalla giustizia, le accuse dei pm dalle sentenze dei giudici, tante persone si sono fatte la galera da innocenti e la Cpl Concordia ha bruciato il 34 per cento del fatturato, ceduto rami d’azienda, perduto ingegneri e know how, 400 dipendenti in meno, molti rimasti senza lavoro, mentre gli altri 1.400 hanno perso reddito tra cassa integrazione e contratti di solidarietà. Nonostante tutto la Cpl Concordia è, incredibilmente, ancora viva. Ma a Di Maio, che ha additato un’azienda vittima del giustizialismo come un cancro da estirpare, è andata incredibilmente ancora meglio: ministro dello Sviluppo economico.

  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali