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Il grande show del rating a Trani

L’unica verità nell’inquisizione a Standard & Poor’s è il pregiudizio giudiziario

30 Settembre 2017 alle 06:13

Il grande show del rating a Trani

Sono state pubblicate le motivazioni dell’assoluzione degli analisti di Standard & Poor’s nel processo sul rating avviato dalla procura di Trani. Si tratta dell’ultimo tragicomico capitolo in piena sintonia con il resto di una storia che pomposamente è stata definita come “il processo del secolo”, un’inchiesta che aveva l’obiettivo di svelare il malefico complotto delle agenzie di rating nel 2011 e riscrivere la storia politica ed economica dell’Italia. “Possiamo conoscere la verità sul nostro paese – disse il pm Michele Ruggiero nella requisitoria di otto ore – quanto valevamo e quanto male hanno fatto all’Italia gli imputati, che hanno manipolato, falsificato e imbrogliato il mondo intero”. Poi è andata a finire che a marzo tutti gli imputati sono stati assolti dall’accusa di manipolazione del mercato. Ma dalle motivazioni depositate dal collegio di giudici presieduto da Giulia Pavese, se una persona non conoscesse già l’esito del processo, penserebbe che si tratta di una sentenza di condanna. Leggendo le motivazioni, non si capisce proprio perché gli imputati siano stati assolti.

 

La sentenza parte con grandi elogi al pm della procura di Trani, a cui i giudici danno addirittura il merito di aver sollevato a livello europeo l’inadeguatezza del regolamento sulle agenzie di rating. I giudici poi addirittura condannano moralmente l’ex ad italiana di S&P Maria Pierdicchi– indagata e già archiviata anni fa – per aver criticato la procura in una telefonata privata (“Si è abbandonata a esternazioni gratuite sulle indagini del pm proprio in un una conversazione con il presidente mondiale di S&P”). Successivamente si lanciano in una descrizione di quante siano cattive le agenzie di rating (dalla crisi americana a Parmalat, da Enron a Lehman Brothers, tutte cose che non c’entrano con l’inchiesta). E ancora si parla di intrecci azionari e conflitti d’interesse tra banche e agenzie, che non dimostrano nulla ma fanno capire che sotto sotto è tutto un magna-magna. Infine, confermano i giudici in questa strana sentenza di assoluzione, il processo avrebbe anche confermato il “sospetto” che i giudizi di S&P sull’Italia fossero connotati da “sicuro pregiudizio”. Ecco, il sospetto di una certezza sembrerebbe una contraddizione in termini, ma forse è il dettaglio più marginale. Soprattutto perché c’è un pm che esulta per una sentenza in un processo che ha perso. Per chiudere il cerchio di questa storia surreale, a questo punto ci manca solo che, viste le motivazioni, a fare appello contro l’assoluzione sia la difesa.

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Commenti all'articolo

  • guido.valota

    01 Ottobre 2017 - 09:09

    Vadano a fare la Rivoluzione nella Repubblica di Bananas.

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