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La trilogia di Trani

Il complotto delle agenzie di rating era solo un’intervista a Ballarò. Dopo S&P assolta Fitch. Manca DB

21 Ottobre 2017 alle 06:00

La trilogia di Trani

Il pm Michele Ruggiero (foto LaPresse)

E così il “grande imbroglio”, il golpe finanziario, l’attentato alla sovranità, il complotto delle agenzie di rating contro l’Italia era solo un’intervista a Ballarò, in cui un analista ha ripetuto il contenuto di un comunicato vecchio di un mese. Nelle motivazioni della sentenza di assoluzione di Fitch dalle accuse di “manipolazione del mercato” perché il fatto non sussiste, i giudici riportano con i piedi per terra la procura di Trani, la politica e il giornalismo che avevano trattato un teorema campato in aria come un’inchiesta disvelatrice dei crimini del capitalismo finanziario. Secondo il pm sovranista Michele Ruggiero, il magistrato con la cravatta tricolore che ha combattuto le agenzia di rating nelle aule di tribunale e ora nei convegni politici, l’analista di Fitch David Riley avrebbe fatto crollare il prezzo dei titoli di stato rispondendo alle domande di Giovanni Floris.

 

Durante la puntata di Ballarò del 17 gennaio 2012, intervenendo dopo Maurizio Crozza, Riley avrebbe manipolato il mercato con “indebiti annunci preventivi inerenti l’imminente declassamento della Repubblica italiana”. In pratica avrebbe anticipato la notizia dell’effettivo taglio del rating avvenuto dieci giorni dopo. La realtà è che l’accusato aveva semplicemente ripetuto il contenuto di una press release di Fitch di un mese prima, una cosa già nota ai mercati, che non ha prodotto alcun effetto significativo sui titoli. E non serviva di certo un iter giudiziario lungo svariati anni per rendersene conto. Il 31 gennaio 2012, due settimane dopo l’intervista di Riley, su sollecitazione del pm la Consob aveva già informato la procura di Trani con una nota che quelle dichiarazioni non avevano prodotto “elementi di particolare attenzione” sullo spread: “Non sono emersi elementi che sembrino avvalorare ipotesi riconducibili ad abusi di mercato”. Oltre alla Consob, le accuse di Ruggiero erano state vagliate anche dal tribunale di Milano, che non ha avuto neppure bisogno del processo per archiviare la posizione di Alessandro Settepani, country head di Fitch Italia. Il gip sottolineava che le interviste hanno semplicemente diffuso notizie già note che “hanno solo consentito all’opinione pubblica di conoscere un dato di interesse pubblico fino ad allora seriamente preso in considerazione solo dagli addetti ai lavori”.

 

 

Ma invece il pm Ruggiero, che negli anni con le sue clamorose inchieste si è fatto la fama di nemico delle banche e della finanza, voleva spezzare le reni alle agenzie di rating. I giudici però nella sentenza hanno scritto che nella sua inchiesta non c’era proprio nulla: “L’impianto accusatorio non ha trovato riscontro”, perché “la condotta contestata all’imputato si è concretizzata in una reiterata diffusione della notizia già nota ai mercati” da un mese. Non c’è stata alcuna manipolazione o artificio, “dall’istruttoria dibattimentale non emerge nessun serio riscontro” anche perché “il pm si è limitato ad allegare degli elementi indiziari, non dotati dei requisiti della precisione e della gravità”. Inoltre dal punto di vista tecnico non c’è alcuna contestazione all’operato dell’agenzia di rating, “non sono state allegate prove, anche a livello meramente indiziario, circa la falsità della notizia riportata”. Insomma, l’intervista a Ballarò non è reato.

 

Prima o poi bisognerà fare un bilancio delle decine di inchieste della procura di Trani sul mondo finanziario, poi finite nel nulla. Le più clamorose sono le assoluzioni in simultanea di Fitch e dell’altra agenzia di rating Standard & Poor’s. Ma la saga non è finita. Michele Ruggiero ha appena chiuso l’inchiesta contro Deutsche Bank per la vendita di titoli di stato italiani. E’ l’ultimo capitolo della “Trilogia del complotto” contro l’Italia. L’impressione però è che il finale non sarà sorprendente.

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