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La Tropicale Amissa Bongo è un romanzo familiare

Attilio Viviani della Cofidis vince la prima tappa della corsa in Gabon che porta il nome della figlia dell'ex presidente. Una storia africana sulle note di una canzone napoletana

21 Gennaio 2020 alle 09:41

Sarà che in mezzo alla polvere c'è bisogno di punti di riferimento precisi, altrimenti ci si perde. Sarà che, molto spesso, chi è venuto prima ha la capacità di indirizzare le scelte e chi è venuto dopo ha la facoltà di cambiare traiettoria a ciò che sino a prima è stato. Sarà che, in fondo, indipendentemente da cosa si è scelto di fare, tutto sommato e figli so' piezz'e core!, a dirla con l'idioma che spesso usciva dallo stereo della residenza presidenziale gabonese. Chissà come e chissà perché Omar Bongo, presidente dal 2 dicembre 1967 al 8 giugno 2009, aveva portato in Africa un pezzo d'Italia. Parole in dialetto napoletano e musica tradizionale che raccontavano storie lontane, esotiche, almeno per il Gabon. Musiche che parlavano d'amore, di addii, di rimpianti, di felicità passate, di figli partiti. L'ex presidente si era innamorato della musica napoletana negli anni Ottanta a Libreville, capitale del Gabon, dopo averla sentita uscire dall'automobile di un italiano che si trovava in Africa per lavoro. Della bicicletta invece si appassionò ben prima, negli anni Cinquanta, in Francia, all'epoca del servizio militare nell'aviazione francese. Apprezzava Louison Bobet, sognava di esplorare l'Africa pedalando. Non ci riuscì mai. Arrivò la politica, la campagna per l'indipendenza dalla Francia, il regime. Per decenni questo prese il sopravvento su tutto. Solo nel 2003, a dieci anni dalla morte della figlia Albertine Amissa Bongo, la bicicletta ritornò nei pensieri di Omar Bongo. Tre anni dopo, il tempo di convincersi e convincere alcuni imprenditori a organizzare una corsa a tappe nel paese, arrivò pure il ciclismo. La Tropicale Amissa Bongo, prese forma allora, nel gennaio del 2006. E si continua a correre, nonostante la morte di chi l'ha voluta, portando nel nome il nome della figlia scomparsa, perché Omar Bongo lo sapeva bene che e figli so' piezz'e core! Una cosa che sa bene anche Ali Bongo, che ha preso il posto del padre e che nel nome della sorella ha contribuito a rafforzare il ciclismo nel paese.

 

E così la Tropicale Amissa Bongo è diventata un romanzo familiare. Lo sa bene Jussi Veikkanen, primo vincitore della corsa, che proprio per passione paterna finì in bicicletta e che dalla bicicletta scese soltanto per salire in ammiraglia. Lo sa bene anche Attilio Viviani, che del fratello Elia ha deciso di seguire le orme e che dal fratello Elia ha appreso anche quell'arte strana di domare gli avversari in volata. E alla prima occasione di questo 2020 ha messo in pratica ciò che ha imparato sinora. 

A Ebolowa, ieri, il veronese della Cofidis ha ripetuto quello che gli era riuscito alla Schaal Sels Merksem (corsa in Belgio) nell'agosto scorso: si è messo alle spalle tutto il gruppo. Ha oltrepassato il traguardo a braccia alzate davanti a Lorrenzo ManzinBiniyam Ghirmay, due dei grandi protagonisti dell'anno scorso. 

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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