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L'Eroica, ossia come con le bici si può trasformare e valorizzare un territorio

Era nata come una pedalata in compagnia buona a salutare l'autunno, è diventato un sistema da studiare per rilanciare l'economia di una regione. E domenica si corre L'Eroica Montalcino

25 Maggio 2019 alle 06:07

L'Eroica, ossia come con le bici si può trasformare e valorizzare un territorio

foto LaPresse

Quando il 5 ottobre del 1997 novantadue uomini salirono sulle loro biciclette d'antan e iniziarono a pedalare per le colline toscane tra pezzi di asfalto e lunghi tratti di ghiaia e brecciolino, in pochi, o forse nessuno, avrebbe mai pensato che quella zingarata avrebbe potuto modificare in profondità le sorti della loro terra, elevare la regione del Chianti a modello da seguire e da esportare in tutto il mondo. Perché L'Eroica, che altro non era che una pedalata in compagnia buona a salutare l'autunno e a smaltire i resti dei ristori della Granfondo “Gino Bartali” che si era corsa la domenica precedente, è diventato in poco più di vent'anni una risorsa per il Chianti, per il senese e, inoltre, per tutta la Toscana. E non solo nei giorni delle ciclostoriche, quando attorno a Gaiole in Chianti l'economia locale beneficia dei tre/quattro milioni di euro generati dai quasi ottomila partecipanti, che in quel pezzo d'Italia soggiornano, bevono e mangiano per qualche giorno. C'è altro. Qualcosa che non si limita esclusivamente a quelle settimane nella quale quel fazzoletto di colline tra Gaiole e Montalcino diventa il centro nevralgico delle ciclostoriche. Ma un progetto ben più ampio, ben più complesso che è riuscito a ridonare al territorio le sue antiche protagoniste, le biciclette.

  

Prima c’è stata l'introduzione di un percorso permanente che dà la possibilità di pedalare per dodici mesi l’anno il tracciato di 209 chilometri dell’Eroica. Non ci sono una partenza e un arrivo fissi, il viaggio può essere iniziato in qualunque punto dell’anello e prevede cinque zone di controllo, ossia strutture nelle quale si può richiedere il libretto di viaggio e il timbro di passaggio. Perché ogni avventura in bicicletta “ha bisogno di un talismano, qualcosa da conservare e riguardare ogni tanto, una chiave d’accesso ai ricordi”, scriveva quasi un secolo fa il geografo, speleologo e viaggiatore Luigi Vittorio Bertarelli. 

  

Poi c’è stato il via alla realizzazione del secondo percorso permanente, quello dell’Eroica Montalcino – che si corre domenica 26 maggio –, figlia tardo primaverile dell’autunnale chiantigiana. Altri 153 chilometri, quasi la metà su strade sterrate, che conducono le biciclette tra le crete senesi. 

  

Due percorsi tracciati sulla carta, segnalati a bordo strada. Due percorsi che hanno creato qualcosa di nuovo in questo territorio: un’economia diffusa e sostenibile, lontana da quella del turismo di massa, che è destagionalizzata, diluita in tutto un anno, che porta benefici al territorio evitando i problemi tipici nei quali incorrono le località turistiche quando sono “invase” da flussi massicci di persone. 

 

Perché queste sono zone che, come dice al Foglio Mario, ristoratore di San Quirico d’Orcia, "non sono mai state così visitate come negli ultimi anni. Nel mio caso specifico ho riscontrato un aumento dei visitatori di almeno il trenta per cento da tre/quattro anni a questa parte. E non ho mai avuto così tante biciclette fuori dal mio locale. Mia moglie dice sempre: ‘Dio benedica i ciclisti’, e forse c’ha ragione". 

 

Non solo in Toscana cresce l'importanza della bicicletta all'interno dell'economia italiana. Secondo il rapporto Cicloturismo e cicloturisti in Italia realizzato da Isnart-Unioncamere e Legambiente, nel 2018 i cicloturisti rilevati nel nostro paese hanno raggiunto i 77,6 milioni, l'8,4 per cento dell'intero movimento turistico in Italia. Una crescita del 41 per cento negli ultimi cinque anni – dal 2013 al 2018 –, generando un valore economico pari a 7,6 miliardi di euro all'anno. E questa cifra deve essere inserita all'interno dei 12 miliardi di euro del Pib, ossia il Prodotto interno bici, che altro non è che il giro d'affari generato dagli spostamenti a pedali in Italia, calcolando la produzione di bici e accessori, delle ciclo-vacanze e dell'insieme delle esternalità positive generate dai cittadini in bicicletta.

 

Un aumento di attrattività e un beneficio economico, del quale tra Chianti e crete senesi si sono accorti già da diversi anni. Andrea Cadamuro nella sua tesi di laurea in Management della Sostenibilità e del Turismo, "L’Eroica e il Chianti: la Stakeholder Event Evaluation per la valutazione degli eventi sportivi outdoor in un’ottica di sostenibilità", ha analizzato sia come "un evento sportivo di piccole dimensioni conosciuto solo a livello locale possa riuscire a crescere sino a diventare un grande evento internazionale a basso impatto ambientale", sia, soprattutto, "le ricadute socio-economiche de L'Eroica sul territorio del Chianti". E i dati parlano chiaro: dal 2005 a oggi sono aumentate costantemente sia il numero di presenze, sia l'offerta di posti letto a Gaiole in Chianti e dintorni. Le presenze nel territorio chiantigiano nel terzo trimestre dell'anno, quello sono passate da 264.833 del 2005 alle 348.654 del 2016 nel terzo trimestre dell'anno, quello nel quale si corre la ciclostorica. E sono passate dalle 24.958 del di quattordici anni fa alle 81.014 del 2016 nel primo trimestre. Un aumento che dimostra come i benefici derivanti dal turismo non si limitino soltanto al periodo della corsa, ma ricadano per tutti i dodici mesi.

 

I cicloturisti inoltre sono aumentati negli ultimi dieci anni, secondo le rilevazioni dell'ufficio turismo della Regione Toscana, di oltre il 130 per cento. E questo nonostante in queste zone non ci siano ciclovie di rilevanza nazionale o internazionale. D'altra parte, come rilevato anche dall'ex ministro dei Trasporti belga, Etienne Shouppe, "per favorire l'aumento del cicloturismo in un paese non c'è bisogno di grandi infrastrutture, come le ciclovie, ma di creare un sistema di ciclabilità diffusa, che permetta ai cicloturisti di vagare per il territorio e scoprirlo".

 

Tra il Chianti e le crete senesi ci sono i paesi, ci sono soprattutto le colline, panettoni che si stendono a perdita d'occhio, colori pastello che si affiancano e sovrappongono, un senso di quiete. Sono i panorami che Primo Volpi, ciclista professionista ai tempi di Coppi e Bartali, un progetto di campione mai diventato davvero tale, vedeva lungo i suoi allenamenti, quelli che diceva "essere un pezzo di Paradiso per fortuna poco conosciuto", quelli che piano piano si stanno facendo conoscere. Quelli che sempre più spesso stanno attraendo ciclisti da tutta Europa anche al di là delle biciclette d'antan, al di là dell'Eroica. Quelli che rientrano nel progetto Terra Eroica, che altro non è che l'idea di preservare questi territori e offrirli così come sono ai cicloturisti. Si corre per campi e per campagne, per colline e piccoli borghi, lontani dal traffico, lontani da molto, non da tutto. Si corre su strade e sentieri dimenticati dalle macchine, al di là dell'inutile logica che per il turismo in bicicletta servono infrastrutture. Queste sono utili, non necessarie. A servire sono le strutture, quelle per dormire, per mangiare, per riposarsi e per lavarsi. A tutto il resto ci si adatta. Il rispetto per i ciclisti si fa. Servono le biciclette in strada, la loro presenza per rendere mansueti e cauti gli automobilisti. E in questo pezzo di Toscana l'hanno capito. 

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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