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Dal Quartetto cetra a Frankie Hi-Nrg, quando il Giro d'Italia si fischietta

Nel 1959, in radio, il primo accostamento musicale alla corsa rosa. Da allora a cantare il Giro sono passati Lucio Dalla, Paolo Belli, Stephen Schlaks, Paolo Conte e pure Marco Pantani

20 Maggio 2019 alle 16:42

Dal Quartetto cetra a Frankie Hi-Nrg, quando il Giro d'Italia si fischietta

Giorgio Gaber con Adorni, capitano della Salamini-Luxor al Giro del 1967 (foto LaPresse)

"Tiattiattira tiattiattira tiattiattira tiattiatià / Tiattiattira tiattiattira Tiattiattira tiattiatià". È un suono senza significato, quasi uno scioglilingua. È un "Tiattiattira tiattiattira tiattiattira tiattiatià / Tiattiattira tiattiattira Tiattiattira tiattiatià" qualsiasi, un borbottio di suoni come tanti, di quelli che si pronunciano a mezza voce in mezzo al traffico, oppure a casa a tempo perso. Non vuol dire nulla, eppure vuol dire tantissimo: un mondo intero di ricordi, di scatti, di volate, di cadute e risalite. È un Gian Pieretti alle prese con problemi d'amore, di assenze che prendono la forma di uno struggimento, di una mancanza che niente, forse, riesce a colmare. Forse, appunto. Perché poi c'è il resto. Il Giro d'Italia.

 

 

"Tiattiattira tiattiattira tiattiattira tiattiatià / Tiattiattira tiattiattira Tiattiattira tiattiatià". L'Italia, raccontava Tonino Guerra, è il paese "dei fischiettatori e dei fischiettamenti", quasi se non si potesse stare senza musica, senza una melodia che invade tutto e tutto permea. Le giornate, i luoghi di ritrovo, le chiacchierate con gli amici. Si fischietta e si canticchia, si muovono le spalle e si battono i piedi a tempo sui bus e nelle metropolitane, mentre si è al volante, quando si pedala.

 

E il Giro dell'Italia, che è sempre stata festa a pedali, non si è mai sottratto a tutto questo. Una corsa che è festa itinerante, un girovagare su due ruote che ferma le città, che riempie le strade e che, per tre settimane, fa appassionare tutti alle biciclette. Un'amore passeggero, come tutte gli amori intensi. Perché dopo che passa il Giro tutto ritorna uguale a prima e le biciclette vengono messe al lato della strada, ignorate molto spesso da tutti.

 


Qui trovate lo speciale sul Giro d'Italia 2019

La playlist del Giro d'Italia 2019

Ogni giorno di corsa una canzone e ogni canzone una storia, quella che i corridori metteranno in scena. Così suona il Giro 102


 

Quello che resta, oltre alle imprese e alle cotte, oltre alle facce dei vinti e dei vincitori, è, appunto, la musica. Musica che diventava sigla, che teneva compagnia per tre settimane e oltre telespettatori e appassionati. Che superava il ciclismo per invadere le radio. Un po' difficile quella di quest'anno da memorizzare e fischiettare, ma tant'è, quantomeno i ricordi sono intatti.

 

 

Fu nel 1959 che il Giro superò soltanto il suo essere biciclette e divenne fischiettio. L'idea di dare al Giro d'Italia una sigla la diede alla dirigenza Rai Sergio Zavoli, all'epoca giornalista radiofonico. D'altra parte in un'Italia che si appassionava sempre di più al Festival di Sanremo, era impensabile che l'altro grande evento nazional-popolare rimanesse privo di un tema musicale. Gino Latilla in venti ore compose e registrò "Il re della strada", il jingle che apriva le radiocronache della corsa.

 

Fu un mezzo fiasco la canzone, ma l'idea piacque a tal punto che nel 1961 Vincenzo Torriani e la Rai affidarono l'incarico di realizzare la sigla del Giro al Quartetto Cetra. Il risultato fu "Ciao mama". 

 

 

La canzone ebbe un gran successo, venne cantata e suonata per mesi. Forse pure troppo. La musica del Quartetto Cetra era arrivata ovunque e, dopo poco tempo, che fosse la sigla del Giro non se lo ricordava più nessuno. E così nel 1962 il patron del Giro pretese una canzone senza parole. Venne adottata "Sauterelle" de Les Continentals che il 20 maggio del 1962 sbarcò pure in tv ad animare i titoli di testa e di coda del Processo alla Tappa, la trasmissione che proprio Sergio Zavoli ideò e condusse dal 1962 al 1970.

 

 

Per un decennio Sauterelle fu la musica del ciclismo. Poi iniziò a stancare. Il Processo alla Tappa era terminato, e quel ritmo scattante e jazzato ricordava troppo la fortunata parentesi dello Zavoli ciclistico. 

 

Nel 1976 e nel 1977 fu l'Orchestra Spettacolo Raoul Casadei a confezionare per il Giro "Pedala, pedala..."

 

 

Con l'arrivo dei colori in diretta, il Giro pescò in America il suo suono. Nel, 1978 Stephen Schlaks con la sua Fantasy Girl apre e chiude le dirette dalla corsa. 

 

 

Per gli intermezzi c'è Gianfranco D'Angelo e la sua "Gira e rigira". Così va avanti per anni. Nel 1980 che il Giro si affida ancora a D'Angelo che confeziona "Vai con la bici". Mentre nel 1982 si passa a Tony Santagata e alla sua "Passa la corsa".

 

 

Durano poco le parole nelle sigle degli anni Ottanta. Santagata viene pensionato e torna solo la musica. Dal 1983 al 1986 si ascolta questo:

 

 

Mentre nel 1987 si passa ad altre note, queste:

 

 

Prima di arrivare al Nessun dorma interpretato da Pavarotti:

 

 

Nel 1991 le parole della romanza per tenore della Turandot di Giacomo Puccini, lasciano il posto ancora alla sola musica:

 

 

Con il passaggio della diretta della corsa dalla Rai a Mediaset a musicare il Giro arriva Paolo Belli. È il 1993 e la sigla è "E intanto gira e va".

 

 

Lo stacchetto musicale viene confermato anche nel 1994 e nel 1995, il biennio durante il quale Marco Pantani inizia a palesarsi, come una stella cometa, nel mondo ciclistico. Le lotte tra Gianni Bugno e Claudio Chiappucci degradano e il (sarà) Pirata diventa il centro di gravità del ciclismo italiano. La sua è una parabola imperfetta, fatta di cadute e attese per una rinascita che inizierà nel 1997 e deflagrerà nel 1998. In mezzo l'incidente alla Milano-Torino del 1995 e la sigla del Giro 1996: "E adesso pedala".

 

 

La doppietta Giro-Tour di Pantani nel 1998 avrà, almeno in rosa, il "Tiattiattira tiattiattira tiattiattira tiattiatià / Tiattiattira tiattiattira Tiattiattira tiattiatià" di Gian Pieretti come sfondo musicale. Mentre il suo ritorno in gruppo dopo l'affaire Madonna di Campiglio avrà le parole di Enrico Ruggeri, quelle de "Il cannibale e il campione".

 

 

Gli anni Duemila sono l'esplosione di Paolo Belli. Nel 2001 realizza Danceur Danzando, nel 2005 È un gran bel Giro, nel 2010Tutti al Giro

 

 

 

 

In mezzo c'è spazio per Lucio Dalla e la sua "Sono in fuga".

 

Con Velocità silenziosa nel 2007 a far da apripista ai corridori arriva Paolo Conte.

 

 

Un Sorriso nel cielo di Gianni Tirelli tira la volata ad Alberto Contador per la conquista della maglia rosa.

 

 

E se per il Giro del Centenario, 2009, e in quello dell'esordio da telecronista di Francesco Pancani, 2010, si cerca l'epica musicale, nel 2013 si passa a Cesare Cremonini con "Mezza estate".

 

 

E poi alla "Pedala" di Frankie Hi-Nrg. Confermata a grande richiesta nel 2015 e nel 2016.

 

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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