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La cosa peggiore nell'incidente alla Tirreno-Adriatico

Un uomo è stato investito da due corridori della Bora-Hansgrohe durante la prima tappa della corsa dei Due mari, la cronometro a squadre a Lido di Camaiore

13 Marzo 2019 alle 16:31

Tirreno-Adriatico, cinquantaquattresima edizione, prima tappa, cronometro a squadre. Erano più o meno le due e un quarto quando sul lungomare di Lido di Camaiore, mentre sfrecciava a oltre cinquanta all'ora la Bora-Hansgrohe, un signore ha attraversato la strada come nulla fosse, anche con una certa tranquillità. Cinque uomini della formazione tedesca sono riusciti a evitarlo, due no: Oscar Gatto e Rafał Majka, che chiudevano la fila della formazione di Peter Sagan, lo hanno investito in pieno. I due corridori si sono rialzati un po' malconci e sono riusciti a raggiungere l'arrivo. L'uomo no, è rimasto sull'asfalto. Lo hanno portato all'ospedale dove fortunatamente le sue condizioni non sono gravi: una brutta botta, sicuramente un grande spavento. Si riprenderà dicono i medici.

 

Già due anni fa, sempre alla Tirreno, accadde un altro fatto simile: una donna con il cane al guinzaglio attraversò la strada al passaggio di Peter Sagan, che però riuscì a evitarla. Ce la fece un po' perché il tre volte campione del mondo è molto abile a governare il mezzo, soprattutto perché era da solo, quindi con la visuale totalmente sgombra. Andò bene.

 

 

Che una persona attraversi la strada mentre passa una gara ciclistica è un fatto pericoloso, sia per se stessi, sia per i corridori. È un qualcosa che può finire male per tutti, ma non è qualcosa legato unicamente alla poca avvedutezza, alla stupidità, all'imperizia.

 

È qualcosa di peggiore.

   

Dice la Treccani: desuetùdine s. f. [dal lat. desuetudo -udĭnis, der. di desuetus «desueto»], letter. – 1. Lo stesso che dissuetudine, cessazione da un comportamento o da un’attività abituale, abbandono o perdita di una consuetudine. 2. In senso passivo, l’essere o il divenire desueto, cioè uscita dall’uso, e anche la perdita di validità di una norma o usanza che non è più osservata: abitudini, costumi, termini ormai in d.; venire, cadere in desuetudine. Con accezione più specifica, in diritto, la costante inosservanza di una legge, tale da provocarne l’abrogazione (non è ammessa nel diritto positivo italiano).

 

Molte volte gli spettatori si sono resi protagonisti in negativo. Quando il ciclismo era ancora uno sport giovane e le biciclette una novità del movimento si assisteva anche a placcaggi in corsa dei rivali del proprio beniamino, a spargimento di chiodi e puntine, a sabotaggi. Ma tutto ciò era una sorta di eccesso di esaltazione. Ora i pericoli arrivano da comportamenti legati alla distrazione, a volte dal disinteresse: siamo arrivati all'estremo opposto. Le corse nel nostro paese sono diminuite, sono diventati eventi sparuti, dispersi in un calendario un tempo affollato ora a tratti desolante. Tutto ciò soprattutto per quanto riguarda il mondo dei professionisti, ma anche se si confrontano le gare giovanile, si scopre che queste da trent'anni a questa parte sono diminuite di circa il 40 per cento.

 

Queste corse erano storie, volti, gambe e velocità. Erano soprattutto un momento di prossimità con le biciclette, per quanto legato a una dimensione competitiva, sporadica, occasionale.

 

E se anche una corsa importante e prestigiosa come la Tirreno-Adriatico si scontra con la desuetùdine del ciclismo forse qualche domanda chi il ciclismo lo amministra se la dovrebbe fare.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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