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Andare in bici sembra essere diventata una colpa

Un ciclista di 22 anni è morto ieri a Roma investito da due macchine. Perché ormai in Italia il concetto di libertà è esteso a tutto tranne al pedalare in città

23 Novembre 2017 alle 11:06

Andare in bici sembra essere diventata una colpa

Ci sono libertà e libertà. Quelle reclamizzate e accettate e quelle accettate e accettabili ovunque, ma altrove. Ci sono le campagne pro qualcosa, le réclame dei diritti inalienabili. Libertà di dire quel che si vuole, a patto che sia accettato dal censore universale, a patto che sia politicamente corretto. Libertà di cambiare, di trasformarsi, di scegliersi lavoro, vita, ora anche il sesso di appartenenza. Libertà di andare ovunque e in ogni modo, magari alla velocità che si vuole purché sia veloce. Evviva la libertà, purché sia di moda, ben vista.

 

Ma ci sono libertà e libertà. E quando queste si scontrano vince quella più solida, quella maggioritaria. Lo si vede in strada ogni giorno, lo si vede passeggiando e guidando, girando in scooter e con i mezzi. Ma in bici no. La libertà della bici non c'è, perché andare in bici è pericoloso, dicono i più, è un suicidio, dicono i più. E allora se si pedala per Roma sono cavoli dei ciclisti, se succede qualcosa arriva il solito commento, il solito pensiero: ecco, si sapeva che sarebbe successo, se la sono cercata.

 

Perché la libertà è bellissima, ricercata e difesa, purché non sia ciclabile. Quella no, non vale. Non è libertà è cercarsela, la morte. Ieri, a Roma, sul Lungotevere Maresciallo Giardino è toccato a un altro. A un ragazzo di ventidue anni. E' successo alle ventidue. E basta l'ora per chiedersi, sui social, ma cosa ci faceva alle ventidue in giro in bici? Chi lo sa. Forse tornava a casa, forse andava al lavoro, forse a bersi una birra con gli amici. Forse lo stesso che stavano facendo le automobili che assieme a lui scorrevano per Roma. Peccato che a nessuno sia venuto in mente di fare la stessa domanda e di rivolgerla agli altri, agli automobilisti, ai motociclisti. Come se la bicicletta sia un'ammissione di colpa, una scelta suicida.

 

Esci alle ventidue? Sei matto. E se passa il concetto che sei matto, la gente ti tiene da parte, ti emargina, ti esclude. Il ciclista urbano rientra in quelle categorie del sottobosco urbano, quelle di cui non ci si accorge.

 

A Roma ci sarà una nuova bici bianca, un nuovo ricordo di una persona sparita per sempre. Le chiamano ghost bike, dovrebbero essere un monito per riflettere sul fatto che la strada è una cosa seria. Stanno diventando l'attestato alla sacrificabilità della libertà di andare in bici, alla marginalità di chi pedala.

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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  • luigi.desa

    23 Novembre 2017 - 20:08

    C'era la guerra . A Bologna bombardavano da matti . Non c'erano vegani animalisti varie ed eventuali perchè la fame non discriminava settarismi improvvisati da troppo benessere. Anche i ciclisti erano una realtà quotidiana e non una associazione tanto nobile e di elevato lignaggio ,non solo da avere dai comuni percorsi privilegiati, ma anche elevai all'olimpo dalla vulgata per una loro supposta virtuosità mai esplorata prima , manco fossero i ciclopelalipoli una associazione di semidei da essere devotamente posti su percorsi divinatori. Sono solo dei grandi stronzi se posti dal sentire comune su piedistalli,ma se allineati alla normalità esseri comuni come gli altri. Invece .....che la imbecillità fa norma.luigi de santis

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    • GetFuzzy

      24 Novembre 2017 - 08:08

      Chi è "stronzo" in bici lo è con tutti i mezzi (ricordo che la quasi totalità dei ciclisti ha pure la patente e l'auto), quindi già questa prima contrapposizione non ha alcun senso. Il resto è una supercazzola che vorrebbe parlare di "ciclisti privilegiati" ma che si scontra con la realtà dei fatti: i ciclisti NON muoiono da soli e nella stragrande maggioranza dei casi la loro morte NON è dovuta ad un loro comportamento sbagliato (dati ufficiali). Infatti vorrei sapere quale è stata l'ultima volta che avete visto un ciclista morire perché andava contromano, sul marciapiede o passava col rosso...la verità è che la gente muore schiacciata e travolta da chi tiene il volante con la presunzione di essere il re del mondo. Altro che "ciclisti sui piedistalli". Basterebbe essere un minimo onesti intellettualmente (e pedalare anche solo un paio di km) per accorgersene.

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  • zaccheo

    23 Novembre 2017 - 15:03

    Interessante leggere gli unici due commenti. La realtà è che non dovrebbe circolare nemmeno un veicolo a motore. Ma laggente continua a fare una vita di merda senza rendersene conto, cardiopatici compresi ....

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  • GetFuzzy

    23 Novembre 2017 - 15:03

    Fantastici i due commenti sotto questo, secondo i quali l'intero articolo non ha alcun valore. Uno parla di ciclisti che sbucano improvvisamente ("improvvisamente ", come dicono dopo un incidente quelli che un secondo prima andano al doppio dei limiti), augurandosi che " il buon Dio se li porti via. L'altro parla di ciclisti senza dispositivi di sicurezza, dimenticando che - dati alla mano - pure i pedoni farebbero bene ad indossare un'armatura medievale ogni qualvolta attraversano sulle strisce. Due commenti che spiegano perfettamente il perché della nostra macelleria stradale quotidiana: ribaltare il tema della sicurezza stradale su chi subisce più soprusi di tutti. E mentre il 99,9% dei ciclisti muore IN CITTA', DI GIORNO, MENTRE PEDALA CORRETTAMENTE IN STRADA, TRAVOLTI DA DIETRO O LATERAMENTE DA TONNELLATE DI LAMIERA, la gente ciancia di caschetti e rispetto delle regole, come se i ciclisti morissero cadendo da soli. Fatevi due domande...

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    • perturbabile

      23 Novembre 2017 - 20:08

      Una domanda è questa: Il 99,9 per cento dei ciclisti muore travolta: perchè la categoria non si è estinta? L'altra è ... no, nessuna .

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      • GetFuzzy

        24 Novembre 2017 - 14:02

        Sarebbe come chiedersi perché nonostante i 3000 e passa morti all'anno tra atroci sofferenze e lamiere contorte che abbiamo, la categoria degli automobilisti non si sia ancora estinta...

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  • luigi.desa

    23 Novembre 2017 - 14:02

    Odio i ciclisti.Come cardiopatico anziano ancora con ottimi riflessi guido l'auto prima o dopo un ciclista mi farà avere l'infarto,che il buon dio se li porti prima che dopo. luigi de santis

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