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Girodiruota – Musica in Giro

Damiano Cima è una resistenza vincente alla volontà del gruppo

Il corridore della Nippo-Vini Fantini, in fuga dal mattino con Maestri e Denz, ha vinto la 18a tappa del Giro d'Italia, evitando la rimonta di Ackermann e Consonni. Colonna sonora: "Another day" dei Dream Theater

30 Maggio 2019 alle 17:58

Damiano Cima ha vinto la diciottesima tappa del Giro d'Italia 2019, la Valdaora-Santa Maria di Sala, 222 chilometri. L'italiano della Nippo-Vini Fantini, in fuga dal mattino con Mirco Maestri e Nico Denz, è riuscito a resistere al ritorno del gruppo e a precedere Pascal Ackermann e Simone Consonni.

 


 

In mattinata, sopra le teste dei corridori il sole gioca a nascondino con le nubi, mentre le vette montane controllano ciò che succede a valle. Non hanno l'arcigna maestosità delle dolomiti venete, sono panettoni un po' calvi, ancora imbiancati da un inverno che non vuole finire. I pinnacoli rocciosi arriveranno, diverranno palcoscenici di nuove battaglie. Ma non oggi. Oggi saranno sfondo di passaggi, di corse e rincorse, di tentativi di evasione e tentativi di inseguimento. "Live another day / climb a little higher / find another reason to stay".

 


Foto LaPresse


 

Passa il Monte Cristallo, passa l'Antelao, passa la Croda del Lago, passa la Cima dei Preti. Passano i ciclisti là sotto. Sono puntini veloci, biglie lanciate in un piano inclinato che non sembra avere fine. Degrada la montagna per farsi collina e poi pianura, il verde si fa meno intenso, i colori terrigni delle rocce si trasformano in quelli più accesi degli intonaci. E mentre tutto cambia, i fondali si addolciscono nell'appianarsi di campi e di capannoni, di case e di fiumi.

 

In mezzo a questo passaggio tre uomini pedalano assieme aprendo la via all'incedere degli altri. Due si conoscono bene, di chilometri assieme in questo Giro d'Italia ne hanno percorsi parecchi fianco a fianco. Damiano Cima e Mirco Maestri sono esploratori per inclinazione, avventurieri per ascendenza. Nico Denz ha un'anima più tranquilla, uno che "quando vado a correre, dimentico tutto lo stress della vita di tutti i giorni". In tre e un'evasione, in tre e una speranza, quella di arrivare, in tre e un desiderio, quello che il gruppo possa sbagliare i calcoli. In tre e la certezza, almeno per loro, che "se stai cercando un cielo silenzioso / non lo troverai qui / guarda da un'altra parte / non lo troverai qui" ("if you're searching for a silent sky / you won't find it here / look another way / you won't find it here".

 

 

Le certezze degli avanguardisti sono uguali e opposte a quelle del gruppo. I tre davanti sanno che sarà una faticaccia probabilmente inutile. Il gruppo sa che sarà una giornata relativamente tranquilla che terminerà con l'acciuffo dei coraggiosi e il realizzarsi di ciò che dev'essere: volata.

 

Le certezze però sono materia melliflua, scorrono piano, la loro velocità dipende dal clima. Cima, Maestri e Denz sanno di essere spacciati, di non avere possibilità. Lo sanno dalla partenza, la loro consapevolezza accresce di metro in metro al diminuire della loro speranza. "Hanno fatto foto ai nostri sogni / sono scappati a nascondersi dietro alle scale / e hanno detto 'forse quando va bene per te, cadranno'".

 

Ma proprio quando tutto sembra disperato, quando il distacco era sceso a nemmeno tre minuti, l'oggi diventa meno ingeneroso, il distacco torna aumentare e con questo, la speranza. "Ma se non scendono / resisti al bisogno di farli entrare / e gettali via / meglio salvare il mistero / che arrendersi al segreto". E questo oggi, non un altro giorno, non almeno quello dei Dream Theater (Another day).

 

I tre non si arrendono. I tre continuano, mentre il ronzio delle moto che inquadrano il gruppo si avvicina, mentre il fruscio di ruote e pedivelle si fa insistente alle loro spalle. Oggi però. Non un altro giorno. Un altro giorno sarà per altri, non per loro. Sarà per Richard Carapaz che sulle montagne che avevano salutato i corridori la mattina dovrà avvinghiarsi al rosa per renderlo sempre più intenso. Sarà per Vincenzo Nibali e Primoz Roglic che dovranno sfidare l'ecuadoriano. Sarà per Mikel Landa che dovrà decidere che fare, se ascoltare cosa gli dice la logica o cosa gli suggerisce l'ambizione.

 

Damiano Cima sa che l'oggi è una dimensione talmente transitoria da essere totalizzante. E allora si alza sui pedali, cerca di andargli incontro con tutta la violenza, l'amore e la disperazione che c'ha. Il suo è un violento amore disperato che resiste alla bramosia del gruppo, alla velocità di Pascal Ackermann, che lo spinge oltre alla fatica, oltre quella linea che vuol dire arrivo, quasi sempre sconfitta, in questo caso vittoria. Quella voce che gli diceva "non lo troverai qui / guarda da un'altra parte / non lo troverai qui", questa volta non l'ha sentita.

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