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Girodiruota – Musica in Giro

Peters segue la scia delle comete verso Anterselva

Il francese vince la 17a tappa del Giro d'Italia. Landa e Carapaz staccano Nibali e Roglic, sperando che le certezze di oggi siano anche quelle di domani. Colonna sonora: "No time, no space", di Franco Battiato

29 Maggio 2019 alle 18:10

Nans Peters ha vinto la diciassettesima tappa del Giro d'Italia 2019, la Commezzadura-Anterselva, 181 chilometri. Il corridore della Ag2r faceva parte della fuga di 18 uomini formatasi sul Passo della Mendola. Alle sue spalle si è piazzato Esteban Chaves. Mikel Landa e la maglia rosa Richard Carapaz hanno guadagnato su Vincenzo Nibali e Primoz Roglic.

 


 

Un grande giro è un racconto a puntate, un giallo senza colpevoli, dove ogni cosa può cambiare senza un motivo apparente e l'incipit molte volte è ingannevole. A volte quello quello che sembra eccezionale si trasforma in una delusione, un qualcosa da eliminare dai ricordi. A volte quello che sembra disperato, un mezzo fallimento si trasforma in altro, in una redenzione, almeno parziale. È una narrazione, una richiesta di indicazioni: "Parlami dell'esistenza di mondi lontanissimi / di civiltà sepolte di continenti alla deriva / parlami dell'amore che si fà in mezzo agli uomini / di viaggiatori anomali in territori mistici". 

 

Un grande giro è un viaggio che dura tre settimane durante il quale i corridori sono alla ricerca disperata di una dimensione che sia la meno transitoria possibile. Soprattutto quando le ambizioni che si avevano alla vigilia della partenza si discostano dalla realtà della corsa, si sente il bisogno di appigliarsi a qualcosa, fosse anche lontano, irraggiungibile: "Seguimmo per istinto le scie delle comete / come avanguardie di un altro sistema solare".

 

 

A seguire le scie delle comete su e giù dal Passo della Mendola si sono messi in diciotto. Diciotto anime in cerca di qualcosa, in fuga non solo dal gruppo. C'è chi vuole abbandonare l'anonimato, chi un recente passato che speravano migliore, chi da niente, ma alla fuga non sa resistere, perché sa che la fuga non è altro che un gesto d'amore per l'ignoto, per il ciclismo. E così, come cantava Franco Battiato, "no time, no space / another race of vibrations / the sea of the simulation".

 

Nans Peters è un tipo metodico, uno che vuole "sempre sapere tutto in anticipo", uno che non lascia "nulla al caso. Provo a imparare a memoria tutti i dettagli". È francese, ma origini olandesi, è di Monestier-du-Percy, un paesino tra Grenoble e Sisteron, ma si è si è trasferito a Chambéry e lì dice di star bene. Dice di andare bene in salita, ma preferisce gli strappi corti. Dice di essere veloce, ma preferisce non arrivare in volata. Dice che un giorno proverà a tentare di fare classifica, ma "servono le fughe per imparare a correre". A questo Giro in fuga s'era già avventurato verso San Giovanni Rotondo, sesta tappa. Si ritrovò a indossare la maglia bianca di miglior giovane. C'ha riprovato oggi verso Anterselva, diciassettesima tappa. Ha staccato tutti, ha oltrepassato la linea d'arrivo a braccia alzate: "Keep your feelings in memories / I love you especially tonight".

 

Anche Davide Formolo e Bob Jungels si sono buttati verso l'ignoto per tentare redimere un Giro che pensavano potesse essere migliore. Il primo è quasi riuscito nel suo intento: non ha vinto, ma recuperato quei minuti buoni per rientrare tra i primi dieci in classifica. Il lussemburghese invece è rimasto invischiato ancora nei dubbi esplosi in lui in questi giorni di corsa.

 

All'ignoto i corridori che lottano per il podio del Giro d'Italia preferiscono invece le certezze. Ieri Vincenzo Nibali, Richard Carapaz e Mikel Landa ne hanno trovate su e giù dal Mortirolo. Ma le certezze di ieri non sono quelle di oggi e un giorno è sufficiente per ridisegnare i confini delle proprie condizioni. I ciclisti sono "controllori di volo pronti per il decollo / telescopi giganti per seguire le stelle", pronti a "navigare nello spazio". Uno spazio che non possono scegliere, ma che gli viene imposto, che va sfruttato al meglio.

 

Se potesse scegliere, Landa disegnerebbe corse fatte solo di salite. E pure il compagno in rosa Carapaz sarebbe d'accordo. Sono due esseri ascendenti per natura e caratteristiche, avventurieri montani. Il basco è un anima che pena nell'attesa, nel rispetto dei giochi di squadra: ha lo spirito del fuggiasco. L'ecuadoriano è uno sherpa da alta quota, quando la strada sale si sente felice. Landa è partito a due chilometri dall'arrivo. Ha fatto ciò che è solito fare: ha liberato le sue ruote da compagnie sgradite. Risultato: dodici secondi rosicchiati alla maglia rosa. Carapaz ha provato a seguirlo poco dopo. Ha sfruttato la gentilezza di uno scattino di Miguel Ángel Lopez, si è accodato e poi ha tirato forte e dritto: in totale fanno sette secondi guadagnati a Nibali e Roglic.

  

  

Lo Squalo e lo sloveno sono entrati nello stadio di biathlon di Anterselva affiancati, alla ricerca di domande sul loro destino prossimo e sul recentissimo passato. Hanno ripensato ai due minuti lasciati a Carapaz a Courmayeur, si sono immusoniti. Poi hanno fatto spallucce. D'altra parte il domani non è l'ieri e nemmeno l'oggi. Il domani è un'altra dimensione dove tutto cambierà: "No time, no space / another race of vibrations / keep your feelings in memories / I love you especially tonight".

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