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Umberto Curi,
le parole che curano

Il filosofo italiano ci parla dell’irriducibilità al consumo della filosofia, della passione, della morte, della guerra, dei maestri e dei giovani. E dell’Europa, “destinata a realizzarsi – tramontando”

Davide D'Alessandro

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filosofeggiodunquesono@gmail.com

2 Luglio 2019 alle 10:47

Umberto Curi,le parole che curano

Umberto Curi

Le parole di Umberto Curi aiutano a trovarne altre, i pensieri di Umberto Curi a pensarne altri, i libri di Umberto Curi a cercarne altri. E quando li trovi, senti che hanno una radice filosofica pura, solida, non viziata dalla correnti modaiole. Ho sperato che rispondesse alle mie venti domande, ma avrebbe avuto bisogno di rispiegarmi i suoi venti libri. Alla fine ne abbiamo scelte dieci per ricordarne alcuni, per stimolare il lettore ad andare a scoprirli, in libreria o in biblioteca, per sostare minuti, ore o giorni su un pensiero largo, inquietante e rigenerante come solo la filosofia di certi filosofi sa essere.

Filosofare è imparare a morire o anche altro?

Come è noto, la definizione della filosofia come “esercitarsi a morire” risale a Platone. Ma allo stesso filosofo dobbiamo altre definizioni, prima fra tutte quella secondo la quale ciò che peculiarmente caratterizza la filosofia è il suo didonai logon, e cioè il suo “dar ragione” del problema di cui ci si occupa. Credo che ancor oggi sia questa la definizione più appropriata di filosofia. Anche quando questo sforzo di dar ragione si imbatta nell’impossibilità di procedere oltre un certo limite. In tal caso, la filosofia è un rendere ragione dell’impossibilità di un compiuto rendere ragione.

Alla vita è più utile la lettura di Nietzsche o di un altro filosofo?

Utile è ciò che serve all’uso – e che dunque inevitabilmente si consuma. Mentre ciò che tuttora mi colpisce della filosofia è la sua irriducibilità al circuito perverso del consumo. Da questo punto di vista, non ha senso privilegiare Nietzsche o qualche altro filosofo. Anche perché, anche andando al di là di ciò che Nietzsche scrive nelle sue opere giovanili, la filosofia è essa stessa un modo di vita, e non può essere perciò ridotta ad un ruolo strumentale di utilità – vera o presunta – rispetto alla vita.

Le parole hanno potere di cura?

Gorgia sostiene che le parole, pur dotate di un corpo piccolissimo, possiedono tuttavia uno straordinario potere. Riescono infatti e a calmare la paura,  a eliminare il dolore,  a suscitare la gioia, e ad aumentar la pietà. Credo sia esperienza comune di ciascuno di noi aver verificato quanto le parole possano essere non genericamente importanti, ma addirittura decisive, in numerosi e significativi contesti. Quanto alla cura, se essa è – come suggerisce l’etimo – un prendersi a cuore la situazione di un altro, uno “stare in pensiero” per lui, allora è evidente che tutto ciò si esprime principalmente attraverso le parole.

Ha sempre insegnato agli studenti a pensare con la propria testa, ma chi nutre oggi le loro teste?

Non sarei categorico nell’escludere complessivamente le giovani generazioni dalla capacità di esercitare in maniera autonoma le loro capacità intellettuali. È vero, oggi i condizionamenti sono più numerosi e più subdoli di un tempo. Ma pur nel pieno dell’attuale civiltà tecnologica è sempre possibile che – come dice Platone – nell’animo del giovane scocchi all’improvviso la scintilla della filosofia.

Diventare maggiorenni è sempre un’impresa o lo è più di un tempo?

Nel mio libro “La porta stretta” ho cercato di dimostrare due cose fondamentali. La prima è che diventare maggiorenni non è un dato meramente anagrafico, ma piuttosto un processo culturale. In secondo luogo, ho sottolineato che non si diventa maggiorenni una volta per tutte, ma che si tratta piuttosto di dar prova di questa raggiunta maturità pressoché ininterrottamente nella propria vita.

Che cos’è la passione?

Impossibile darne una definizione univoca. Per indicare quello che a me pare l’aspetto più importante, passione non è il contrario di ragione. Sono convinto infatti che la relazione riconosciuta dalla cultura greca antica fra pathemata e mathemata, fra sofferenze e conoscenze colga un aspetto decisivo della passione, il nesso che la lega con processi di tipo intellettuale.

La politica è inevitabilmente guerra?

Se la guerra rappresenta una soluzione violenta dei conflitti fra gli stati, la politica nel suo statuto più specifico tende a costituirsi come soluzione pacifica e non violenta delle controversie. A fondamento della politica resta indubbiamente la relazione amico-nemico. Ma la politica è tensione al superamento della funesta necessità della guerra.

Qual è il destino dell’Europa?

Temo che possa aver ragione Martin Heidegger: in quanto “abend-land”, come “terra della sera”, come “Occidente” o luogo del tramonto, l’Europa è destinata a realizzarsi – tramontando.

Esistono ancora i maestri?

Esistono. Anche se non sempre, e non principalmente, oggi siedono in cattedra.

È vero che l’insegnamento o è Eros o non è?

Se Eros vuol dire passione, consonanza emotiva, comunità della tensione alla ricerca, allora certamente l’insegnamento si avvicina molto all’eros. Ma nella tradizione culturale dell’Occidente l’eros è spesso connesso alla morte.

 

Davide D'Alessandro

Davide D'Alessandro

Saggista e consulente filosofico. Scrivo libri (i più recenti: Intervista a Machiavelli, con Antonio De Simone, La vita del potere, Potere & Morte. Le matite di Canetti, Morlacchi Editore), scrivo sui libri, sui loro autori, per interpretare e trasformare. Filosofeggio dunque sono.

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