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Il contributo di Kyiv all'arsenale delle democrazie

Paola Peduzzi e Micol Flammini

 L’Ucraina si prepara all’inverno e ai tentennamenti internazionali lanciando la propria industria bellica. L’ingegno di un paese che si difende

La richiesta del presidente  Joe Biden al Congresso americano di 106 miliardi di dollari per la difesa di Israele, dell’Ucraina e di Taiwan ha ringalluzzito gli animi del governo di Kyiv che assiste a un duplice scempio, oltre a quello che va avanti da seicentodieci giorni: alcuni repubblicani americani (non tutti, anzi una minoranza) vogliono abbandonare la difesa dell’Ucraina a favore di quella di Israele, come se esistesse un alleato di serie A e uno di serie B; il secondo scempio è anche quello originario, cioè Vladimir Putin, che oltre a bombardare indefesso l’Ucraina, oltre ad alimentare l’idea che l’occidente sia irrimediabilmente distratto, continua a fare dichiarazioni sulla protezione dei civili di Gaza quando fa strage di civili ucraini. Biden ribalta le prospettive trumpian-putiniane e dice che i regimi e i terroristi non vinceranno, l’impegno americano è solido e collettivo e anche se le ammaccature si vedono, il governo di Kyiv prende per buone le rassicurazioni del presidente. Intanto però si organizza per tamponare le inefficienze della politica americana, celebrando a Berlino in questi giorni una nuova partnership militar-finanziaria con quello che sembrava l’alleato più riluttante: il cancelliere tedesco Olaf Scholz.

 

Probabilmente avevano ragione gli analisti che seguono Scholz fin da quando era sindaco di Amburgo e che dicevano: è uno che viene fuori con il tempo. Il tempo purtroppo è sempre stato percepito in modo diverso dagli ucraini che fanno i conti quotidianamente con la morte e la distruzione e tutti noi alleati che sosteniamo la difesa ucraina da lontano, ma la guerra lunga che Putin impone all’Ucraina costringe a cambiare e a cambiarsi, anche a rivedere strategie e atteggiamenti. E’ il caso di Scholz, che ha fornito un aiuto ben più elevato di tanti suoi colleghi europei che pure appaiono più solidamente al fianco di Kyiv ma che non è riuscito in venti mesi a tessere l’immagine dell’alleato affidabile. Oggi lo è, ha appena approvato un altro pacchetto di aiuti militari per Kyiv ed è a Berlino che il governo ucraino ha annunciato ufficialmente di essere pronto a produrre le armi che servono alla difesa del paese, non tutte e non di tutti i tipi, ovviamente, ma la dipendenza da paesi stranieri sempre più suscettibili non può più essere assoluta. 

 

Il “deficit di munizioni” riguarda tutto il mondo, ognuno deve fare qualcosa per colmarlo. Le ultime joint venture

 

Il secondo inverno. Secondo l’analisi del Rusi, le forze ucraine ora devono combinare la pressione sull’esercito russo mentre ricostruiscono le loro unità  per offensive future – il tutto mentre gli aerei russi colpiscono le infrastrutture civili. “Se la Russia riesce a distruggere la capacità  di pompare l’acqua nelle città  ucraine durante le basse temperature, i tubi rischiano di scoppiare, rendendo le aree urbane quasi inabitabili”, scrive il centro studi londinese. In questi giorni, il governo ucraino ha chiesto l’evacuazione dei bambini nelle zone urbane vicino al fronte, nel sud-est del paese: è una misura che è stata presa anche lo scorso anno e il suo effetto è ben visibile quando si viaggia nell’ovest dell’Ucraina le cui città  sono socialmente del tutto diverse rispetto a com’erano prima dell’invasione russa. C’è poi la questione delle munizioni, che sono la risorsa scarsa dell’Ucraina e che infatti è il punto di partenza della nuova industria bellica locale. Durante l’estate, l’Ucraina ha avuto per la prima volta una superiorità  militare rispetto ai russi in alcune parti del fronte: questo vantaggio è stato utilizzato, ma  sono state consumate 200 mila munizioni ogni mese, e ora è necessario ripianare le scorte – anche i paesi della Nato sono un po’€ in carenza, e questa come si sa è una delle argomentazioni utilizzate dai partiti e dai leader europei che vogliono rallentare l’aiuto fornito alle forze ucraine. L’altra questione per Kyiv riguarda la difesa aerea: intercettatori e aerei sono un problema che andrebbe approfondito a parte, ma è noto che la superiorità  nei cieli è stata utilizzata dalla Russia nel modo più brutale possibile. La settimana scorsa le forze speciali ucraine hanno utilizzato per la prima volta i missili a lungo raggio Atacms forniti silenziosamente dagli Stati Uniti: sono state registrate “perdite significative” nell’aviazione russa – nove elicotteri russi distrutti, un lanciamissile antiaereo, un deposito di munizioni, varie attrezzature e piste danneggiate. 

 

L’economia di un paese che si difende. L’economia dell’Ucraina si è ridotta di un terzo a causa della guerra. Sono crollate le entrate fiscali e sono esplose le spese militari, quindi il bilancio dello stato mostra un deficit cospicuo, metà  del quale è finanziato dall’Europa e dagli Stati Uniti. Dall’inizio dell’invasione, l’Europa e gli Stati Uniti hanno trasferito e trasferiranno circa trecento miliardi di dollari, un ammontare che è circa uguale al pil ucraino di un anno: questo finanziamento, che alimenta la polemica sui soldi sottratti agli elettori di ogni paese occidentale, crea delle frizioni fra le forze politiche nelle nazioni finanziatrici. Questa polemica potrebbe crescere non poco in futuro: con l’Ucraina nell’Ue ci sarà  un grande finanziamento comunitario per il suo sviluppo, che oggi viene stimato pari a quasi duecento miliardi di euro spalmati su più anni. Il finanziamento avverrebbe soprattutto riducendo i trasferimenti ai paesi europei che fanno già  parte dell’Unione: di questo sentiremo parlare nella campagna elettorale per le elezioni europee. La posta in gioco – aiutare l’Ucraina a vincere la guerra per diventare un paese democratico e ricco – è alta e non facile da gestire, ma i finanziamenti di oggi e di domani sono una occasione di sviluppo per l’Ue, basti pensare alla ricostruzione con la partecipazione delle imprese europee. 

 

Un’industria bellica ucraina. Il primo ministro ucraino, Denis Shmyhal, ha detto al Financial Times che il “deficit in munizioni” riguarda tutto il mondo, ma Kyiv ha bisogno di porvi rimedio più in fretta di chiunque altro. Ma costruire un’industria di proiettili, artiglieria e difesa aerea non è una cosa semplice, anche a causa della scarsità di materiale di base, come la polvere da sparo. Finora l’Ucraina ha dato prova non soltanto di avere una curva di apprendimento molto alta – gli addestramenti dei soldati nei paesi della Nato sono stati rapidi ed efficaci: quando gli ucraini dicono che imparano in fretta, tutti annuiscono – ma anche di essere parecchio ingegnosa. Ha convertito i missili aria-aria Aim9 Sidewinder americani in missili terra aria molto più utili considerando le modalità di attacco dei russi. Erano missili non più operativi e un funzionario ucraino ha spiegato: “Li abbiamo aggiustati, abbiamo trovato un modo per lanciarli da terra, è una difesa aerea che ci siamo fatti da soli”. L’accordo tacito con gli alleati è: prendiamo armi che non funzionano o sono obsolete e le trasformiamo in qualcosa di diverso e di più utile. L’ingegnosità riguarda anche la cosiddetta “rivoluzione dei droni” che è stata gestita da Mykhailo Fedorov, il “digital boy” di Kyiv che ora è vicepremier, e che ha spiegato che la chiave è stata aprire al mercato un’industria tradizionalmente legata allo stato: Fedorov si aspetta la stessa cosa per quel che riguarda le munizioni. Lo stato ucraino è diventato “un venture investor”, ha detto il vicepremier, ogni monopolio è stato smembrato, vanno create le condizioni migliori per gli imprenditori e gli ingegneri di tutto il mondo. La trasformazione del mercato dei droni è un esempio di come il paese vuole ricostruirsi e della prospettiva democratica e liberale dell’Ucraina: l’ultimo progetto è un drone in cui chi guida riesce a vedere direttamente quel che vede il drone, la produzione è aumentata di tanto, sono state aperte nuove fabbriche segretissime per evidenti ragioni che ora stanno lavorando anche per le munizioni di questi droni.

 

 La “rivoluzione dei droni”, le collaborazioni con le aziende europee, le forniture dei russi e le fabbriche segrete 

 

Dipendenze senza ricatti. “L’eroismo da solo non può intercettare i missili – aveva detto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg in visita a Kyiv alla fine di settembre mentre il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, accoglieva 250 rappresentanti di aziende di armi provenienti da trenta paesi per stringere accordi per una produzione congiunta in Ucraina di nuove armi. Al Business Forum tedesco-ucraino a Berlino di questa settimana, è stata firmata una collaborazione con l’azienda tedesca Rheinmetall. Il ministro ucraino per le Industrie strategiche, Oleksandr Kamyshin, ha detto che anche mettendo insieme tutte le produzioni mondiali di munizioni e di armi sarebbe difficile sostenere una guerra su un fronte lungo mille chilometri. Nessun paese è autosufficiente ma tutti i paesi devono contribuire, e anche l’Ucraina ha deciso di farlo per se stessa, non soltanto perché si è aperto un altro fronte in medio oriente ma perché le forniture alla Russia, come quella arrivata dalla Corea del nord, le consentiranno di essere nel 2024 soltanto di poco meno preparata rispetto al 2022. Ieri a Stoccolma, Kamyshin ha ribadito che l’Ucraina parteciperà sempre di più alla costruzione dell’arsenale delle democrazie: con i droni si è già un passo avanti.

 

“Io vivo, amore mio” è una delle tante associazioni nate in Ucraina per sostenere le migliaia di vedove che l’aggressione di Putin ha lasciato nel paese. Si ritrovano per parlare, per consolarsi, per raccontarsi l’ultimo sogno in cui il marito è tornato a casa e ha portato un gattino dal fronte. C’è chi non segue più le notizie, chi scoppia a piangere se vede un padre che gioca con un bambino, chi ancora non ci crede e aspetta. Tutte s’arrabbiano se qualcuno dice: sei giovane, ti rifarai una vita. Tutte si preparano all’inverno.  


(ha collaborato Giorgio Arfaras)

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