Un aereo da trasporto americano C17 Globemaster decolla dalla base di Ramstein (Thomas Frey/picture alliance via Getty Images)
Le guerre di tutti
Mentre Trump scarica l'Ucraina all'Europa, l'Europa gli è vitale contro l'Iran
Basi Nato, rifornimenti e comando passano dal Vecchio continente. L’operazione Epic Fury mostra il prezzo che gli Stati Uniti pagherebbero se ritirassero la loro presenza militare da questo quadrante. E i regimi revisionisti hanno più chiaro di noi che Ucraina, America, Europa e Israele sono quattro fronti dello stesso conflitto
“Siete codardi: senza di noi la Nato è una tigre di carta”. Così Donald Trump ha criticato l’Europa nella guerra contro l’Iran. Secondo quanto riportato da Politico che cita fonti Ue, i leader europei temono che la guerra contro Teheran spingerà Trump a ritirare il suo già flebilissimo sostegno all’Ucraina. Quattro diplomatici della Ue hanno confidato alla testata del gruppo Axel Springer le preoccupazioni dei governi riguardo alla possibilità che Trump adotti misure di ritorsione. Intanto contro l’Iran “molti paesi europei stanno svolgendo un ruolo di supporto cruciale”, spiega il Wall Street Journal. Dietro le quinte, le nostre infrastrutture militari stanno facilitando la guerra. Il giornalista tedesco Holger Stark nel libro appena uscito “Das erwachsene Land” scrive che così come dopo la caduta del Muro di Berlino i sovietici si ritirarono dalla Germania Est, è arrivato il momento che si ritirino gli americani. Non così di fretta.
Bombardieri, droni e navi statunitensi sono stati riforniti di carburante, armati e lanciati da basi nel Regno Unito, Germania, Portogallo, Italia, Francia e Grecia. I droni d’attacco vengono diretti da Ramstein, in Germania, il centro nevralgico delle operazioni americane contro l’Iran e dove gli Stati Uniti custodiscono tra le dieci e le venti bombe nucleari B61. Pesanti bombardieri B-1 caricano munizioni e carburante nella base di Fairford nel Regno Unito (finora solo da Fairford si sono contate trenta sortite di B-1B e B-52H). La USS Gerald R. Ford, la più grande portaerei del mondo, è ormeggiata a Creta. Il generale dell’aeronautica statunitense Alexus Grynkewich, comandante militare della Nato, ha dichiarato al Senato americano che la maggior parte degli alleati europei “si è dimostrata estremamente solidale”. “Le distanze sono più brevi, i costi sono inferiori ed è molto più facile proiettare la propria potenza grazie alla nostra rete di basi e alleati”, ha affermato Grynkewich.
L’operazione Epic Fury mostra il prezzo che gli Stati Uniti pagherebbero se ritirassero la loro presenza militare dall’Europa. Sia il cancelliere tedesco Friedrich Merz che il ministro della Difesa Boris Pistorius hanno escluso un coinvolgimento diretto, ribadendo che “questa non è la nostra guerra”. Eppure, la Germania è cruciale nell’intera operazione in medio oriente. Altre installazioni americane in Germania, tra cui la base di Spangdahlem e il quartier generale del comando a Stoccarda, svolgono un ruolo di supporto nel dispiegamento delle forze. La base aerea di Aviano ospita aerei cisterna che facilitano le missioni di bombardamento contro l’Iran. Analogamente, la Francia ha permesso agli aerei cisterna americani di stazionare nella sua base aerea nelle bocche del Rodano di Istres-Le Tubé. Anche la Romania ha accettato di ospitare risorse statunitensi. La base aerea portoghese di Lajes, nelle Azzorre, ha svolto un ruolo fondamentale come hub per le operazioni americane e ospita decine di aerei. E dopo il lancio di due missili iraniani sulla base di Diego Garcia, Israele offre all’Europa quel che le serve per proteggersi.
Gerusalemme si appresta a rafforzare i sistemi di difesa di Berlino producendo il sistema di difesa aerea Iron Dome sul territorio tedesco. In un’intervista con la Bild, Yuval Steinitz, presidente della Rafael israeliana produttrice dell’Iron Dome, ha spiegato: “Dall’attacco del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas, 50 mila missili sono stati lanciati contro di noi da tutto il medio oriente. Senza la nostra difesa aerea oggi piangeremmo un’enorme perdita di vite a Tel Aviv, Haifa e Gerusalemme. La nostra economia sarebbe crollata”. Oggi è l’Europa a prenderne atto. “Se l’Iran e altri paesi possono minacciare e intimidire il continente europeo con tanta facilità, e l’Europa si trova senza alcuna difesa, allora l’Europa diventa vulnerabile al ricatto”. Ucraina, America, Europa, Israele: sembra che i regimi revisionisti abbiano più chiaro di noi che sono quattro fronti della stessa guerra.