Foto Epa, via Ansa

il voto sloveno

Il pareggio complicato alle elezioni in Slovenia

La sinistra liberale ed europeista di Golob ha ottenuto il 28,6 per cento dei voti, la destra sovranista il 28,1. Le difficili alleanze per formare un governo e la preoccupazione europea

La Slovenia è perfettamente e tragicamente divisa a metà, al voto di domenica la sinistra liberale ed europeista attualmente al governo ha preso il 28,6 per cento dei voti e l’opposizione della destra sovranista ha preso il 28,1, che si traducono in 29 e 28 seggi nel Parlamento di Lubiana che conta 90 seggi. Vuol dire che né il Movimento della libertà, Svoboda, del premier Robert Golob (che fa parte di Renew Europe) né il Partito democratico sloveno di Janez Jansa (che fa parte del Partito popolare europeo) hanno la maggioranza, ma il problema è che nemmeno l’attuale coalizione di governo – che oltre a Svoboda comprende i socialdemocratici, che hanno preso 6 seggi, e la sinistra di Levnica, che ha preso 5 seggi – raggiunge i 46 seggi necessari a governare. Il premier Golob, cui sarà dato con tutta probabilità il mandato per formare il prossimo governo, dovrà allargare la coalizione, compito non facile in questa frammentazione e polarizzazione. Jansa, che è stato premier già tre volte e che è soprannominato il “Trump sloveno”, vuole contestare alcuni conteggi, ma ha già detto che bisogna tornare presto al voto perché il paese ha bisogno di un governo stabile che con questi risultati non si può costruire. 

   

Golob ha tenuto un discorso ottimista e rassicurante, ha ringraziato gli elettori – che pure non sono stati generosi con questo governo rispetto ai risultati di quattro anni fa quando Svoboda era agli esordi – e ha detto che il suo obiettivo è costruire “un futuro migliore” per gli sloveni che hanno votato “per la democrazia oltre che per la libertà”. Il resto dell’Europa guarda preoccupato: la Slovenia ha due milioni di abitanti, ma l’Unione europea è ormai abituata al fatto che manciate di elettori possono condizionarne grandemente l’unità. Nell’est in particolare, dove l’Ungheria al voto il 12 aprile tiene in ostaggio la politica europea verso l’Ucraina, e dove la Slovacchia fa lo stesso. L’abilità di Golob nel formare il prossimo governo sloveno ci riguarda tutti. 

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