occupazione cinese

Così il progetto russo nei territori occupati ucraini è realizzato in asse con la Cina

Priscilla Ruggiero

Tecnologia, logistica, cultura. Il doppio gioco della Repubblica popolare nelle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, dove dal 2022 hanno aperto 17 aziende cinesi e la seconda valuta dopo il rubio è lo yuan. Il supporto di Iran e Corea del nord

Dall’inizio dell’invasione  su larga scala della Russia in Ucraina le visite di aziende e uomini d’affari cinesi nelle regioni ucraine occupate si sono fatte sempre più fitte, penetrando prima nei settori militare e tecnologico  fino a influenzare ogni aspetto dell’apparato propagandistico russo delle zone occupate illegalmente. Secondo uno studio pubblicato la scorsa settimana dall’Eastern Human Rights Group, l’Institute for Strategic Research and Security e il National Endowment for Democracy sui cambiamenti economici nelle quattro regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson dal 2022 al 2025,  sarebbero almeno 17 le aziende cinesi presenti in pianta stabile, circa seimila le stazioni telefoniche basate su attrezzature cinesi, e la seconda valuta di riferimento dopo il rublo è diventata quella della Repubblica popolare cinese, il renminbi, scambiata ufficialmente in 79 filiali bancarie dei territori.   

 

Ufficialmente il governo di Pechino “rispetta la sovranità dell’Ucraina”, si presenta come stato neutrale e più volte negli anni ha proposto  soluzioni e piani di pace per porre fine al conflitto. Nei fatti, nei territori occupati dalla Russia in Ucraina, la Cina sta giocando “un doppio gioco”, scrivono gli analisti,    ha deciso di non aprire consolati nel Donetsk eppure l’occupazione viene legittimata con  il soft power cinese e sempre più compagnie come Sany, Huawei e Genertec stanno entrando in massa nei territori occupati con  “società proxy” russe. Le imprese locali sono passate a pagamenti con le criptovalute   e   “informali” attraverso le app cinesi Alipay e WeChat, usando schemi di “transazione di amicizia” per aggirare le sanzioni internazionali.  Le aziende occidentali e ucraine hanno lasciato la regione  “creando un monopolio assoluto per i produttori cinesi”, la strategia di Pechino  è quella di non esporsi e presentare le iniziative come private, ma come sottolineano anche gli autori del rapporto, attività su larga scala di questo tipo  sono impossibili senza   l’approvazione (almeno informale) della Repubblica popolare.    Il progetto del Cremlino di occupare le regioni del sud e dell’est dell’Ucraina è diventato un progetto condiviso di una coalizione tra Russia, Cina, Iran e Corea del nord,  che sta portando a un processo di “asianizzazione” su larga scala  e alla dipendenza quasi completa delle aree di Donetsk, Luhansk, Melitopol e Mariupol dalla tecnologia cinese, dai mercati ombra iraniani e dallo yuan. Anche dal punto di vista industriale, le miniere nel Donbas sopravvivono ormai unicamente grazie a  macchinari cinesi, che hanno del tutto sostituito le attrezzature europee, mentre sul piano logistico vengono lanciati nuovi corridoi di transito che collegano i porti del Mare d’Azov con la Cina tramite Russia e Kazakistan.

 

Se Pechino   fornisce la base tecnologica, Iran e Corea del nord aiutano i territori occupati a risolvere il problema dell’isolamento diplomatico: Teheran sta integrando  l’economia del Donbas “nelle proprie catene logistiche ombra create in decenni di isolamento”, mentre Pyongyang fornisce un “ombrello ideologico” con visite ufficiali di organizzazioni giovanili. Ma il soft power culturale e nell’istruzione è di nuovo cinese, un primo esempio è stato poco dopo    l’inizio dell’invasione,   quando la cantante cinese Wang Fan si esibì davanti al  teatro di Mariupol distrutto dai bombardamenti russi. A distanza di tre anni,  lo studio della lingua cinese nei territori occupati è sempre più frequente,  aprono scuole, centri culturali e filiali delle università  per formare il personale che creano un contesto “di legami a lungo termine che funziona parallelamente ai contatti economici e pone le basi per un’influenza crescente”.

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