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Impasse legislativo
A Kyiv c'è una crisi in Parlamento. Riguarda il paese che cambia e il Fmi
A causa di vari scandali interni, il partito presidenziale si è ridotto a 228 deputati e ora la Rada deve approvare una serie di leggi impopolari che rispondono ai requisiti richiesti dal Fmi. Il mancato rispetto della scadenza metterebbe a rischio l’erogazione all’Ucraina della prossima tranche di 8 miliardi di dollari
Kyiv. Nel 2019, poco dopo l’elezione di Volodymyr Zelensky a presidente dell’Ucraina, si tennero le elezioni parlamentari. Il partito presidenziale, Servitore del Popolo, vinse in modo schiacciante e riuscì a formare una maggioranza assoluta nella Verkhovna Rada, il Parlamento senza il bisogno di formare una coalizione con altri partiti: un evento senza precedenti nella storia ucraina. Questa cosiddetta “maggioranza assoluta” contava allora 254 deputati, sufficienti per approvare le leggi in autonomia (il minimo richiesto è di 226 voti). Nel 2026, sette anni dopo, a causa di vari scandali interni, la fazione di Servitore del Popolo si è ridotta a 228 deputati. Si tratta pur sempre di una maggioranza, ma il partito presidenziale non è più in grado di assicurarsi tutti i voti dei suoi deputati. Le leggi importanti vengono approvate solo con il sostegno di altre fazioni o gruppi parlamentari. Secondo i calcoli di Yaroslav Zheleznyak, deputato dell’opposizione del gruppo Holos, mentre il partito Servitore del Popolo ha ottenuto 189 voti a favore di leggi chiave nel febbraio 2025, ne ha ottenuti solo 164 nel febbraio 2026. I voti rimanenti sono stati forniti da altre forze politiche. Entro la fine di marzo, il Parlamento deve approvare una serie di leggi impopolari che rispondono ai requisiti richiesti dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi). Il Foglio ha parlato con rappresentanti di diverse fazioni. In via informale, affermano di non aver ancora ricevuto i voti necessari. Inoltre, il governo non ha ancora presentato la documentazione alla Rada. Il mancato rispetto della scadenza metterebbe a rischio l’erogazione all’Ucraina della prossima tranche di 8 miliardi di dollari del Fmi.
Da tempo si profila una crisi in Parlamento. Dall’inizio dell’invasione su vasta scala nel 2022, l’Ucraina è diventata di fatto una repubblica presidenziale, dettata dalla realtà della guerra e dalla necessità di prendere decisioni rapide. Tutto il potere è concentrato nelle mani di Zelensky. “Ma legalmente, rimane una repubblica parlamentare-presidenziale”, spiega il politologo Igor Reiterovich. “Il Parlamento è diventato un organo che deve semplicemente ratificare le decisioni provenienti dall’alto”, afferma. I parlamentari non si sono opposti con forza a questa situazione fino all’estate del 2025. Il 22 luglio, il Parlamento ha votato frettolosamente per limitare l’indipendenza degli organi anticorruzione. Ciò ha scatenato proteste di piazza. La Rada è stata presto costretta a votare per annullare la decisione. “I parlamentari sono stati usati come capri espiatori in questa situazione, sebbene non fosse una loro iniziativa”, afferma Zheleznyak. Da allora, il risentimento non ha fatto che aumentare. “I parlamentari sono insoddisfatti della comunicazione con il governo e dell’atteggiamento sprezzante del presidente nei loro confronti”, afferma. Commentando la situazione alla Rada e le notizie secondo cui alcuni parlamentari della maggioranza assoluta sarebbero esausti e persino pronti a dimettersi, Zelensky ha dichiarato in un incontro con i giornalisti il 14 marzo: “I parlamentari dovranno o svolgere il loro servizio in Parlamento, oppure sono pronto a discutere con i rappresentanti parlamentari la legge di modifica della mobilitazione in modo che possano andare al fronte”. Il leader del gruppo parlamentare di Servitore del Popolo, David Arakhamia, in un commento a Ukrayinska Pravda, ha affermato che le parole del presidente sono state mal interpretate. Ma è esattamente così che sono suonate.
Mykyta Poturayev, parlamentare di Servitore del Popolo e presidente della Commissione per la politica umanitaria e dell’informazione, ha confermato l’acuirsi della crisi alla Rada in una conversazione con il Foglio. Tuttavia, attribuisce la colpa non al presidente, bensì al governo. Per esempio, secondo gli accordi con il Fmi, l’Ucraina deve aumentare le tasse sugli imprenditori privati con un fatturato annuo superiore a 100.000 dollari. I parlamentari capiscono che senza questo, il Fmi non fornirà i finanziamenti. Allo stesso tempo, il Consiglio dei ministri sta introducendo nuovi programmi di assistenza sociale per la popolazione. Uno di questi è il “rimborso carburante” (uno sconto su benzina e diesel), che sarà in vigore fino al 1° maggio. Secondo Forbes Ucraina, questo programma potrebbe costare al bilancio ucraino 70 milioni di dollari. “Quando il governo afferma che i parlamentari sono obbligati a votare per riforme dolorose mentre allo stesso tempo sperpera denaro, si sbaglia”, afferma Poturaev.
I parlamentari lamentano la mancanza di comunicazione con il primo ministro Yulia Sviridenko su questioni problematiche. C’è una spiegazione, osservano gli esperti: “La premier si accorda su qualcosa con i parlamentari, e poi la presidenza potrebbe dirle che è tutto sbagliato”, spiega Reiterovich. Pertanto, per lei è più facile riferire a Zelensky, incolpando i parlamentari di tutto, piuttosto che impegnarsi in un dialogo complesso con il Parlamento. Ma questa situazione non può durare a lungo. “Si avvicinano i progetti di legge sull’integrazione europea. Votare per loro è rischioso”, afferma Victoria Syumar, parlamentare del gruppo Solidarietà Europea. Ritiene che la formazione di una “coalizione di unità nazionale” potrebbe essere una soluzione. Ma Zelensky è convinto che non funzionerà. “Lavoreranno per un mese, e poi tutti ricominceranno a litigare tra loro”, prevede. “Cosa impedisce alle persone di fare il proprio lavoro ora e di votare per le leggi di cui lo stato ha bisogno?”, chiede il presidente, perplesso. Ha in programma di incontrare a breve i leader della maggioranza assoluta.