Un frammento di un drone Shahed. Foto Getty
Da Mosca a Teheran
Perché ucraini e israeliani colpiscono nel Caspio
L'esercito dell'Ucraina ha puntato sulle strutture energetiche e sulle navi di Mosca, Tsahal alla Marina di Teheran. La rotta delle armi fra la Repubblica islamica e la Russia passa anche dal mare interno. Le offerte del Cremlino a Miami (che Dmitriev smentisce)
C'è una via che lega più di altre la Repubblica islamica dell'Iran e la Russia, è marittima e passa per il Mar Caspio, il mare chiuso che unisce l'Azerbaigian, il Kazakistan, il Turkmenistan e poi Russia e Iran. Nel Mar Caspio da qualche anno arrivano i colpi degli ucraini contro le infrastrutture energetiche e contro alcune navi da guerra di Mosca. Mercoledì, nel marzo Caspio sono arrivati anche gli attacchi di Israele che, per la prima volta, ha colpito il lago per attaccare la Marina della Repubblica islamica dell'Iran e secondo il portavoce di Tsahal è stata in gran parte neutralizzata. L'Aeronautica ha colpito motovedette missilistiche, una corvetta, un cantiere navale e un centro di comando. Non è il Caspio il centro vitale della Marina di Teheran, ma è un punto di congiunzione, di rifornimento per i russi e per gli iraniani. L'Alma Center, un centro di monitoraggio delle attività ostili a Israele, nel 2024 aveva registrato l'aumento delle spedizioni clandestine di missili e droni dall'Iran verso la Russia e almeno quattro spedizioni erano avvenute tramite le acque del Caspio. Da quando è iniziata la guerra contro il regime di Teheran, Volodymyr Zelensky continua a sottolineare l'aiuto che Mosca sta dando alla Repubblica islamica e, secondo il presidente ucraino, dal 28 febbraio, il rottame che serviva a rifornire Mosca nelle acque del Caspio viene percorsa in senso inverso. L'Iran aveva iniziato a inviare droni alla Russia nell'autunno del 2022, diventando il primo paese ad aiutare attivamente l'esercito russo, potenziando il suo arsenale con gli Shahed.
Poi Mosca ha chiesto agli iraniani di trasferire le competenze per la fabbricazione dei droni, ha creato una fabbrica apposita nella regione del Tatarstan, ad Alabuga, e ha imparato a produrre da sola potenziando i velivoli. Gli Shahed in Russia non si chiamano più secondo il nome iraniano, che vuol dire “testimone”, sono stati rinominati Geran, che in russo vuol dire “geranio”, ma al di là delle differenze onomastiche, Mosca li ha resi più veloci e soprattutto più carichi di esplosivo. Come gli Shahed sono andati dall'Iran alla Russia, ora alcuni indizi portano a pensare che i Geran escono dalle fabbriche russe per andare nelle mani del regime di Teheran ed essere usati contro tutto il medio oriente: nei giorni scorsi, un drone ha colpito Dubai e sono stati trovati resti di fabbricazione russa. Sempre secondo l'Alma Center, il tracciamento degli attacchi alle infrastrutture in cui vengono prodotte le armi in Iran mostra che la capacità di droni che Teheran continua a mantenere non sarebbe sostenibile senza un aiuto esterno.
Sono molti i punti in cui le due guerre si toccano. Sono punti geografici, valoriali, militari. La Russia non sta dando a Teheran tutto quello che il regime avrebbe voluto, ma non poteva abbandonarlo senza nulla. Dopo aver lasciato il regime di Bashar el Assad in Siria e aver assistito alla cattura del dittatore del Venezuela Nicolás Maduro, Vladimir Putin è stato chiamato ad intervenire per il regime iraniano. Sta fornendo droni e soprattutto intelligenza, che consente di colpire le basi americane nella regione. Putin aiuta il regime, però vuole usare l'Iran per mostrare a Trump di essere affidabile. Ha già offerto di prendere e portare in Russia i chili di uranio arricchito oltre il 60 per cento che sono presenti ancora in Iran. Trump ha rifiutato. Ora Mosca ha sospeso i colloqui con l'Ucraina, aspetta che la guerra in medio oriente assorba di più Washington, studia come trarre vantaggi, oltre a quello economico che però valuta come momentaneo. Nei giorni scorsi, l'inviato del Cremlino, Kirill Dmitriev, era a Miami per parlare con Steve Witkoff, il tuttofare di Trump mandato a risolvere le crisi per il mondo, e Jared Kushner, il genero del presidente. Soprattutto Witkoff e Dmitrev hanno un buon rapporto: sono uomini d'affari, amanti della bella vita, al servizio di uomini potenti, e potenti a loro volta. L'inviato del Cremlino, secondo Politico, sarebbe arrivato a Miami con una proposta: se voi taglierete i fondi all'Ucraina, smetteremo di fornire all'Iran le coordinate delle vostre basi in medio oriente. L'Amministrazione americana ha respinto l'offerta. Dmitriev ha commentato la notizia di Politico con quattro lettere: “Fake”, è falso.