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Chef de guerre
Macron fa il regista della difesa europea. Il primo morto francese e Zelensky a Parigi
Il capo di stato francese è stato l'unico leader occidentale a parlare al telefono con Netanyahu, Trump e Pezeshkian. È volato a Cipro, ha chiamato i dirigenti dei paesi alleati della Francia e ha accolto il presidente ucraino per ribadire che il sostegno a Kyiv “non vacillerà"
Parigi. Emmanuel Macron è su tutti i fronti. Il presidente francese ha passato il fine settimana scorso a chiamare i dirigenti dei paesi alleati di Parigi toccati dal conflitto in medio oriente. E’ stato l’unico leader occidentale ad avere un colloquio telefonico col primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il presidente americano Donald Trump e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. E’ volato a Cipro, mercoledì, per manifestare la sua vicinanza al primo paese dell’Ue colpito dai droni iraniani, prima di salire a bordo della portaerei Charles de Gaulle, la nave ammiraglia della flotta francese, schierata nel Mediterraneo a difesa dell’isola assieme alla fregata-multimissione Languedoc e a sistemi di difesa antiaerei. Ma ha anche coordinato assieme a Italia e Grecia l’invio di aiuti militari a Cipro, iniziativa a cui ha aderito anche la Spagna, e ieri, all’Eliseo, ha accolto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, per ribadire che il sostegno a Kyiv della Francia “non vacillerà” e “nulla distoglierà” l’attenzione dall’Ucraina: la guerra di Putin non verrà eclissata dalla guerra in medio oriente.
“Emmanuel Macron è passato in modalità crisi: come durante la pandemia di Covid o lo scoppio della guerra in Ucraina, dedica la maggior parte del suo tempo a questa emergenza”, ha detto al Parisien un suo consigliere. E’ sui dossier internazionali che il presidente francese ha ritrovato lo smalto che in Francia ha smarrito dai tempi della dissolution, lo scioglimento dell’Assemblea nazionale deciso nel giugno del 2024 alla ricerca di una chiarificazione democratica, che ha fatto invece entrare il paese nella stagione dell’incertezza, dell’instabilità. “L’abito di ‘chef de guerre’ è l’abito che più gli si addice. Ed è uno dei pochi ruoli che potrà ricoprire fino alla fine del mandato senza incontrare resistenze, dato che, dallo scioglimento, è in difficoltà sui temi nazionali, non avendo una maggioranza”, dice al Foglio Louis Hausalter, giornalista politico del Figaro e autore del libro “La foudre et les cendres. Macron, les secrets d’une succession interdite” (Éditions de l’Observatoire).
Il suo attivismo in politica estera piace anche ai francesi. Secondo l’ultimo sondaggio Verian per il Figaro Magazine, l’inquilino dell’Eliseo ha guadagnato in un mese due punti percentuali in termine di popolarità. “In tempi di crisi e turbolenze, come spesso accade, il presidente beneficia del ruolo di protettore che è chiamato ad assumere nei confronti dell’opinione pubblica. A questo va aggiunto che Macron, già nel 2017, aveva intuito la necessità di potenziare le Forze armate, varando leggi di programmazione militare che hanno restituito grande credibilità agli eserciti. E oggi ne sta raccogliendo i frutti, perché se la Francia è in grado di inviare così rapidamente una portaerei, dei Rafale e delle fregate nel Mediterraneo, è proprio perché non ha proseguito sulla strada del ridimensionamento militare avviata dal suo predecessore”, spiega Hausalter.
Secondo un altro sondaggio Elabe per BfmTv, il 55 per cento dei francesi è inoltre favorevole a un’operazione “difensiva” per riaprire lo stretto di Hormuz, ossia all’iniziativa promossa lunedì a Cipro da Macron. Ieri il Financial Times ha scritto che Italia e Francia starebbero trattando direttamente con l’Iran per un accordo sullo stretto di Hormuz. Palazzo Chigi ha smentito in giornata, mentre un portavoce dell’Eliseo citato nel pezzo ha rinviato Ft a un post pubblicato da Macron in cui quest’ultimo affermava di aver parlato con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, chiedendogli di “garantire la libertà di navigazione per porre fine alla chiusura dello stretto di Hormuz”. Né smentita né conferma, nel solco di quell’ambiguità strategica rivendicata da Macron fin dal primo mandato. Giovedì sera l’inquilino dell’Eliseo ha annunciato la morte del primo soldato francese dall’inizio del conflitto, il maresciallo Arnaud Frion, morto in un attacco con droni nella regione di Erbil, nel Kurdistan iracheno, durante il quale sono stati feriti altri sei soldati francesi. Macron ha parlato di “attacco inaccettabile”, sottolineando che colpire le forze della coalizione significa alimentare un’escalation che rischia di trascinare l’intera regione in un conflitto più ampio. Ieri dall’Eliseo, accanto a Zelensky, ha garantito che il prestito di 90 miliardi di euro promesso dai leader europei a Kyiv verrà mantenuto, avvisando Putin di non illudersi che il conflitto in medio oriente possa “dare respiro” alla Russia.