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Più duchi per tutti!

Congedati gli ultimi 92 pari ereditari della Camera dei Lord. Addio eccentricità britanniche

Alberto Mattioli

Il primo ministro britannico Keir Starmer l'aveva annunciato nel suo programma elettorale e l'ha fatto. Si tratta forse del colpo più grave inferto alla veneranda istituzione dopo quello del 1649, quando fu abolita dal malvagio Oliver Cromwell

Nel big brothel internazionale, è passata quasi sotto silenzio una piccola notizia che conclude una grande storia. Alla fine della prossima sessione parlamentare, dunque entro l’estate, verranno cortesemente congedati gli ultimi 92 pari ereditari che ancora siedono alla Camera dei Lord. Keir Starmer l’aveva annunciato nel suo programma elettorale e l’ha fatto, tipo abolizione delle accise o blocco navale. Non è che per questo la Camera alta della “madre di tutti i Parlamenti” diventi elettiva: però ne faranno parte soltanto i pari a vita, non quelli il cui diritto a legiferare dipende soltanto dal fatto che l’avevano i loro genitori, nonni, bisnonni e così via fin da Edoardo I. Si tratta forse del colpo più grave inferto alla veneranda istituzione dopo quello del 1649, quando fu abolita dal malvagio Oliver Cromwell (ma poi restaurata nel 1660 con il ritorno del Re, guarda caso il Carlo precedente, il simpaticissimo Secondo).

Naturalmente, non si può che deplorare. A poco a poco ci fanno sparire tutte le eccentricità britanniche più deliziose, e vedrete che prima o poi toglieranno le parrucche ai giudici, i colbacchi d’orso alle guardie o le volpi alle cacce. Ma del resto la Camera alta non è più così ben frequentata come una volta. Dopo la riforma, sempre laburista, del 1999, i circa settecento pari ereditari erano appunto stati ridotti ai 92 ancora per poco superstiti, e se i Lord sono adesso ben 805 è perché il nobile consesso è stato inzeppato di ex parlamentari, politici dalla carriera finita, portaborse dei partiti e così via, come una qualsiasi partecipata italiana. Restano però i 26 Lord spirituali, una selezione degli arcivescovi e vescovi della Church of England. La baronessa Smith, capogruppo laburista ai Lord, saluta “una delle riforme parlamentari più importanti da decenni”. Però i Lord non hanno quasi poteri. Il bicameralismo perfetto non esiste più dal remoto 1911, quando Giorgio V indusse i suoi recalcitranti pari a votare la propria riforma minacciando altrimenti di nominarne tanti da cambiare la maggioranza (è la dimostrazione, fra parentesi, che la monarchia inglese non è mai stata un acceleratore ma nemmeno un freno; semmai, la frizione, per far cambiare marcia al paese senza attriti). Di riforma in riforma, ai Lord è rimasto soltanto un potere di veto sospensivo per un anno, non sul budget e nemmeno sulle leggi annunciate nel discorso della Corona: potere, peraltro, esercitato soltanto quattro volte dal 1949 in poi. In compenso, in un Paese dove anche il diritto è consuetudinario e di qualsiasi istituzione si apprezza soprattutto la vetustà, i Lord rappresentano la continuità, la tradizione, la storia, oltre a indossare dei bellissimi costumi rossi nelle occasioni solenni. Adesso che saranno solo a vita la sostanza resta uguale, la forma ci rimette. Certo, non è dem. corr. che a legiferare, sia pure poco, siano persone non elette da nessuno. Il principio è giusto ma un po’ incongruo in quella che, nonostante le malefatte del fratello del titolare, resta una Monarchia: la cosa meno democratica che ci sia.

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