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L'editoriale del direttore

La guerra anti ayatollah illumina le ipocrisie di chi difende la libertà con una mano dietro la schiena

Claudio Cerasa

L’Iran come la Russia. La Russia come l’Iran. I difensori dell’occidente si riconoscono tra loro ma scelgono di mettere insieme le proprie forze solo quando i nemici da affrontare sono semplici da presentare al proprio elettorato

Il destino della guerra in Iran è ancora difficile da decrittare ma, nell’attesa di capire cosa potrà riservare il futuro, può essere utile affacciarsi alla finestra e osservare cosa ci riserva il presente. Il presente della guerra in Iran è composto da mille sfumature, mille dettagli, mille incognite. Ma in questa incertezza qualche punto fermo esiste. E quei punti fermi riguardano la capacità incredibile che ha la guerra contro il regime degli ayatollah di illuminare alcune clamorose ipocrisie del nostro presente. Tra queste ipocrisie ne esiste una cruciale che riguarda un asse di fronte al quale un pezzo importante dell’opinione pubblica di destra e un pezzo importante dell’opinione pubblica di sinistra si rifiutano sistematicamente di aprire gli occhi per affrontare la realtà. Il conflitto in Iran, lo sapete, ha messo in risalto un asse speciale che collega il regime iraniano con quello russo. La Russia ha trasmesso all’Iran la posizione di alcune risorse militari statunitensi, incluse navi da guerra e aerei, e sulla base di quelle informazioni gli iraniani hanno individuato gli obiettivi da attaccare, arrivando, come è successo in Kuwait, a uccidere sei militari americani.

L’Iran, a sua volta, negli ultimi quattro anni è stato uno dei principali paesi sostenitori della Russia durante l’invasione in Ucraina. Teheran ha condiviso con l’esercito di Putin tecnologia per produrre droni kamikaze a basso costo. Ha consegnato alla Russia missili balistici a corto raggio e munizioni. Ha contribuito a creare una fabbrica nella città russa di Yelabuga che oggi produce migliaia di droni a lungo raggio. La forza del legame tra la Russia e l’Iran è nei fatti, talmente nei fatti, che undici paesi colpiti dai droni iraniani hanno chiesto al presidente ucraino Volodymyr Zelensky di ricevere un sostegno militare, e la capacità dei nemici dell’occidente è quella di riuscire a capire con chiarezza chi sono i loro avversari e di mettere insieme tutte le forze necessarie per provare a colpirli, a contrastarli e ad affondarli. L’ipocrisia duplice illuminata dalla guerra contro il regime degli ayatollah è quella che riguarda gli indignati a gettone. Se si considera esistenziale la minaccia dell’Iran, non si può non considerare la minaccia russa esistenziale allo stesso modo. E se si considera esistenziale la minaccia della Russia, non si può non considerare la minaccia iraniana esistenziale allo stesso modo. Chi sceglie di osservare le minacce non nel loro complesso ma solo a segmenti, decontestualizzandole, lo fa non perché non è in grado di mettere a fuoco l’abbraccio mortale tra i motori del terrore globale ma perché sceglie di schierarsi a sostegno delle libertà più semplici da difendere.

Un pezzo del mondo progressista riconosce la minaccia russa senza riconoscere fino in fondo la minaccia iraniana perché considera Putin un simbolo della destra, dunque facile da attaccare, mentre fatica a considerare una minaccia equivalente l’islamismo radicale, con atomica al seguito, per via del suo odio contro Israele e per via della sua complicità con l’islamismo politico. Un pezzo del mondo conservatore, d’altro verso, riconosce la minaccia del regime iraniano più per il suo essere un veicolo di islamismo che per essere una minaccia per le democrazie del mondo, ma d’altro canto fatica a essere ugualmente severo con il regime russo, vedi il caso dei Maga di Donald Trump, più duri negli ultimi mesi con l’Europa che con la Russia, e vedi il caso delle destre estremiste europee, che in un angolo del loro cervello non considerano uno scandalo il fatto che Putin voglia indebolire l’Europa. I nemici dell’occidente si riconoscono tra loro e collaborano mettendo insieme tutte le armi che hanno a disposizione. I difensori dell’occidente si riconoscono tra loro ma scelgono di mettere insieme le proprie forze solo quando i nemici da affrontare sono semplici da presentare al proprio elettorato. Non si può essere contro gli ayatollah e timidi con Putin. Non si può essere contro Putin e timidi con gli ayatollah. Si scrive Iran, si legge realtà.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.