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Relativisti e ayatollah
“Un fantasma si aggira in occidente: l'imbecille antimperialista”. Intervista al giornalista inglese Brendan O'Neill
“Per gli antimperialisti le vite iraniane contano solo se vittime di guerra. Alle marce contro Teheran non ho visto una sola kefiah”, dice l'autore di “Vibe shift”, rivolta contro il wokismo
“Queste persone sono così perse nel labirinto del proprio relativismo morale che non riescono a criticare un regime islamico. Sono così ubriache di antioccidentalismo che il primo calcolo che fanno quando un popolo si ribella è: ‘Questo aiuterà o danneggerà l’America?’”. Così il giornalista britannico Brendan O’Neill, già autore per Liberilibri del “Manifesto di un eretico” e fresco di stampa in Inghilterra con “Vibe shift”, rivolta contro il wokismo. Di fronte a Westminster, i manifestanti hanno appena sventolato immagini di Khamenei con lo slogan “Nessuna resa”. Tra i presenti anche l’ex leader laburista Jeremy Corbyn. “Danneggiare l’occidente bianco, privilegiato e colonialista è molto più importante per questi sciocchi che liberare gli iraniani dalla schiavitù del diktat islamista” dice O’Neill al Foglio. “La solidarietà fatica a radicarsi in un terreno contaminato dal culto del relativismo”.
Gli occidentali preoccupati per le vittime iraniane dei bombardamenti occidentali dov’erano quando il regime massacrava gli iraniani? “Vanno sui social media a gridare ‘Oh no, gli iraniani potrebbero morire’, nonostante non abbiano detto nulla quando gli iraniani sono morti a migliaia per mano dei tiranni teocratici” peosegue O’Neill. “Sono costretti, dagli eventi, a dare spettacolo della loro stessa ipocrisia, a esporre al mondo la falsità e la totale disumanità che troppo spesso alimentano ciò che oggi passa per ‘antimperialismo’”. Non appena Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi aerei contro il regime in Iran, la sinistra contraria alla guerra si è scatenata. “Le prime notizie di un numero limitato di vittime civili li hanno portati a parlare di ‘omicidio’. Quindi è omicidio quando innocenti iraniani muoiono tragicamente a causa della guerra, ma non è un grosso problema quando innocenti iraniani vengono intenzionalmente massacrati da mostri islamisti che li detestano perché vogliono la libertà? Hanno già chiarito che la vita e la libertà iraniane sono completamente prive di significato per loro”.
O’Neill ha partecipato a due grandi raduni filoiraniani a Londra e le kefiah si sono distinte per la loro assenza. “Nessuno di quei borghesi arroganti che hanno consumato le suole delle scarpe marciando ogni settimana ‘per Gaza’ si è degnato di dire una sola parola ‘per l’Iran’. Come spieghiamo un universo morale in cui può esserci più furia per gli attacchi contro un governo di quanta ce ne fosse per l’omicidio di massa dei suoi stessi cittadini da parte di quel governo?”. Questo, purtroppo, è ciò che è diventato l’antimperialismo. “Quella vecchia e nobile causa un tempo riguardava la difesa dell’indipendenza degli stati che si trovavano nel mirino delle grandi potenze. Negli ultimi anni, tuttavia, si è trasformata in un cinico e cieco odio per l’America. Ora è solo antioccidentalismo. Questa idea per cui l’occidente è sempre malvagio e che quindi i suoi nemici meritano empatia, è meno l’erede dei grandi movimenti pacifisti del passato, quanto una conseguenza delle tendenze anticiviltà che dilagano nel mondo accademico e nell’establishment culturale. Ci ritroviamo nella disgustosa situazione in cui i guardiani morali della nuova sinistra tacciono quando una rivolta popolare viene brutalmente repressa, ma si agitano quando i responsabili si beccano un missile nella finestra della loro camera da letto. Perché secondo i precetti infantili dell’antioccidentalismo, l’America è la fonte di ogni problema. Quindi, quando l’America causa morte in Iran, è la Terza guerra mondiale, è un crimine contro l’umanità. Eppure, quando il regime causa infinitamente più morti in Iran, niente. Per vedere l’imperialismo in azione, basta guardare la Repubblica islamica. Ha dato il via libera all’invasione islamofascista di Israele il 7 ottobre 2023, come monito sia allo stato ebraico che alla Repubblica islamica. Se sei antimperialista, la Repubblica islamica dovrebbe offendere la tua fibra morale”.
O’Neill ha appena scritto un nuovo libro, “Vibe shift”. Ecologismo radicale, wokismo, multiculturalismo, islamismo: quattro cause distinte, apparentemente poco in comune, ma forti alleate. “Ciò che accomuna queste quattro cause è il loro disprezzo per le virtù della civiltà occidentale. Stiamo vivendo una vera crisi dell’ordine civile. Il wokismo cerca di smantellare le conquiste morali, scientifiche e letterarie dell’era moderna attraverso la ‘decolonizzazione’ dei programmi di studio e, in ultima analisi, la ‘decolonizzazione’ delle menti dei giovani. Ciò che intendono con questo è purificare le menti dall’influenza presumibilmente corruttrice del canone e degli ideali occidentali, riempiendole invece con la nozione, davvero corruttrice, che tutte le culture siano ugualmente valide, la grande menzogna della nostra epoca. Il wokismo allontana intere generazioni dai fondamenti morali delle società in cui vivono. Le lascia alla deriva intellettualmente e moralmente. E’ un tradimento imperdonabile della più grande responsabilità della società: trasmettere la saggezza delle generazioni precedenti alle nuove. Il greenismo è un attacco alla rivoluzione industriale, alla modernità stessa. Il multiculturalismo fa a pezzi l’intera idea di cittadinanza. Strappa l’anima della democrazia. Per quanto riguarda l’islamismo, è l’ala più letale del movimento anticiviltà. Gli islamisti sono direttamente incoraggiati dall’odio che l’occidente nutre per se stesso. Percepiscono la nostra debolezza”.
L’israelofobia è una passione dominante a sinistra. “E’ la grande malattia del nostro tempo. Unisce sia la sinistra woke che la destra digitale. Dalla destra eccentrica alla sinistra woke, sono convinti che la piccola nazione ebraica, grande quanto il Galles, sia la causa di ogni guerra. Ecco l’antimperialismo degli imbecilli. Sono unanimi nel loro cieco disprezzo per la nazione ebraica. A mio avviso, questa è l’espressione più rozza e brutale della crisi della civiltà. La gente ha trasformato Israele nel capro espiatorio della modernità. Lo accusano di ogni crimine dell’era moderna (colonialismo, apartheid, genocidio) e poi si scagliano contro di esso come se fosse la forza più demoniaca sulla terra. E ora la guerra con l’Iran viene descritta come un tentativo omicida di insabbiamento, un tentativo tipicamente ingannevole di distogliere l’attenzione del mondo dai crimini di Epstein. Uccidere bambini per distogliere l’attenzione dallo stupro di bambini, oh quegli ebrei. Naturalmente, tutte queste accuse sono false. Ma non importa: Israele è ora il grande capro espiatorio della civiltà e queste persone sperano che, se spazzano via questo peccaminoso stato ebraico, possano anche lavare via i loro sensi di colpa occidentali. E’ una forma di politica regressiva e barbarica. Riecheggia la ferocia del passato. Ancora una volta, gli ebrei vengono additati come i grandi corruttori dell’anima umana, il veleno dell’umanità. L’antisionismo è solo antisemitismo travestito. Trattare il sionismo come la putrefazione morale dell’umanità è odio mascherato da pacifismo. Chiunque apprezzi la civiltà occidentale dovrebbe schierarsi con Israele nella sua guerra contro le forze barbariche dell’islamismo”.
L’Onu ha svolto un ruolo chiave nella diffusione di queste menzogne. “E’ il principale globalizzatore dell’ideologia antioccidentale. Il suo trattamento vergognoso e bigotto nei confronti di Israele ne è la prova. Non solo l’Onu demonizza continuamente Israele, ma finanzia e incoraggia attivamente i nemici antisemiti di Israele. Alcuni dipendenti dell’Unrwa sono stati persino coinvolti nel massacro del 7 ottobre. Non è esagerato affermare che le Nazioni Unite sono state complici della guerra di annientamento contro lo stato ebraico, la più chiara espressione della mania anti-civiltà. Allo stesso tempo, le Nazioni Unite sono state morbide con la Repubblica islamica. In passato hanno persino permesso a quel regime tirannico di presiedere forum presso il consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite e di fornire consulenza alla Commissione sulla condizione femminile. Ecco la perversità morale delle Nazioni Unite: trattano persino un regime islamista spietato che calpesta i diritti umani e massacra le donne come una voce fidata sulla dignità umana. I funzionari delle Nazioni Unite sono stati molto più severi con Israele per aver combattuto contro l’esercito di antisemiti che ha invaso il suo territorio di quanto non lo siano stati con i mostri teocratici dell’Iran, che hanno massacrato migliaia di propri cittadini negli ultimi due mesi per il ‘crimine’ di volere la libertà. L’Onu è stata fondata per prevenire la guerra e proteggere l’equità in tutto il mondo. Ma ha finito per alimentare la guerra tra gli ebrei e globalizzare il pericoloso culto del relativismo. Il prossimo grande cambiamento di atmosfera di cui abbiamo bisogno è un serio dibattito sul futuro delle Nazioni Unite”.
A che punto siamo? “Penso che la risposta dipenda da noi. La domanda è: siamo disposti ad arrestare questo declino dell’occidente? In questo momento ci sono milioni di persone comuni e perbene che vogliono fare proprio questo, ma purtroppo la classe politica sta proseguendo sulla strada dell’autodistruzione della civiltà. I compiti dell’Europa sono enormi: dobbiamo riparare l’economia, riparare la cultura, riparare le nostre nazioni e riparare il futuro. Sembra insormontabile, ma vale sempre la pena ricordare a noi stessi che l’umanità ha affrontato sfide simili in passato e le ha superate. A volte, non sempre. Stiamo assistendo alla rivincita della ragione. Ma non mi compiaccio. C’è ancora molto da fare. E la posta in gioco non potrebbe essere più alta. Questa è la domanda che tutti dobbiamo porci: pensiamo che la nostra civiltà valga la pena di essere salvata? La mia risposta è sì, sì e sì”.