I colpi iraniani con i droni Shahed e le intercettazioni (costose) nei paesi del Golfo. Numeri
Un velivolo kamikaze iraniano ha un costo stimato tra i 20.000 e i 50.000 dollari e può causare danni significativi perché difficile da rilevare dai radar. Ogni difesa con sistema americano Thaad o patriot ha un prezzo ben più elevato, così l'Ucraina ha offerto subito la sua soluzione
A una settimana dall'inizio dell'operazione congiunta di Stati Uniti e Israele in Iran, analisti ed esperti militari hanno iniziato a segnalare lo sbilanciamento economico tra gli armamenti lanciati dal regime iraniano contro obiettivi in tutto il medio oriente e quelli utilizzati dall'esercito americano e dai paesi del Golfo per intercettarli. Poco dopo i primi attacchi su Teheran, il presidente americano ha detto che i missili e l'industria missilistica iraniana sarebbero stati "totalmente annientati": sei giorni dopo, l'Iran aveva lanciato oltre 2.000 droni Shahed su Israele e i paesi del Golfo. In pochi giorni la strategia di Teheran è stata definita del "logoramento": continuare a lanciare i missili a corto raggio e i droni Shahed, i più rudimentali del suo arsenale, per prendere di mira infrastrutture energetiche e civili oltre alle basi americane e cercare di consumare prima le munizioni meno preziose e stremare gli intercettori nella regione.
I droni Shahed 136
La sigla del drone iraniano Shahed è 136, di fabbricazione iraniana, ha un design semplice ed è relativamente economico da produrre: ha un costo stimato tra i 20.000 e i 50.000 dollari. Ha una gittata massima di 2.500 chilometri e non è possibile comandarlo a distanza mentre è in volo: prima del lancio, viene programmato verso il bersaglio con una rotta prestabilita utilizzando un sistema di navigazione satellitare. Sono chiamati anche droni "kamikaze" perché trasportano esplosivi che detonano all'impatto e possono causare danni significativi, anche per la loro capacità di volare a bassa quota che li rendono difficili da rilevare dai radar: l'attacco più mortale contro le forze statunitensi finora è stato proprio quello di un drone che ha colpito una base in Kuwait, uccidendo sei soldati statunitensi. Un altro drone ha colpito il quartier generale della Quinta Flotta della Marina statunitense a Manama, in Bahrein, mentre nell'hotel Palm Jumeirah di Dubai ha provocato un grosso incendio. Alcuni Shahed hanno mirato anche al settore energetico: in Qatar, il più grande terminal di esportazione di gas naturale liquefatto (Gnl) del mondo è stato chiuso dopo essere stato preso di mira dai droni iraniani, mentre la raffineria di petrolio di Ras Tanura, in Arabia Saudita, dopo un incendio causato dai detriti di un drone intercettato. ha interrotto la produzione.
Dall'inizio della guerra in Ucraina Teheran ha esportato i suoi Shahed anche alla Russia, che sta ora producendo le proprie varianti nel paese: Mosca li utilizza da tempo per colpire gli ucraini e le loro infrastrutture energetiche. Secondo le ricostruzioni degli israeliani, l'Iran potrebbe avere a disposizione fino a 80.000 droni, la verità sui depositi reali resta nascosta, è però certa la velocità di fabbricazione: la Russia nella sua fabbrica in Alabuga, in Tatarstan, riesce a produrre circa 150 droni al giorno. E' però anche vero che tra i siti militari colpiti ci sono anche le fabbriche di droni, e infatti giovedì il numero di droni lanciati dall'Iran era diminuito dell'83 per cento dal primo giorno di combattimenti. Soltanto negli Emirati Arabi Uniti sono stati lanciati più di mille droni, meno di un centinaio sono riusciti a superare le difese, ma ogni intercettazione ha un costo ben più elevato del singolo drone.
Terminal High Altitude Area Defence (Thaad)
Se all'Iran basta che una manciata di velivoli senza pilota vadano a segno per poter colpire obiettivi sensibili, il paese difensore è invece chiamato a intercettarli tutti. Le munizioni dei sistemi di difesa aerea di costruzione statunitense THAAD, costano oltre 12 milioni di dollari. E' uno dei sistemi più avanzati ed è utilizzato dagli Emirati Arabi Uniti: è l'unico sistema in grado di ingaggiare e distruggere missili balistici a corto, medio e intermedio raggio sia all'interno che all'esterno dell'atmosfera durante la loro fase terminale di volo, oppure di lanciarsi in picchiata sul bersaglio. Durante la guerra dei 12 giorni, lo scorso giugno, gli Stati Uniti hanno impiegato circa un quarto dei loro missili Thaad per difendere Israele dai bombardamenti iraniani. Ogni missile Thaad costa più di 12,8 milioni di dollari e le aziende appaltatrici della difesa americana ne producono soltano 96 all'anno. L'Amministrazione Trump ha stanziato fondi per aumentare la loro produzione a 400 all'anno, ma potrebbe richiedere fino a sette anni.
Patriot
I Patriot sono leggermente meno costosi e più numerosi dei Thaad, ma comunque notevolmente più costosi degli Shahed: un singolo missile costa circa 5 milioni di dollari. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto giovedì che in soli tre giorni di combattimenti in medio oriente sono stati utilizzati più di 800 missili Patriot, più di quanti l'Ucraina ne abbia ricevuti durante l'intera invasione russa su vasta scala. Nel 2023, gli Stati Uniti producevano circa 370 missili Patriot all'anno, nel 2024 ne sono stati prodotti circa 500 e secondo le previsioni ne verranno prodotti circa 650 all'anno entro il 2027. Ma nonostante l'aumento della produzione, secondo il Guardian l'anno scorso Washington avrebbe stimato di avere solo il 25 percento dei Patriot necessari alla pianificazione del Pentagono.
Gli intercettori ucraini
L'Ucraina ha testato in questi anni una soluzione contro i droni russi (e quindi iraniani) intercettando circa l'80 per cento degli attacchi: la soluzione è intercettare i droni con i droni. Kyiv ha iniziato a lavorare sui suoi droni intercettori nel 2024 e dall'autunno del 2025 sono ampiamente utilizzati dalle unità di difesa aerea: secondo il ministero della Difesa ucraino, dal 7 gennaio le unità delle Forze armate ucraine ricevono più di 1.500 droni intercettori specializzati anti Shahed al giorno. Per questo di fronte ai buchi delle difese del medio oriente, vari paesi negli scorsi giorni si sono rivolti a Kyiv: Zelensky ha parlato con l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al Thani, e con il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed. Secondo il Financial Times, il Pentagono e almeno un paese del Golfo hanno chiesto assistenza diretta al presidente ucraino. La richiesta era ovvia, la risposta di Zelensky anche: ha subito scelto di mandare i suoi esperti.
Lo scorso novembre al Dubai Airshow 2025, il produttore ucraino di droni SkyFall per la prima volta ha presentato il suo drone intercettore P1-SUN a un pubblico internazionale. Il Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale di Kyiv ha dichiarato che il paese ha prodotto 100.000 droni intercettori nel 2025 e che la capacità produttiva è cresciuta di otto volte rispetto al periodo precedente.