La strategia di Teheran

Quali missili del suo arsenale sta lanciando l'Iran nella sua "strategia del logoramento"

Priscilla Ruggiero

Dopo ormai quattro giorni di contrattacchi Teheran continua a lanciare su Israele e sulle basi americane nel Golfo missili a corto raggio e droni Shahed, più rudimentali, prendendo di mira anche infrastrutture energetiche e civili. L'obiettivo è cercare di consumare prima le munizioni meno preziose e stremare gli intercettori nella regione

Secondo le Forze di difesa israeliane (Idf),  da quando sabato Stati Uniti e Israele hanno iniziato ad attaccare l’Iran sarebbero stati distrutti almeno duecento lanciatori di missili balistici iraniani, circa la metà di quelli attualmente in possesso da Teheran. Prima della guerra dei Dodici giorni lanciata da Israele lo scorso giugno, la stima era che nell’arsenale iraniano ci fossero circa 3.000 missili balistici, ma i rapporti di intelligence suggerivano che gli iraniani avevano in programma di produrne fino a 8.000 entro il 2027. L’arsenale iraniano è composto da  sistemi a corto, medio e lungo raggio, dislocati in depositi e basi missilistiche visibili dalle immagini satellitari e altre sotterranee: sono almeno cinque le “città missilistiche” sotterranee in diverse province, tra cui Kermanshah e Semnan. I missili si dividono in varie tipologie, che seguono un percorso ad arco nell’atmosfera e poi sfruttano la gravità per raggiungere velocità molte volte superiori a quella del suono: quelli “a corto raggio” sono in grado di colpire bersagli fino a 700 chilometri di distanza, mentre i missili  “a medio raggio”, sono i più potenti e  hanno una gittata massima di circa 2.000 chilometri: l’Iran ha imposto questo limite di gittata  perché secondo i funzionari sarebbe sufficiente per  colpire le basi israeliane e statunitensi nel Golfo. Tra i missili più potenti ci sarebbe il missile Cruise Soumar, con una gittata massima di 2.500 chilometri; il  Sejil, il Ghadr, l’Emad e  il Khorramshahr, con una gittata di 2.000 km;  il Kheibarshekan, con una gittata di 1.450 km e  lo Shahab-3, con una gittata di 1.300 km.  

 

Dopo la guerra dei Dodici giorni, l’Iran possedeva ancora circa duemila missili, negli ultimi quattro giorni ne ha  lanciati oltre un migliaio  verso i paesi del Golfo, in Israele, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Iraq, ma solo poche centinaia erano armi balistiche. Questo perché i  missili a più lunga gittata sono in misura molto minore, e dopo ormai quattro giorni di contrattacchi la strategia di Teheran è continuare a lanciare i missili a corto raggio e i droni Shahed, più rudimentali,  prendendo di mira infrastrutture energetiche e civili oltre alle basi americane  per  cercare di consumare prima le munizioni meno preziose e stremare gli intercettori nella regione. I droni Shahed sono le armi più utilizzate in questi giorni da Teheran, poiché ne produce 500 al giorno e ne detiene 80.000 nei magazzini. Eppure, secondo le Idf l’arsenale sarebbe in difficoltà proprio a causa degli attacchi ai lanciamissili iraniani, e la strategia di “logoramento” è stata definita dai funzionari israeliani “pioggerellina” rispetto agli attacchi dell’anno scorso.

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