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Misteri e influenze

La Cina vuole che Hong Kong diventi il simbolo del diritto. E l'Italia nel suo piccolo contribuisce

Giulia Pompili

Unidroit scrive convenzioni e leggi per gli stati membri. Da quest'anno, oltre alla sua sede romana, avrà un ufficio nell'ex colonia inglese. Un'operazione di propaganda a cui ci siamo prestati

A quasi sei anni dall’imposizione della Legge sulla sicurezza di Hong Kong, l’ex colonia inglese è stata quasi del tutto inglobata nel sistema cinese. I fermi, gli arresti, i processi: tutto ha contribuito a far calare il clima di paura e censura che voleva la leadership di Pechino sulla città. E tutti sanno che quello che un tempo era il luogo di proiezione della Repubblica popolare nel business internazionale, di expat e occidentali, variopinto e libero, è stato cancellato. Per questo Xi Jinping sta cercando di ricostruire a Hong Kong un profilo internazionale ma “con caratteristiche cinesi”, e un caso che riguarda anche l’Italia fa parte di questa riscrittura delle regole per un nuovo ordine globale a guida cinese.

  
A Via Panisperna, nel palazzo padronale di Villa Aldobrandini a Roma, c’è un istituto internazionale non proprio noto a tutti, ma particolarmente influente quando si parla di relazioni internazionali. Si chiama Unidroit, dal francese Institut international pour l’unification du droit privé, e dagli anni Venti del secolo scorso aiuta i 65 paesi membri, tra cui Stati Uniti e Cina, a modernizzare, armonizzare e coordinare il diritto privato – in particolare il diritto commerciale – tra stati o gruppi di stati. E’ insomma il luogo dove andare se c’è da scrivere una convenzione internazionale, un trattato, e il paese ospitante è l’Italia: a settembre dello scorso anno il ministero degli Esteri italiano ha nominato alla presidenza di Unidroit l’ex ministro e giurista Enzo Moavero Milanesi. L’istituto non fa parte dell’Onu, e ha regole di funzionamento tutte sue: il presidente dirige i lavori dell’Assemblea generale degli stati membri, e le decisioni sono di norma approvate a maggioranza semplice. Il potere più operativo è però nelle mani del segretario generale, che tra le altre cose fa l’agenda e indica gli esperti indipendenti incaricati di visionare le proposte. Dal 2018 il segretario generale di Unidroit è il professore spagnolo Ignacio Tirado, che ha da poco iniziato il suo secondo mandato. E’ lui il promotore – descritto da chi ha assistito alle negoziazioni “a dir poco entusiasta” –  di una piccola rivoluzione dell’istituto: abbandonare l’unica sede romana di Unidroit e aprire un ufficio di collegamento a Hong Kong. La proposta era arrivata da Pechino già lo scorso anno. Secondo quanto risulta al Foglio, la Cina avrebbe lavorato molto al progetto, invitando già nel 2024 a Hong Kong Ignacio Tirado e offrendosi di coprire tutte le spese di mantenimento di un nuovo potenziale ufficio. Nel corso del 2025 ci sono stati diversi contatti fra la leadership di Unidroit e quella di Hong Kong, nonostante le riserve di diversi paesi membri. A luglio, per esempio, il segretario alla Giustizia dell’ex colonia inglese, Paul Lam, era in via Panisperna a promuovere “i vantaggi unici di Hong Kong nell’ambito del programma ‘un Paese, due sistemi’ presso il settore legale e imprenditoriale locale”. L’11 dicembre scorso l’Assemblea generale di Unidroit ha effettivamente autorizzato l’istituzione dell’ufficio di collegamento “Asia-Pacifico” a Hong Kong, che verrà inaugurato nelle prossime settimane. Secondo le informazioni raccolte dal Foglio, il voto sarebbe stato calendarizzato all’ultimo momento, e molti rappresentanti dei paesi contrari non erano presenti. Quando all’inizio di gennaio l’Amministrazione Trump ha annunciato l’uscita degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali, Unidroit non è stata inserita nell’elenco anche secondo una valutazione legata alla presenza/influenza cinese nell’istituzione.  

  
Pechino vuole Unidroit per un cambiamento estetico e propagandistico, per fare della città di cui ha cancellato l’autonomia, in cui lo stato di diritto è stato obliterato (chiedere a Jimmy Lai) il simbolo del “diritto internazionale con caratteristiche cinesi”. L’offerta dell’ufficio gratuito nell’ex colonia inglese arriva infatti pochi mesi dopo un’altra decisione significativa da parte cinese: a maggio dello scorso anno la Repubblica popolare ha annunciato la creazione a Hong Kong dell’Organizzazione internazionale per la Mediazione (IOMed), inaugurata poi a ottobre, con 33 paesi firmatari, la maggior parte dei quali già legati alla Cina dalla Via della seta. Un’organizzazione a cui rivolgersi per risolvere controversie internazionali secondo il “diritto” cinese. Anche il segretario generale di Unidroit Ignacio Tirado ha partecipato alla sua inagurazione. 
 

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.