Sulle terre rare, Trump scopre all'improvviso che ha bisogno di alleati

Italia, Francia e Germania verso un piano alternativo per la sicurezza delle catene di approvvigionamento

Giulia Pompili

Rubio e Vance lanciano una nuova iniziativa sui minerali strategici con oltre cinquanta paesi, promettendo un memorandum con Ue e Giappone entro un mese. Sul tavolo una sorta di area di libero scambio tra alleati per ridurre la dipendenza dalla Cina. Ma tra gli europei restano dubbi sulla credibilità americana

Poco prima di prendere un altro volo per l’Italia, questa volta per assistere alla cerimonia d’apertura dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina, il vicepresidente americano J. D. Vance era al dipartimento di stato a Washington per  inaugurare, insieme con il segretario di stato Marco Rubio, la prima riunione ministeriale sui minerali critici, cioè terre rare, litio, cobalto e altri minerali indispensabili per transizione energetica, difesa e tecnologie avanzate, oggi in larga parte controllati dalla Cina. Per questa nuova iniziativa americana sono volati a Washington i rappresentanti di più di 50 paesi, compreso il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, il viceministro degli Esteri tedesco Florian Hahn, il delegato francese per le Risorse strategiche Benjamin Gallezot e il vicepresidente della Commissione europea con delega alle Materie prime critiche, Stéphane Séjourné.

 

Il vertice è finito con una promessa: entro i prossimi 30 giorni, America, Ue e Giappone dovrebbero essere i primi a firmare un memorandum d’intesa, poi aperto anche ad altri paesi, per rafforzare la sicurezza della catena di approvvigionamento dei minerali critici. L’Amministrazione americana ha messo sul tavolo la proposta di costruire una specie di area di libero scambio tra paesi “affini”, con regole comuni verso l’esterno, da un lato per colpire il dumping cinese (c’è anche l’ipotesi di un prezzo minimo per i materiali), dall’altro per spingere su restrizioni mirate all’export e incentivare il recupero di minerali critici già presenti in prodotti usati da riciclare, un punto che è di particolare interesse per l’Italia. Il pacchetto comprende anche investimenti coordinati e altre forme di cooperazione industriale. Nei fatti, la nuova iniziativa americana è soprattutto un’operazione per trasformare in salsa trumpiana la Mineral Security Partnership, lanciata dall’Amministrazione Biden e ora ripresentata con un nuovo nome e un’ambizione più esplicita – anche se l’altro ieri, per non urtare la sensibilità di Pechino, nessuno ha menzionato direttamente la Cina. 

 


Nei giorni scorsi, però, sono emerse alcune perplessità fra gran parte dei paesi invitati all’iniziativa americana: sono passate solo poche settimane dalle ultime minacce della Casa Bianca contro gli alleati europei – anche militari, come nel caso della Groenlandia rivendicata spesso come luogo legato a risorse minerarie strategiche –  e non tutti sono convinti dell’improvvisa voglia di multilateralismo di Washington, compresa la Farnesina di Antonio Tajani, nonostante il rapporto cordiale e ispanofono con Rubio, che l’altro ieri lo ha voluto alla sua destra nella foto di gruppo. Secondo una ricostruzione che sta circolando in questi giorni, Trump avrebbe all’improvviso rinunciato alle minacce militari sulla Groenlandia quando i paesi europei hanno fatto capire che l’isolazionismo americano avrebbe fatto più danno all’America che all’Europa, specialmente su questioni come il commercio di terre rare, perché da quando Pechino ha temporaneamente interrotto le forniture agli Stati Uniti lo scorso anno, l’Amministrazione sta cercando vie alternative. Ma su questo fronte anche la Commissione europea, già diversi mesi fa, aveva parlato di un piano tutto europeo fatto di accordi bilaterali con paesi come l’Australia, il Canada, il Kazakistan e l’Ucraina. L’altro ieri Reuters ha svelato che Italia, Francia e Germania stanno lavorando a un piano per garantire le catene di approvvigionamento delle materie prime – “La Francia si occuperà del finanziamento degli acquisti, la Germania gestirà l’approvvigionamento e l’Italia si occuperà dello stoccaggio” – una strategia confermata al Foglio da fonti italiane. L’altro ieri a Washington il metodo Trump ha mostrato per una volta dei limiti, almeno su una delle questioni più strategiche delle relazioni internazionali. 

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.