Daniel Günther (foto Getty)
in germania
La rivolta dei giornali sovranisti tedeschi: ci vogliono censurare!
Per il politico della Cdu e primo ministro regionale Daniel Günther le testate populiste sono “nemiche della democrazia”. Insorge il portale tedesco Nius, mentre l'associazione dei giornalisti professionisti (Djv) si dice scioccata: “No alla censura”
Berlino. “Abbonatevi a quello che Günther vuole censurare”. Un nuovo banner adorna da qualche ora la home page di Nius, portale tedesco di notizie fondato e gestito in gran parte da fuoriusciti dalla Bild. Per spiegare cos’è Nius bisogna andare col pensiero alla formula delle proporzioni: Nius sta alla Bild come la Bild sta ai giornali tradizionali. Se la Bild è il tabloid (non l’unico ma il) più famoso di Germania, Nius è la versione digitale e populista della Bild. Questo l’aggettivo che ricorre più spesso negli articoli sul tema apparsi sulla stampa mainstream. Il nome del portale, che scimmiotta la parola News in inglese, è adornato dallo slogan “Die Stimme der Merheit”, la voce della maggioranza. Il messaggio è “non ascoltate gli altri, la Germania vera siamo noi”. Nius punta, dunque, alla pancia inquieta di tanti tedeschi. La crisi migratoria, la pandemia da coronavirus, la guerra nella non lontana Ucraina – alla quale è seguita prima una crisi energetica e poi una economica – sembrano aver lasciato un segno più profondo qua che in altri paesi. E se l’affermazione del partito sovranista AfD è di quegli anni – fino all’arrivo di un milione di profughi mediorientali il partito euroscettico fondato da un economista di Amburgo non lo conosceva nessuno – la nascita di nuove testate “di destra” è un fenomeno più recente. Dietro ci sono alcuni milionari tedeschi fra i quali Frank Gotthardt, ceo della Cgm (CompuGroupMedical), azienda di tecnologie informatiche per la sanità, e già fondatore del tabloid online austriaco Exxpress. Ma se Exxpress è del 2021 e Nius del 2022 perché se ne parla in questi giorni?
Il “merito” è da ascrivere a Daniel Günther, politico della Cdu classe 1973 e dal 2017 Ministerpräsident, primo ministro regionale, dello Schleswig-Holstein, il più settentrionale dei Länder tedeschi. Ospite su Zdf del seguito programma di Markus Lanz, dal nome del suo moderatore (sudtirolese anche lui, come Lilli Gruber), il pur navigato Gütnher è caduto in un trappolone tesogli in diretta tv. Alla domanda sul bisogno o meno in Germania di regolamentare i social media per gli under 16 e i portali “corsari” come Nius, il Ministerpräsident ha risposto affermativamente. Perché, ha spiegato, testate come Nius sono “nemiche della democrazia”, colpevoli di occuparsi “di agitazione politica anziché di giornalismo”. E l’anatema: se i politici non riusciranno a opporsi a questa tendenza populista, tra dieci anni la democrazia tedesca sarà “irriconoscibile”.
Di lì a poco ne è sorta una polemica, con il gruppo dei Liberali (Fdp) al Parlamento di Kiel che ha chiesto al governo se Herr Günther abbia intenzione di regolamentare, censurare o vietare determinati media. Non senza difficoltà, l’esponente della Cdu, che governa assieme ai Verdi, ha spiegato che le limitazioni cui accennava sono pensate solo per i minorenni sui social. Un progetto condiviso da altri governanti come quelli, per esempio, della Turingia che hanno sollecitato il Bundesrat (il Senato dei Länder) e la ministra dell’Istruzione Karin Prien (Cdu) a nominare una commissione di esperti per riflettere sul nodo minore età e libertà in rete.
Ma la gaffe riguardo alle testate populiste era già fatta. Il battagliero direttore di Nius e già direttore della Bild online, il 46enne Julian Reichelt, ha chiesto al Tar dello Schleswig-Holstein di censurare come “illegali” le uscite di Günther su Nius “nemico della democrazia” e Nius “che riporta notizie senza fondamento”. Reichelt ha detto che Günther non stava esprimendo una libera opinione da privato cittadino ma che premier della regione. Anche la Bild, di cui Nius è aperto concorrente, lo ha strigliato chiedendogli di scusarsi o di dimettersi. L’associazione dei giornalisti professionisti (Djv) si è detta scioccata: “Se Günther è infastidito da Nius o da altri, la risposta non può essere la censura”. Da lì un coro di critiche, soprattutto da destra, all’esponente della Cdu considerato l’ultimo rappresentante del merkelismo.
Le difficoltà di questi giorni non sono nuove. Rispolverata dagli islamofobi di Pegida una decina di anni fa e fatta propria anche dagli esponenti più radicali di AfD (fra i quali Bjorn Höcke), l’espressione Lügenpresse – “stampa bugiarda” – rivolta alle testate mainstream ha dato il la alla nascita di nuovi portali dai modi e dai contenuti populisti. Ma la Legge fondamentale tedesca tutela la libertà di espressione: anche sotto al governo di Olaf Scholz, le autorità hanno tentato di chiudere Compact, una rivista ancora più a destra di Nius. Un controverso raid della polizia nei suoi uffici nell’estate del 2024 è stato in seguito condannato dai tribunali, che hanno sottolineato che “la Costituzione garantisce la libertà di espressione e la libertà di stampa anche ai nemici della libertà”.