seminare discordia

La disinformazione incrociata in Groenlandia, divisa tra Stati Uniti e Russia

Priscilla Ruggiero

Così il Cremlino s'insinua nel dibattito pubblico dell'isola artica per aumentare le divisioni. L'allarme dell’intelligence danese sulle operazioni di "influenza"

Da quando il figlio del presidente americano, Donald Trump Jr, si è recato a Nuuk e poi lo stesso Trump ha minacciato di prendere il controllo della Groenlandia, i think tank e gli esperti di disinformazione hanno espresso preoccupazione sull’influenza degli Stati Uniti – e non solo – nel sistema mediatico del paese. Le dichiarazioni dell’Amministrazione non si sono fermate, a maggio Trump ha detto di avere “un disperato bisogno della Groenlandia”, mentre sotto la direttrice dell’Intelligence americana,  Tulsi Gabbard, alcuni funzionari  inviavano una richiesta ai vertici delle maggiori agenzie di intelligence per studiare in maniera approfondita il movimento indipendentista della Groenlandia e la percezione della popolazione nei confronti dell’estrazione di risorse americane sull’isola, servendosi di satelliti di sorveglianza, intercettazioni e spie per identificare chi in Groenlandia e Danimarca sostenesse gli obiettivi degli Stati Uniti.  

 

Negli scorsi mesi gli influencer americani hanno iniziato a postare sui social media video e informazioni falsate sulla Groenlandia, come la notizia che l’isola sia piena di “rubini come palle da baseball”, in un momento delicato come quello elettorale. Già mesi prima della visita del figlio di Trump a gennaio, e delle elezioni di marzo, un rapporto pubblicato dall’Università della Groenlandia aveva stabilito quanto l’isola più grande del mondo fosse vulnerabile alle campagne di influenza da parte di stati stranieri, soprattutto su social media come Facebook: “In Groenlandia ci sono pochi media tradizionali in grado di verificare le fake news e, allo stesso tempo, la società groenlandese è molto unita, quindi una volta che certe narrazioni iniziano a diffondersi su Facebook, non ci vuole molto prima che raggiungano quasi tutti”, aveva detto la direttrice del Digital Infrastructure Think Tank, Signe Ravn-Højgaard, al Polar Journal. Nonostante lo studio non avesse trovato segni di “influenza straniera” nel dibattito di Nuuk, “identifichiamo argomenti in cui si riscontrano molta energia e polarizzazione, e su cui potrebbero insorgere potenziali future campagne di influenza”, avevano scritto i ricercatori del think tank. Soltanto pochi mesi dopo, lo stesso studio avrebbe prodotto risultati diversi, hanno detto gli stessi ricercatori: dopo le elezioni di marzo, che hanno avuto come fulcro l’indipendenza e il fattore americano, i servizi di sicurezza della  Danimarca hanno per la prima volta parlato di una “campagna di disinformazione”, questa volta non da parte degli Stati Uniti ma dalla Russia, per “seminare discordia” nelle relazioni transatlantiche dell’isola artica e indebolire il sostegno occidentale all’Ucraina.

 

Secondo il servizio di intelligence della Difesa danese, una rete di disinformazione del governo russo avrebbe condiviso sui social media una fake news secondo cui Karsten Hønge, un membro del Parlamento di Copenaghen, avrebbe chiesto aiuto alla Russia per impedire un’annessione americana. Il post era stato pubblicato per la prima volta da un influencer che “in precedenza aveva promosso il programma della Russia in Ucraina”, ha confermato l’intelligence, poi amplificato dai bot russi in una evidente operazione di influenza straniera. I servizi danesi hanno stabilito che la campagna di disinformazione non fosse preparata per influenzare l’esito delle elezioni, piuttosto per destabilizzare gli affari interni del paese manipolando le informazioni, definendola un’operazione “di influenza”.

 

Già nel  2019, durante la sua prima Amministrazione, Trump aveva proposto di comprare la Groenlandia. Nello stesso periodo, un’analisi del  Digital Forensic Research Lab dell’Atlantic Council aveva ricostruito un’operazione riconducibile all’intelligence russa soprannominata “Secondary Infektion” per introdurre disinformazione sull’indipendenza della Groenlandia attraverso la pubblicazione di lettere contraffatte. Dopo l’operazione americana in Venezuela e le ultime dichiarazioni di Trump su un acquisto della Groenlandia, l’ambasciatore russo in Danimarca, Vladimir Barbin, ha detto che il futuro dell’isola dovrebbe essere determinato in base alla volontà dei groenlandesi, “senza interferenze esterne”. Il portavoce del presidente russo, Dmitri Peskov, non ha potuto fare a meno del paragone con le regioni occupate illegalmente in Ucraina: se tutti sottolineano la necessità di ascoltare le aspirazioni del popolo groenlandese, “allora, probabilmente, dobbiamo ancora tenere a mente le opinioni dei cittadini delle quattro nuove regioni della Federazione russa e mostrare lo stesso rispetto per le loro opinioni”.

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