una frattura politica
Il Nobel che divide. Machado dedica il Premio a Trump e prepara il suo ritorno a Caracas
La gratitudine della leader dell'opposizione venezuelana per l'intervento americano si scontra con la decisione dell'Amministrazione di affidarsi alla vecchia guardia chavista per governare la transizione. Una riluttanza legata proprio al Nobel, che il tycoon vorrebbe per sè. L'intervista a Fox
Recentemente insignita del Nobel per la Pace, la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado ha annunciato in un’intervista a Sean Hannity su Fox News la sua intenzione di tornare in Venezuela “il prima possibile”, dopo la cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro da parte delle forze americane. Machado, che ha vissuto per mesi in clandestinità e che l'11 dicembre scorso si era recata in Norvegia per ritirare il Nobel, ha espresso profonda gratitudine per il ruolo degli Stati Uniti nel rimuovere Maduro dal potere, arrivando a dedicare simbolicamente il suo premio a Donald Trump, definendo l’operazione una tappa storica nella lotta contro la tirannia.
Tuttavia, il rapporto tra Machado e Trump è segnato da un'ombra, che ha proprio la forma del Nobel. In interviste recenti, Trump ha affermato che Machado “non avrebbe dovuto vincere il Nobel” e ha messo in dubbio la sua idoneità a guidare il Venezuela nella fase post-Maduro, sostenendo che le sue basi interne non siano sufficienti per un governo stabile. Secondo alcune fonti, la presunta riluttanza di Trump ad appoggiare il suo ruolo politico nel paese sarebbe anche legata proprio alla sua accettazione del premio, che il presidente statunitense ambirebbe a ricevere lui stesso. Si apre così una frattura politica: da un lato la gratitudine di Machado verso l’intervento statunitense e la volontà di un ritorno rapido per guidare la transizione democratica, dall’altro la decisione dell’Amministrazione Trump di affidarsi a figure della vecchia guardia chavista come Delcy Rodríguez per governare ad interim, suscitando critiche sia negli Stati Uniti sia tra gli osservatori internazionali.
La stessa Machado ha denunciato un’escalation di repressione interna nel Venezuela post-Maduro, descrivendo un clima di stato d’emergenza in cui, a suo dire, si stanno intensificando arresti di giornalisti e oppositori. Ha condannato con durezza Rodríguez, accusandola di essere un “architetto di tortura e narco-traffico”, e ha ribadito che solo elezioni libere e trasparenti possono restituire legittimità democratica al paese. Il suo appello al ritorno segnala una volontà di prendere parte attiva alla scena politica venezuelana proprio nel momento in cui l’Amministrazione americana afferma di non intendere “gestire” direttamente il paese, ponendo invece l’accento su obiettivi quali il contrasto al narcotraffico e la stabilità regionale.