il ruolo di pechino

L'ossessione di Trump per la Groenlandia passa per una nuova rotta aperta dalla Cina

Giulia Pompili

La China-Europe Arctic Express accorcia le distanze tra Pechino ed Europa e cambia gli equilibri dell’Artico. E' anche per questo che Trump è tornato a parlare di “uso della forza” e di controllo americano sulla Groenlandia, mentre Danimarca e alleati guardano con inquietudine la nuova autostrada polare 

Dopo l’operazione militare in Venezuela, il presidente americano Donald Trump ha reiterato la necessità per l’America di “avere la Groenlandia” per la Difesa del paese. E’ un tema che ricorre spesso nelle esternazioni di Trump, che non ha escluso “l’uso della forza” – dovrebbe attaccare il territorio che dipende da un paese Nato, la Danimarca, che da poco ha assunto la presidenza di turno del Consiglio artico – e un mese fa ha nominato il governatore della Louisiana, Jeff Landry, come “inviato speciale per la Groenlandia”. Landry non si è mai occupato di Artico e ha parlato della regione solo quando è stato nominato, per dire che la Groenlandia dovrebbe essere parte degli Stati Uniti, niente di più. Ma per capire meglio il ritorno della fissazione di Trump, bisogna tornare indietro di circa tre mesi, quando a settembre la Repubblica popolare ha inaugurato la prima rotta container-espressa tra Cina ed Europa attraverso l’Artico.


Il volto delle mani cinesi sull’Artico è quello di Gao Feng, nominato nel 2016 inviato speciale per gli Affari artici dalla leadership di Xi Jinping. Gao è un diplomatico, inizialmente nominato dal ministero degli Esteri come negoziatore per gli accordi sul clima: era lui a Parigi a rappresentare uno dei paesi più inquinanti del mondo, e i negoziati sui cambiamenti climatici sono stati a lungo il suo lavoro. Poi, dieci anni fa, l’obiettivo della leadership cinese è stato ufficializzato, e i funzionari di Pechino hanno iniziato a definire la Cina un paese “quasi-Artico”, uno status che le ha permesso, nel corso degli anni, di avere delle rivendicazioni d’interesse specifico sulla regione. Dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, l’inviato speciale di Xi Jinping aveva posto il veto sull’isolamento di Mosca nel Consiglio artico, ufficializzando così la cooperazione politica fra Russia e Cina anche nelle questioni artiche – che dal 2022 si è ulteriormente rafforzata con diversi accordi di cooperazione anche nella Difesa. 


Ma ad allarmare gli osservatori delle questioni artiche a Washington è stata soprattutto la notizia del mese scorso, quando Pechino ha definito “un successo” il viaggio inaugurale della China-Europe Arctic Container Express Route, che ha sancito di fatto la nascita di un “terzo corridoio” per i commerci tra Cina ed Europa. La portacontainer Istanbul Bridge, operata da Sea Legend, era partita da Ningbo il 23 settembre del 2025 ed era arrivata al porto britannico di Felixstowe in venti giorni, facendo poi scalo nel viaggio di ritorno ad Amburgo, a Danzica e a Rotterdam. L’intero viaggio è durato poco più di sessanta giorni: rispetto alle rotte tradizionali, il nuovo collegamento artico consente di arrivare dalla Cina direttamente in Europa in appena diciotto giorni, cioè ventidue giorni in meno rispetto al passaggio dal Canale di Suez e con una settimana in meno rispetto al collegamento ferroviario Cina-Europa. La rotta artica, inoltre, attualmente monopolio cinese, è vantaggiosa perché fa evitare i colli di bottiglia delle rotte più tradizionali. 

Le minacce trumpiane dei giorni scorsi hanno di nuovo reso necessarie le reazioni della prima ministra danese Mette Frederiksen e del suo omologo groenlandese, Jens Frederik Nielsen, che ieri ha manifestato un po’ di frustrazione: “Adesso basta”, ha detto, e ha definito l’idea del controllo americano sull’isola solo una “fantasia”. Ma la sfida posta da Russia e Cina nell’Artico è comunque un problema condiviso anche dalla Danimarca, che a ottobre scorso ha approvato un nuovo budget d’investimento per la Difesa dell’Artico, in collaborazione con i governi di Groenlandia e Isole Faroe, da 4,26 miliardi di dollari. 

Di più su questi argomenti:
  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.