Ansa
Editoriali
TikTok ha favorito una campagna di disinformazione in Polonia: non è la prima volta che accade nell'Ue
Per Varsavia non ci sono dubbi: il social di proprietà cinese suggeriva ai cittadini di fare pressioni sul proprio governo per uscire dall’Unione europea. Secondo il portavoce del governo polacco Adam Szlapka, “il messaggio è in linea con gli interessi russi"
Ieri la Commissione europea ha fatto sapere che avvierà un’indagine per capire se TikTok abbia violato il Digital Service Act europeo. L’azione arriva dopo una richiesta della Polonia, che qualche giorno fa aveva spedito una lettera a Bruxelles chiedendo un intervento ufficiale a seguito di una gigantesca campagna di disinformazione, coordinata e particolarmente efficace, apparsa nelle scorse settimane e che suggeriva ai cittadini polacchi di fare pressioni sul proprio governo per uscire dall’Unione europea. La portavoce della Commissione Eva Hrncirová ha detto al media polacco Rmf24 che in base alla legge europea, “le grandi piattaforme internet, tra cui TikTok, devono valutare tutti i rischi derivanti dai loro servizi. Ciò vale anche per i rischi legati all’intelligenza artificiale”.
Per Varsavia non ci sono dubbi: il social di proprietà cinese, che un tempo l’Amministrazione Trump voleva addirittura vietare per i pericoli derivanti dalla sua influenza informativa, ha veicolato una gigantesca campagna di disinformazione di origine russa contro la Polonia: secondo i documenti presentati all’Ue dal viceministro polacco per la Digitalizzazione Dariusz Standerski, i video in questione sono quasi tutti creati con l’intelligenza artificiale, e ritraggono giovani e attraenti donne “che indossano simboli nazionali polacchi e incoraggiano la Polonia a lasciare l’Ue”, facendo leva sulla disinformazione, sul nazionalismo. Nelle frasi pronunciate dalle protagoniste “si può riconoscere la sintassi russa” e, secondo il portavoce del governo polacco Adam Szlapka, “il messaggio è chiaramente contrario agli interessi polacchi ma in linea con quelli russi”. Non sarebbe la prima volta che il controverso social TikTok si rende veicolo di disinformazione e di operazioni d’influenza del Cremlino – è già successo almeno in Romania e in Repubblica Ceca. Sarebbe la prima volta, però, che l’Ue prende in mano davvero il dossier di campagne massive premiate dall’algoritmo che non hanno nulla a che fare con la libertà d’espressione ma con la guerra cognitiva di Putin contro l’Europa.