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La tassa sui contraccettivi è l'ultima imposizione cinese per controllare le nascite
Dalla politica del figlio unico agli incentivi per fare più figli, tutti gli sforzi del Partito comunista per contrastare il calo demografico degli ultimi anni
A dieci anni dalla fine della "Du sheng zi nu zhengce" che ha portato a controllo sociale, multe, sterilizzazioni e aborti forzati, oggi Xi Jinping si trova a fare i conti con un’emergenza demografica uguale e contraria. Le misure di Pechino "favorevoli alla fertilità" per decidere (ancora una volta) sui corpi delle donne
Il primo gennaio 2026 in Cina ha segnato i dieci anni dalla fine della Du sheng zi nu zhengce, la “politica del figlio unico” introdotta dal Partito comunista cinese nel 1980 fino al 2015 per frenare la crescita democratica del paese. Dopo decenni di propaganda, controllo sociale, multe, sterilizzazioni e aborti forzati per controllare le nascite nella Repubblica popolare cinese, oggi la leadership di Xi Jinping si trova a fare i conti con un’emergenza demografica uguale e contraria. Anche a causa della politica del figlio unico che ha distorto la demografia cinese, Pechino da anni ha capovolto le sue priorità spostandole dal contenimento della natalità al suo incremento, moltiplicando le misure “favorevoli alla fertilità” delle donne per contrastare il basso tasso di nascite e l’invecchiamento della popolazione. L’ultima decisione del governo è stata la rimozione, a partire dal primo gennaio scorso, dell’esenzione fiscale per i farmaci contraccettivi e preservativi, che torneranno a essere soggetti dopo trent’anni a un’aliquota Iva del 13 per cento, e dei costi diretti per le spese del parto, inclusi i controlli prenatali e le cure legate alla maternità.
Ma nonostante gli sforzi della propaganda per convincere la popolazione a mantenere l’ideale di “famiglia” secondo i canoni del Partito comunista, la maggior parte dei cinesi ha reagito all’ultima misura mostrando di essere disposta ad accettare un aumento dei contraccettivi piuttosto che fare figli. Per oltre trent’anni l’obbligo di avere un figlio unico, che ha negato a oltre una generazione la possibilità di avere fratelli e l’ha costretta a una sorta di solitudine familiare di stato – tanto che è stato coniata l’espressione xiao huangdi per definire i figli unici, spesso maschi per mantenere la stirpe, i “piccoli imperatori” viziati nelle famiglie cinesi – dieci anni fa Pechino ha introdotto la politica dei due figli, poi nel 2021 ha ufficialmente consentito alle famiglie di avere tre figli, cambiando di colpo lo slogan della propaganda: “I fratelli sono il dono più grande che i genitori possano fare ai propri figli”.
Ancora oggi la politica del figlio unico rappresenta una ferita aperta in molte famiglie, e insieme all’elevato costo della vita, il tasso di disoccupazione giovanile ormai impossibile da nascondere per il Partito e la discriminazione sul lavoro nei confronti delle donne in età fertile e senza figli, è sempre più evidente la difficoltà di invertire il calo della popolazione cinese, diminuita nel 2024 per il terzo anno consecutivo, con un numero di decessi superiore a un modesto aumento delle nascite. Per questo motivo la rimozione dell’esenzione fiscale per i contraccettivi e le spese del parto è solo l’ultima misura del governo cinese per convincere i propri cittadini a riprodursi: “Miglioreremo il livello di copertura delle spese mediche prenatali, impegnandoci a raggiungere l’obiettivo nazionale di ‘nessuna spesa a carico del paziente’ per il parto”, aveva annunciato il direttore della National Healthcare Security Administration, Zhang Ke, in un quadro più ampio di agevolazioni fiscali, assistenza finanziaria per l’acquisto e l’affitto di case, erogazione di sussidi in denaro, prolungamento del congedo di maternità e programmi per l’asilo nido pubblico gratuito.
Negli scorsi anni sono stati anche introdotti nelle scuole e nelle università alcuni corsi di “educazione all’amore” su “famiglie sane” e “matrimonio” per instillare nei giovani i valori di matrimonio (rigorosamente eterosessuale), fertilità e famiglia, e persino organizzato dei “matrimoni di massa” con tanto di certificati di “buon patriota” del Partito. Il problema è che sono soprattutto i giovani a non volere saperne di sposarsi: nel 2024 il numero di matrimoni in Cina è diminuito del 21 per cento, e secondo un rapporto dello YuWa Population Research Institute di Pechino la Repubblica popolare cinese è uno dei paesi più costosi in cui crescere un figlio, con un costo fino all’età di 18 anni di oltre 500 mila yuan (65 mila euro).
Anche la coercizione dei funzionari statali, che ha caratterizzato la politica del figlio unico, è tornata questa volta per fare pressione sulle donne in età fertile: negli ultimi anni sono nati alcuni movimenti per limitare gli aborti per “ragioni non mediche” e in alcune province sono state segnalate telefonate da funzionari locali per avere informazioni sul ciclo mestruale delle donne e sui loro progetti di avere figli: “Prima gli aborti forzati, ora le gravidanze forzate”, hanno detto.