Credits: Soazig de la Moisonnière/ Présidence de la République 

girotondo d'opinioni

Muscoli contro i barbari. Gli scatti di Macron in versione boxeur

Nuovi orizzonti o narcisismo? Grandeur o crisi di mezza età? Strategia o cadute di stile? Le immagini di Macron sono iconiche quanto la Meloni con il volto nel cappotto. Didascalie pazze su una foto che resterà

Alternative al modello judoka, con un tocco di De Niro
Faccia grintosa, bicipiti in vista, un po’ Alain Delon in “Rocco e i suoi fratelli”, un po’ Robert De Niro in “Toro Scatenato”, mentre colpisce con i guantoni un sacco da pugilato. Gli scatti in bianco e nero che mostrano il capo dello stato francese, Emmanuel Macron, in versione boxeur, sono un messaggio potente di comunicazione. Il messaggio di un presidente che ha capito l’importanza del momento storico, di un leader certo indebolito dalla congiunzione di crisi interne ed esterne, da una Francia colbertista che frena il suo riformismo liberale, e da un’Europa non ancora pronta a diventare sovrana, ma che non ha intenzione di mollare un centimetro, soprattutto dinanzi a chi oggi rappresenta una minaccia per l’intero continente europeo, Vladimir Putin. Sono qui, sono pronto a sfidarti, sta dicendo Macron al presidente russo, habitué delle foto in tenuta da judoka. E’ un combattimento metaforico, per foto interposte, che presto potrebbe concretizzarsi sul campo e in cui Macron vuole avere un ruolo di primo piano.
Mauro Zanon



Manifesto dell’uomo cinquantenne
Sono i cinquanta. Ancora da compiere, ma già cominciano a far sentire il loro nefasto influsso: motocicletta, calcetto, riflesso marroncino ai capelli, nuovo amore. Nel caso di Emmanuel Macron, le foto in bianco e nero davanti al sacco da boxe, bicipiti che scoppiano nella maglietta, mascella contratta. Pronto per una scena di “Toro scatenato”. Se non fossero firmate dalla fotografa ufficiale, dall’articolato nome di Soazig (Le Prévost) de La Moissonière, si penserebbe a una foto rubata. Invece sono pensate, posate, fatte circolare. E ovviamente commentate. Un aristocratico scandalo da Photoshop lo abbiamo giù avuto, vuoi vedere che anche i presidenti della Francia che tagliò la testa al re e famiglia indulgono al ritocco? Sarà un messaggio a Vladimir Putin, che non capisce le parole ma solo i guantoni? O una rassicurazione per Zelensky, mi batterò per l’Ucraina dovessi prendere a pugni tutti i leader europei? Tutte fantasie. Sono i cinquanta, che ai maschi in genere fanno malissimo. Ancora di più se uno è abituato a essere il più giovane nella stanza. Presidente per la prima volta a 40 anni, con un partito tutto suo. Nei tre anni precedenti era già ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale. Riconfermato, nel 2022, ora fa parte dell’establishment – lo era da prima, per la verità, mica erano i 5 stelle proiettati da zero a un ministero. Non è più il giovanotto nella stanza dei bottoni. Gli avversari lo trattano da politico di lungo corso e di molte promesse non mantenute. Non è servito circondarsi di donne in posizioni importanti. Anche i ragazzi prodigio vedono arrivare le prime rughe, non sono più prodigio e nemmeno ragazzi. E si fanno fotografare mentre danno pugni al sacco. In bianco e nero, come Robert De Niro in “Toro scatenato”. Piuttosto, sarebbe il caso di indagare sul barbiere che gli ha cesellato quelle atroci basette.
Mariarosa Mancuso



Picchia e picchia Emmanuel (e ricordati di noi)
Avevo visto un post con Macron vestito con tutina da bebè, quando ebbe il colpo di sole di dichiararsi in armi. E qui certo, si gioca facile, c’è l’eterna e invidiabile contraddizione francese. La più recente è quella di Charles de Gaulle che, da generaletto (si fa per dire) in esilio in Inghilterra, entrò da liberatore in Francia, proprio quando la sua terra aveva fatto una trasfusione di sangue barbaro coi nazisti: Doriot; Vichy (in questo contesto leggersi “Socialismo fascista” di Drieu La Rochelle). Appunto il “liberatore”, quanto il “liberatore di popoli” Napoleone imperversava mentre la cattolicissima Vandea ripudiava la Rivoluzione e la decapitazione di Luigi XVI. Charles de Gaulle che subito si fece la bomba atomica per non tenersi le mani incastrate con nessuno. Ecco che ora il “bel ragazzo” divenuto giovanissimo presidente di Francia è immortalato con i guanti da boxer che colpisce un sacco pesante; neppure uno a “pera” da rifinitura o velocità. Dalla foto rassomiglia a un pugile medio dei cinquanta: Marcel Cerdan, detto le bombardier marocain. Emmanuel Macron (mai scivolare su macrò), come il più feroce criminale di Roma dei settanta, Laudovino De Sanctis, diceva di Berenguer: uno del clan dei “marsigliesi”, soldato nella guerra algerina e fatto espatriare in Italia coi suoi compagni dai servizi segreti. Macron pugile ha i capelli finiti a spazzola sugli occhi; il sopracciglio destro alzato che fa diverse pieghe; il muscolo sull’omero destro in bella ma non cercata posa. E’ un figo, da Firenze in su; e fico da Firenze a Roma. Macron è come la Francia; per dirla all’inglese è Dottor Jekyll e Mr. Hyde. Se uno volesse azzardare e cavalcare il disprezzato gossip, il presidente rassomiglia vagamente al fratellastro del notissimo e celebratissimo attore pornografico. Quello che pare già nato porno avendo affermato che il suo sesso è un “muscolo volontario”. Cioè identico a un vibratore. Ma questa sarebbe una bestemmia e io ho amore per la Francia. Se non altro perché hanno avuto il coraggio di paragonarmi al grandissimo Villon. Dunque picchia e picchia Emmanuel, e ricordati che noi italiani siamo i cugini del Rinascimento. 
Aurelio Picca


   
Una didascalia dedicata a Emanuele Macaluso
Caro Emanuele Macaluso, ieri avresti – hai – compiuto cento anni, auguri. E, più o meno come quella volta, è ricominciata la primavera. Che cos’hai mancato, oltre a un paio di guerre ai confini? Non so, un po’ di storie minime di quelle che non ti lasciavi sfuggire. Dalle cronache parlamentari per esempio. Dal Senato, casa tua. C’è uno che è finalmente arrivato a considerare l’ipotesi che esistano uomini femminei, penso che volesse dire gay. Cioè, che non volesse dirlo. Anzi, si è spinto a ipotizzare che un uomo femmineo possa avere dei pruriti muscolari. Un passo alla volta. Il prossimo sarà di contemplare l’eventualità di un uomo femmineo, coi pruriti muscolari, e con ambizioni presidenziali. Un gay con l’atomica. Il vero incubo nucleare del senatore normale.
Adriano Sofri


  

Libera boxe in libero stato libero da Putin
Faccia tirata con la basetta in insolita evidenza, bicipiti in bella vista, maglietta nera, guantoni e un sacco da prendere a cazzotti come se sopra ci fosse la faccia strafottente di Putin. In un paese ossessionato dal potere come la Francia, non si parla d’altro che degli scatti di Emmanuel Macron nell’insolita veste di boxeur, pubblicati dalla fotografa presidenziale sul suo profilo Instagram. Immagini, ovviamente, in un bianco e nero curatissimo e très chic, che è poi il minimo che ci si possa aspettare da una ritrattista che si chiama Soazig de la Moissonnière. Inevitabile buttarla in politica: il Macron versione Rocky arriva giusto dopo la sua svolta interventista sull’Ucraina, che ne ha fatto il leader dell’ala più bellicosa dell’occidente antiputiniano. E, nella loro testosteronica combattività, ribadiscono la virilità di un leader, in materia, molto chiacchierato. Che il Président praticasse la nobile arte l’aveva già raccontato Brigitte in una remota intervista a Paris Match e Macron era già apparso (s)vestito da boxeur in un video promozionale delle Olimpiadi di Parigi. Naturalmente, tutta la Francia ci sta ricamando sopra, divisa fra chi taccia il capo dello stato di “machismo neopopulista”, alla fine simile a quello praticato dall’arcinemico Putin, e chi invece apprezza la boxe come metafora della politica, un altro gioco violento ma almeno provvisto di regole. Si sa che nella Quinta repubblica il presidente è in realtà un re, elettivo ma quasi assoluto; quindi, non si capisce perché Macron non debba sfogare tensioni e magari frustrazioni con qualche passatempo molto fisico, come i suoi predecessori. Sempre meglio della caccia, adorata dai Borbone che erano soliti fare delle autentiche stragi nella fauna francese e praticata anche in regime repubblicano (l’ultima “caccia presidenziale” fu organizzata da Sarkozy nel 2007 a Rambouillet per Gheddafi). Libera boxe in libero stato, insomma. Se sorbettarsi un Macron sudato e in guantoni è il prezzo da pagare per avere finalmente un po’ di fermezza davanti a “Putler” (Putin+Hitler), sono pugni benedetti. 
Alberto Mattioli


 

Palestra per prepararsi alla guerra o alla prova costume?
Questa foto del presidente francese Emmanuel Macron sta facendo parlare di sé quasi quanto quella di Kate Middleton assieme ai figli risalente a soli dieci giorni fa, con la differenza che questa pare non sia stata ritoccata digitalmente –per quanto, quel bicipite così tonico... In poche ore i muscoli tesi di Macron al sacco da boxe hanno generato più commenti delle facce da poker di Giorgia Meloni l’altro giorno alla Camera. In molti leggono in questa foto la volontà da parte del presidente francese di dare seguito alle sue parole belligeranti di pochi giorni fa, quando ha ipotizzato l’invio di truppe occidentali in Ucraina – anche se non credo che Macron pensi di fare la guerra con la Russia a cazzotti, per giunta con i guantoni. Più in generale, in molti vedono in questo scatto la risposta francese alle numerose immagini che ritraggono Vladimir Putin o a caccia, o a cavallo, o quando stende avversari a judo, o mentre a petto nudo avvelena con il polonio dissidenti politici: Macron appare virile ma con stile, una sorta di machismo all’europea – non a caso la foto è in bianco e nero, très chic. C’è chi parla di diplomazia muscolare, “codici virilisti”, “miseria politica”, “sconfitta per il progressismo”, “maschismo nell’esercizio delle sue funzioni”; in poche parole, quella foto viene accusata di mascolinità tossica applicata alla politica estera. Sarà che sono una persona meschina, e penso piccinerie: ma non è che siccome siamo in primavera, l’estate è alle porte e con lei le magliette a maniche corte che mettono in mostra – appunto – il bicipite, Macron va in palestra per preparasi più che alla guerra alla prova costume? E poi con la primavera si risveglia anche l’ormone, che porta a pubblicare foto sui social dove si appare tonici, in forma, pronti per l’amore – anche se si è sposati. Insomma, forse questa foto di Macron, più che con il bellicismo, ha a che fare con il narcisismo.
Saverio Raimondo


 

Napoleone non scende mai da cavallo
“La Trahison des images” (1928-1929) è uno dei dipinti più celebri di René Magritte. Raffigura una pipa, accompagnata dalla seguente didascalia: “Questa non è una pipa”. L’intenzione più evidente di Magritte era quella di dimostrare che, anche se dipinta nel modo più realistico, una pipa raffigurata in un quadro non è una pipa. Non rimane altro che l’immagine di una pipa che non può essere riempita o fumata come una vera pipa. Sguardo fisso rivolto verso il sacco, sopracciglia d’ala di gabbiano, fronte particolarmente rugosa, labbro superiore che si cela dietro a quello inferiore, bicipite destro invece in bella mostra, profonda ruga verticale memoriale di una vita vissuta. Il tutto inondato di sudore, tanto sudore che difficilmente abbiamo visto abitare la pelle di Macron. Ceci n’est pas le président verrebbe da dire. Soazig de La Moissonnière, fotografa officiale del président de la République condivide questa immagine insolita, in piena linea con le campagne mediatiche post-digitali. Quanto questa immagine ci sorprende e quanto ci tradisce? Ma è veramente lo stesso Macron che abbiamo imparato a conoscere? Intento a tirare di boxe, richiama più un’iconografia cara a Trump, oppure rimanda al culto dell’eroe solitario coltivato da Putin quando si fa riprendere cavalcando (con la sella però) a petto nudo, intento a uccidere una tigre o magari a strangolare un orso polare. La scelta del bianco e nero conferisce classica solennità all’immagine, collocandola in un tempo lato, un’effige non scalfita dalle altre cromie contemporanee. Nous sommes la France! Principale fautore dell’assegnazione delle Olimpiadi a Parigi previste per quest’estate, Macron si è speso in prima persona facendosi riprendere in mille occasioni, in sella alla bicicletta, con il pallone tra i piedi, in carrozzella competendo con atletici paraolimpici e (spesso) con i guantoni. Ma qui è diverso, la trasformazione identitaria per mezzo fotografico segue di pochi giorni gli attacchi sferzati a Putin. Nella sua lettura più diretta e lineare, è una chiamata alle armi? C’è un inconsapevole senso del ridicolo che tradisce l’immagine traditrice che ricorda quando Macron andò in banlieu a fare il voyou con ragazzini delle periferie parigine, e non funzionò. Lasciamo a Trump ciò che è di Trump. Questi codici virilisti se usati in dissonanza con l’identità di chi li adotta, rischiano di svelare una sconfitta per il progressismo e di fondo rivelano una pochezza di comunicazione politica. Nel celebre dipinto assurto a icona, “Bonaparte valica le Alpi”, l’imperatore di Francia viene rappresentato al momento del suo attraversamento del Colle del Gran San Bernardo con l’armata che lo seguirà nella vittoriosa seconda campagna d’Italia. Napoleone non scende mai da cavallo.
Francesco Stocchi


 

Di fronte al Rocky-Balboa-dell’-instagràm, qualcosa si spezza
Dopo tanti anni di circo e operetta uno dovrebbe essere abituato. Solo che ogni volta è come se fosse la prima. Compare Macron tutto spettinato, in bianco e nero tattico, che posa in servizio fotografico Rocky-Balboa-dell’-instagràm, e senti che qualcosa si spezza. La speranza era che fossimo solo noi. O prevalentemente noi, i basso mediterranei. I buffoni, i politici coi social in mano, quelli che vanno a baciare prosciutti per sostenere il made in Italy. Contavamo sull’Europa del nord per un poco di disciplina, che ci restituisse in dignità e vergogna conto terzi l’aspirazione a essere meglio di così, noi italiani, al prossimo governo, al prossimo segretario Pd, nel futuro prossimo, nella prossima vita. E invece, Macron. Beati voi che pensate a Meloni con la giacchetta tirata in testa come il massimo dello scadimento. Che pagliuzza, paragonata alla trave di Macron. Emmanuel Macron, la parte dritta e più risoluta dell’Europa. La più lucida, la più decisa. Presto la leggerezza calviniana sarà sostituita da un altro abuso autoriale, sempre Calvino. “Ah che bello, bisognerebbe proprio fotografarlo!” e già siete sul terreno di chi pensa che tutto ciò che non è fotografato è perduto, che è come se non fosse esistito, e che quindi per vivere veramente bisogna fotografare quanto più si può, e per fotografare quanto più si può bisogna: o vivere in modo quanto più fotografabile possibile, oppure considerare fotografabile ogni momento della propria vita. La prima via porta alla stupidità, la seconda alla pazzia”. Ci salveremo dalla guerra totale? E chi lo sa. Ci si potrebbe salvare intanto da questi attacchi di imbecillità. Su chi deve far colpo il presidente francese? A che gli serve? Penserà mica di essere alto e bello come Obama? E’ virilismo neo-populista, dicono per spiegare. Per assicurare che c’è una spiegazione politica e non si sente Brigitte Bardot. Gli esperti di comunicazione giurano sulla mamma che certe stravaganze funzionano. Quand’è precisamente che s’è deciso che si era tutti ironici e ci si poteva dar pose da cretini integrali senza essere giudicati? Perché abbiamo perso il controllo sociale della dignità degli adulti? Eppure era un sistema di autodisciplina ben collaudato. Fatto di pettegolezzi sarcastici, parole di riprovazione, guardate storte, esclusione. Come mai, dopo i social, è finita la buona creanza di dirci tra noi: sembri uno scemo, la vuoi finire? 
Ester Viola


 
Cosa vuol dirci il Macron che parla con le metafore
Emmanuel Macron si fa ritrarre in bianco e nero, guantoni e sacco, sudato, fico sul suo profilo Instagram. Un po’ “Toro Scatenato”. Vi ricordate la scena iniziale in cui il campione si prepara al match girata da Scorsese attraverso le corde del ring? Robert De Niro è come una nota che rimbalza sul pentagramma. Sta lì a dire della sinfonia umana che c’è nella lotta; la sua nobiltà, la sua totale abnegazione. La boxe ha tutta una sua retorica che parla di riscatto non appena la si evoca. Lo sapeva bene Giovanni Testori, che di pugili ne ha dipinti tanti e poi ha scritto di Rocco e i suoi fratelli, della disperazione degli immigrati meridionali a Milano durante il boom. Ragazzi e ragazze che, in contrasto con il benessere da cui erano circondati, possedevano solo il loro corpo. Corpo come merce di scambio, corpo sacrificale. Corpo assoluto, quello della lotta: corpo purissimo. Da “Rocky” a “Million Dollar Baby”, un corpo che si allena giorno dopo giorno per la prova suprema; a costo della vista, dei connotati, dell’equilibrio, della vita. Per uno scrittore come Antonio Franchini chiunque lotti è un gladiatore, uno che dà spettacolo di sé e del suo essere indomito. C’è qualcosa di letterario e universale nel pugilato e Soazig de La Moissonière, fotografa ufficiale dell’Eliseo, lo sa; proprio come lo sa Macron. Non sarebbe stata la stessa cosa farsi fotografare con indosso un paio di pattini. “Non mi riesce di pensare alla boxe in termini letterari come metafora di qualcos’altro”, scriveva Joyce Carol Oates, grandissima scrittrice americana – “posso però valutare l’idea che la vita sia una metafora della boxe”. Sì, Macron sta parlando per metafore. Metafore che dicono il presente e si proiettano in un futuro prossimo: sta sfidando Putin che a sua volta posta foto in kimono da judo. Ma sta anche parlando di sé e del suo mostrarsi forte e integerrimo, qualcuno di cui fidarsi. Qualcuno in cui l’eroe interiore di ognuno di noi possa identificarsi.

Gaia Manzini


 

Alfismo, geopolitica e un tocco di Nouvelle Vague
Esemplare di maschio adulto, sudato, mascella disegnata dallo sforzo, bicipiti tesi. Non è l’adv di un profumo di Armani e nemmeno l’incipit di un video motivazionale per maschi beta. E’ Emmanuel Macron nell’atto di mimare un allenamento di boxe all’Eliseo mentre la sua fotografa ufficiale scatta il servizio che sta facendo il giro di tutti i giornali, social, balere e ospizi. Quale sarà il messaggio dietro a queste foto? Tutti se lo stanno chiedendo. Alcuni ci vedono un gesto politico e geopolitico, sono convinti che sia una risposta alle foto machiste di Putin che cavalca cose (cavalli, orsi, unicorni), oleato, a torso nudo; altri stanno buttando giù l’esegesi della decadenza del maschio etero cis; altri ancora pensano sia solo piacioneria. Cosa strana, sotto al post, nessuna donna lo sta insultando con commenti tipo: “Vergogna, stai mercificando il tuo corpo!!!” o “Vergogna, non pensi ai tuoi figli????” o “Vergogna, fai politica invece di irretire l’elettorato con le tue grazie”. Che queste foto siano state scattate per Putin o per acchiappare, la cosa certa è che sono perfette per un profilo su Tinder. Spiace per Brigitte ma la caption potrebbe essere: single, 1,73, dominante in politica ma anche a letto. Spodesterebbe la concorrenza sulle dating app piene di foto sempre più ironiche e quindi sempre meno sexy. Una foto da bad boy ma in bianco e nero, un mix di alphismo con un tocco Nouvelle Vague che tanto piace alle ragazze indie su Instagram. Con queste foto Macron le ha conquistate proprio tutte, le mamme, le nonne, le ragazze, e forse anche Vladimir Putin. 

 Valeria Montebello


 

La bellezza della foto di Macron è in una parola: democrazia
Complimenti a Soazig de la Moissonnière che il suo lavoro dimostra di saperlo fare bene, se riesce a far parlare tutta Europa di un paio di scatti postati su Instagram. Un bianco e nero che ci riporta a Jack La Motta di Scorsese e a un profilo alla Robert Redford teso sotto lo sguardo mirato all’obiettivo: il fotogramma di una pellicola. La forza fisica come immagine di forza politica è un topos della propaganda. Anche Mussolini amava presentarsi sotto un profilo sportivo virile: a cavallo, a nuoto, sugli sci…  Se è da intendersi come un ritratto di propaganda, l’archetipo massimo si trova comunque in terra francese, in quel Napoleone che si solleva su un cavallo bianco impennato reggendosi con una sola mano, stile rodeo, mentre con l’altra punta il dito in alto incitando alla vittoria. Solo che in quel caso Jacques-Louis David dovette ricorrere a un manichino in legno vestito con l’uniforme originale per eseguire il ritratto, perché il generale non si prestava. Qui invece Macron si presta eccome.  Ad alcuni piacerà, altri lo troveranno un penoso esempio di narcisismo machista. Ma qui risiede la nostra ricchezza: noi possiamo parlarne, possiamo riderne o ridicolizzare questi scatti in parodia. Lo possiamo fare perché siamo in democrazia. Che gusto! Che bellezza! Che libertà! 

Damiano Michieletto


 

L’istantanea delle teorie cospiratorie farlocche
Si dice sia rivolta a Putin l’immagine del Macron pugilatore, con bicipite turgido e sguardo gajardo in un bianco e nero drammatico neorealista da “Rocco e i suoi fratelli”. O forse è invece rivolta al senatore di Fratelli d’Italia Roberto Menia, secondo cui Macron “si dimostra piuttosto femmineo di solito”. Tutto questo mentre l’Italia ha la prima premier donna della sua storia (che però si fa chiamare “il” presidente). E’ chiaro che il rapporto tra destra e mascolinità è centrale, di qua e di là. Da noi (forse perché esibirsi in guantoni, e magari a torso nudo, evocherebbe brutti ricordi), si ricorre piuttosto alle armi, col camerata Pozzolo che sparacchiava alla ormai celebre festicciola biellese. Però lì cominciano i dubbi: non con un mitra, un fucile, un AK-47 come si vorrebbe, ha sparacchiato, no, con una pistolina chiaramente da borsetta, da signora. Ma già “a voi la pistola piace nel cu*o”, hanno risposto sempre fratellini d’Italia allo studente “de sinistra” del liceo Righi della capitale che ha mimato l’arma in un gesto di antigoverno. Sempre là vanno a parare, questi, e non serve scomodare Freud, ma piuttosto: sarà reale o sarà artefatta, la foto macroniana? Perché qui non si capisce più niente, signora mia; è questo ormai il vero tema, tra la futura regina d’Inghilterra con le immagini sospette, e l’altro grande caso che scuote le coscienze e che di nuovo riguarda Macron, sull’essere la sua signora invece un maschio, come indica l’ultima moda complottistica. Però il candidato indichi, a questo punto, su un asse X i paesi europei più in prima linea nel dare addosso a Putin, e su quello Y la nazionalità dei personaggi più investiti dalle teorie cospiratorie farlocche (certo, Putin è avvantaggiato, perché quanti dell’87 per cento che l’hanno votato avranno una buona connessione per visionare eventuali meme di lui nato donna oppure defunto? Vabbè). 
Michele Masneri


  

Jung spiega la foto di Macron

Rispetto alla foto di Macron, caro Cerasa, mi chiedo: ma questo ha la faccia di uno che vuole mandare i soldati in Ucraina?  E soprattutto, la foto è un fake generato dall’IA, o una foto vera? Anyway. Se non fosse per le labbra sottili  a un primo sguardo verrebbe in mente un Jean-Paul Belmondo anni 60 con tutto il côté machista e sentimentale da bulli e pupe. Siamo lontani dall’iconografia rozza e vincente di un De Niro in “Toro scatenato” ed è difficile pensare a Macron come l’eroe di una epopea che all’epoca, si pensi a “Rocky”, incarnava il sogno americano. Qui siamo più dalle parti degli eroi tragici e perdenti del cinema italiano. Ma c’è anche nell’espressione di Macron, nel suo volto pulito, nell’assenza di ferite ed ematomi, tutto un immaginario da palestra: il ricco signore che va a sudare e allenarsi in palestra per perdere peso, farsi una doccia e arrivare smagliante a corte. Nell’impegno con cui “Le président” prende a pugni il sacco vedo  una intenzione pacatamente sadica, come un di più di aggressività, a coprire una dolcezza di modi che appartiene al suo patrimonio genetico e alla sua estrazione sociale.  Ma  torniamo alla domanda iniziale: questo ha la faccia di chi si appresta a difendere l’Ucraina? E’ evidente che il lato femmineo è pienamente in luce nella psiche di Macron. Non ha bisogno di mostrarlo perché c’è, non è la sua ombra rimossa. Macron è per certi versi il puer con un senso grandioso della propria missione che lui cerca di far coincidere con la grandeur di un’intera nazione. Nel sopracciglio inarcato, nelle rughe sulla fronte, nello sguardo fisso sull’obiettivo, nel muscolo teso del braccio, c’è una volontà di potenza leggermente teatralizzata, forse troppo esibita per essere vera e profonda. Ma noi, puer effeminati e leziosi, siamo comunque con lui. Perché c’è dell’irrazionalità in tutte le azioni umane. Attenzione, però, il rischio del sé grandioso è, come avrebbe forse detto Jung, l’affiorare di un sé schifoso.
Paolo Repetti

 

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