minacce per l'economia

La crisi nel Mar Rosso non ha (ancora) effetti sui prezzi. Un'analisi

Mariarosaria Marchesano

Da settimane si dice che le tensioni geopolitiche dovute agli attacchi degli houthi comportano il rischio di un aumento dell'inflazione. Uno studio del colosso assicurativo Coface ridimensiona drasticamente il pericolo

Da settimane si dice che le tensioni geopolitiche del Mar Rosso rappresentano una minaccia per l’economia poiché attraverso il Canale di Suez passa il 12 per cento del commercio mondiale e il 30 per cento del traffico dei container. E che il rischio maggiore è quello di un aumento dell’inflazione dovuto al rincaro dei costi delle navi che, per sfuggire agli attacchi degli houthi, sono costrette a circumnavigare l’Africa allungando di 10 giorni il viaggio per approdare nei porti europei. Ma di quanto esattamente potrebbe aumentare l’inflazione? Un’analisi di Coface, il colosso internazionale dell’assicurazione dei crediti per le imprese, ridimensiona drasticamente il pericolo spiegando che nonostante gli aumenti delle tariffe di trasporto, più che raddoppiate in partenza da Shanghai e addirittura triplicate sul alcune rotte verso l’Europa, i prezzi sono ancora mediamente inferiori ai livelli record raggiunti a inizio 2022 per effetto della crisi pandemica e delle interruzioni delle catene di approvvigionamento.

 

“Per ora”, dice Ernesto De Martinis, ceo di Coface Italia e responsabile delle strategie nella regione del Mediterraneo e Africa, “riteniamo che l’impatto inflazionistico sarà contenuto nell’ordine di 0,1 punti di inflazione a livello globale e 0,2 punti in Europa. E non sembra tale da incidere sullo scenario centrale”. Per De Martinis, l’effetto più pesante della crisi del Mar Rosso è piuttosto un altro e si farà sentire sul tessuto produttivo: “Il 2024  riveste un’importanza decisiva, per l’Europa e l’Italia, ma il contesto, per i prossimi mesi resta ancora incerto. Soprattutto nella prima parte dell’anno si prevede una situazione di quasi stagnazione. E questo scenario si traduce per le imprese, nell’ambito di un quadro generale  complesso, in un rischio di accelerazione delle insolvenze”.

 

Insomma, è vero che stanno aumentando i costi dei viaggi delle navi (compresi quelli di assicurazione) ma la trasmissione alle merci e ai prodotti finali (e quindi ai consumatori) è minima, almeno per adesso, mentre l’escalation in medio oriente non fa che aumentare l’incertezza di un quadro macro già in fase di rallentamento. Un’analisi, quella di Coface, che se confermata nei prossimi dati, potrebbe sostenere le ragioni di chi auspica un allentamento della politica monetaria da parte della Bce: se, infatti, la crisi di Suez non produce inflazione ma stagnazione economica, se non recessione,  la strada più opportuna da intraprendere per la Banca centrale sarebbe quella della riduzione dei tassi. Questo è, ad esempio, quanto auspicano da tempo i mercati, con aspettative finanche troppo ottimistiche, mentre la Bce non considera terminata la lotta all’inflazione e di conseguenza non vede la riduzione del costo del denaro come un’opzione nel breve termine.

 

Di recente, però, il capo economista dell’Eurotower, Philip Lane, ha lasciato intravedere uno spiraglio ammettendo che gli effetti della crisi del Mar Rosso per adesso non si vedono sull’inflazione. Si vedrà nella prossima riunione di marzo della Banca centrale se il persistere delle tensioni avrà prodotto effetti visibili nei dati che possono incoraggiare un cambiamento della traiettoria dei tassi. “Nonostante il calo nel 2023 e un trend a breve termine piuttosto rassicurante”, osserva il ceo di Coface, “l’inflazione di fondo è ancora il doppio dell’obiettivo delle Banche centrali nella maggior parte delle aree monetarie avanzate. La sfida per il 2024 è vedere se la stretta monetaria in atto da oltre 18 mesi basterà per percorrere l’ultimo miglio e riportare l’inflazione al 2 per cento. E a mantenerla a quel livello”. Nel frattempo, assicura il gruppo assicurativo, il livello del rischio geopolitico per le imprese sta salendo grazie anche alle oltre 60 elezioni nazionali, presidenziali e legislative, previste per quest’anno.

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